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Allevatori e agricoltori in piazza contro il caro bollette

Ettore Prandini Ettore Prandini Foto © AGR
Dal Nord al Sud, allevatori e agricoltori scendono in piazza in una trentina di città italiane per protestare contro il caro bollette.

Una mobilitazione generale organizzata da Coldiretti contro l’aumento dei prezzi per le famiglie, mentre i compensi riconosciuti ai produttori di cibo non riescono nemmeno a coprire i costi. Sembra un paradosso, ma è così perché, se è vero che il caro energia e l’iper-valutazione delle materie prime colpisce tutti i settori economici, è altrettanto vero che zavorra le imprese agricole più delle altre, anche perché qui i margini sono talmente tanto bassi che basta poco ad eroderli.

La realtà, denuncia Coldiretti, è che per potersi permettere un caffè al bar, gli allevatori devono mungere 3 litri di latte pagati solo qualche decina di centesimi alla stalla, ben al di sotto dei costi di produzione. Questo considerando che gli aumenti vanno dal 70% per l’energia con picchi del 110%, al 40% per l’alimentazione degli animali. Una situazione diffusa a macchia d’olio che mette a repentaglio la qualità italiana, già a rischio dallo scontro sul Prosek, la menzione tradizionale per il vino che la Croazia vorrebbe vedere riconosciuta e che è arrivata in plenaria al Parlamento Europeo per la decisione finale, che si prospetta già con tempi molto lunghi.

Tanto per fare un esempio, i numeri dicono che produrre un litro di latte costa ad un allevatore 46 centesimi, ma se tutto va bene dai caseifici ne prendono 39 o 40, quindi lavorano con una perdita di 6-7 centesimi. Ne perdono invece 43 di centesimi gli agricoltori per un chilo di arance, 46 per le clementine, 18 per le carote e 35 per le cipolle.

E le speculazioni riguardano una buona parte dei prodotti del made in Italy. Infatti, l’aumento del costo dell’energia è solo l’ultimo dei rincari con cui fare i conti. Dalla scorsa estate, oltre ad essere aumentati i cereali del 40% fino ad arrivare nell’ultimo periodo ad un ulteriore aumento del 50%, sono anche aumentati vertiginosamente i costi di plastica e imballaggi.

Questo perché, stando ai dati di un’indagine Coldiretti-Ixe, il 30% degli agricoltori italiani è costretto a ridurre la produzione di cibo a causa dell’esplosione dei costi energetici, mettendo a rischio le forniture alimentari. Rincari in bolletta che si abbattono poi sui costi d produzione come quello per gli imballaggi, con il paradosso che molto spesso costano più del cibo che contengono.

Una situazione preoccupante quella che stanno vivendo tutte le imprese italiane della filiera agroalimentare e non solo, ma che soprattutto ha un impatto ancora più forte sulle realtà più piccole, alle prese con l’inesorabile aumento dei costi di produzione.

“In un periodo storico come questo in cui da due anni imperversa la pandemia, nel momento in cui si può puntare ad uno slancio ecco arrivare i rincari che ci stanno deprimendo”, dichiara Coldiretti. Questa situazione, ha aggiunto, “sta mettendo particolarmente alla prova e molte aziende non ce la faranno”.

La protesta arriva forte in Italia, tant’è che il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, ha inviato una lettera al premier Mario Draghi per chiedere una “corretta ridistribuzione del valore all’interno della filiera”, ma se vuole avere effetti deve raggiungere Bruxelles, come chiede la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini: “il rincaro delle materie prime e le speculazioni sul cibo stanno mettendo in ginocchio gli agricoltori italiani. E’ a rischio – denuncia la Bernini – la stessa sovranità alimentare del Paese. Per questo l’allarme lanciato da Coldiretti deve trovare subito risposte adeguate da parte del Governo. Ma serve anche una mobilitazione a livello comunitario, perché vanno fermati i tentativi in atto di penalizzare le nostre eccellenze alimentari”, conclude la Presidente dei senatori di Forza Italia.

Pubblicato in Attualità