Stampa questa pagina

La Rossa Mimosa Linea Voce Fantasia. Martedì 8 marzo un progetto al femminile delle artiste Monica Catalano e Giorgia Bazzanti

La Rossa Mimosa Linea Voce Fantasia. Martedì 8 marzo un progetto al femminile delle artiste Monica Catalano e Giorgia Bazzanti
Creare bellezza è il lavoro degli artisti.

L'appuntamento è a Roma, martedì 8 marzo 2022 alle 19.00 da Mr. Ibis in Via Luigi Filippo De Magistris 91-93, spazio dedicato alla cultura e all’intrattenimento nel cuore del quartiere Pigneto, con una “interpretazione di brani e disegno dal vivo per un primo studio di un nuovo passo a due".

Così ci parlano dell'atteso evento La Rossa Mimosa le due ideatrici Monica Catalano e Giorgia Bazzanti.

 

A proposito della linea, della voce e della fantasia. Monica, ci parli del progetto “La Rossa mimosa”?

M: La Rossa Mimosa è un'estensione del mio progetto “La Rossa”, il  personaggio che ho creato nel 2015 e che ha esordito tra le pagine del settimanale «Left» nella rubrica conclusiva intitolata Un'altra Storia. Dal 2020, si aggiunge la parola mimosa per la tradizione floreale associata all'8 marzo ed è come diciamo nel titolo un  primo studio, immaginato in modo caloroso e partecipativo che ha l'obiettivo di coinvolgere le persone nell'azione creativa. Azione che si pensa unicamente come spontanea, com'è per i bambini, ma poi da grandi quella spontaneità verrà canalizzata in forme espressive più o meno decodificabili nei diversi contesti culturali. Ecco quindi che la linea diventa un fatto creato attraverso l'uso degli strumenti tecnici professionali, ma non solo. Vogliamo provare ad andare più in profondità e ritenere questa linea come traccia di un pensiero, di una o più visioni delle cose: io prendo la matita e i pennarelli e creo un segno o un disegno in base al rapporto che io stessa faccio col percepito, da quel momento quindi comunico un mio personale pensiero e la linea non è più soltanto fare un segno materiale, ma è appunto un “pensiero-disegno”. È sempre un po’ complicato da spiegare, ma paradossalmente si può fare una linea anche con la voce e questo Giorgia martedì lo dimostrerà. Ultimamente è stato messo in luce da Giuseppe Tornatore nel film Ennio, come Morricone con le sue note abbia creato personaggi e narrazioni cinematografiche che sono divenuti immagini ben precise: Mina, Gianni Morandi, Il buono il brutto e il cattivo - per citarne alcuni - riusciamo a “vederli” proprio grazie ad un arrangiamento sonoro caratterizzante quelle loro precise dimensioni artistiche, per cui ancora prima di vederne la figura noi ce ne formiamo l'immagine attraverso la percezione del suono. Insomma, forse lì non c'è più neanche la distanza tra suono e immagine in quanto andiamo a considerare che il suono è l'immagine, e il suono più puro è quello prodotto dalla voce. Durante l'evento Giorgia si esibirà senza note musicali, solo voce. Senza svelare troppo lascerei la parola a lei, mentre posso dire di me che sento come se stessi per dare una nuova bracciata per riprendere a nuotare in quel mare delle performances dal vivo approcciato nel 2019 nel museo MACRO di Roma, inserendomi nel contesto progettuale dell'allora direttore Giorgio De Finis, quando proposi il coinvolgimento attivo di bambini pittori, di ragazzi danzatori  e di un pubblico numeroso disposti tutti in tre cerchi concentrici interscambiabili per cui il pubblico alla fine dell'azione scenica si trovò racchiuso al centro dell'opera, circoscritto dai giovani artisti. Fu una grande emozione per ognuno di noi e per me questo è il centro della questione: la creatività condivisa che diventa possibilità di tutti! Quello per me fu un iniziale slancio creativo rimasto sospeso, come per tutti noi, dalle obbligate chiusure  dei nostri luoghi di lavoro.

 

Dopo una lunga pandemia finalmente liberi di ritrovarsi e di condividere emozioni.

M: Ora le porte si riaprono e noi facciamo piccoli passi in avanti dentro nostre visioni, pensando sempre a questa forma circolare di movimento che parta dall'artista di professione, impegnato a mettere a disposizione la sua creatività per gli altri che non è mai opera caritatevole, ma si dà perché si genera dal corpo stesso degli artisti. Cosa questa che può confondere i piani di distanza tra la persona che studia e si impegna nel suo lavoro e il personaggio o l'opera che va in qualche modo a diventare durante l'esposizione al pubblico... È una ricerca interessante tutta da approfondire, insieme.

 

Cosa succederà l'8 marzo?

M: Attraverso il gioco dell'arte, la sera dell'8 marzo partiremo dalla storica ricorrenza e, raccogliendo la traccia del pensiero profondo che le donne del passato ci hanno lasciato, cercheremo di dire come il rapporto creativo tra gli esseri umani sia da mettere al centro delle nostre esistenze per una dimensione di vita che non può essere soltanto meccanicistica e autoritaria. Ovviamente questo non lo hanno detto soltanto le donne, ma lo dice una parte interna del genere umano che ci riporta all'immagine di una linea curva, morbida, sinuosa archetipica del corpo femminile, ma che sappiamo appartenere a tutti. Un gioco leggero e nello stesso tempo interrogativo quindi, soprattutto alla luce della distanza che oggi si è improvvisamente accorciata tra noi e il pensiero stesso delle armi di distruzione, per cui non ci torna affatto questa azione piovuta da un “alto” di legittimare gli uomini all'uso degli strumenti fabbricati appositamente per l'eliminazione fisica degli altri. Ecco noi non crediamo che l'uomo sia questo, noi pensiamo che l'uomo come la donna siamo da riportare alla naturale propensione della creatività per la crescita della collettività, alla fantasia, all'immaginazione: io ti immagino, ovvero cerco l'immagine bella di te che tu mi rappresenti attraverso il tuo sguardo, la tua camminata, i tuoi gesti, i sogni che mi racconti, nella ricerca di quel bello che ci caratterizza fin da quando nasciamo.  Noi con un semplice segno e con un semplice giro di Do vogliamo forse dire che il presupposto degli esseri umani è proprio quello di essere per la realizzazione dell'altro, in seguito alla consapevolezza della bellezza di sé stessi che nel rapporto con l'altro si realizza e attraverso l'arte di esprime.

 

Giorgia, sei una cantautrice, sensibile al confronto e ai temi di attualità. Cosa ti lega al progetto?

G: La pandemia è arrivata pochi mesi dopo l’uscita del mio album Non eri prevista. Da lavoratrice dello spettacolo non è stato facile attraversare questi anni eppure, come mi capita spesso, cerco di vedere nei momenti critici uno snodo, una svolta. Non potendo cantare le mie canzoni, ho trovato altre forme di espressione per poter far comunicare il mio album o, meglio, è il mio album che le ha trovate per me. Ho partecipato ad eventi culturali online, ho incontrato tanti studenti per parlare, attraverso un disco, di temi sociali ed attuali. Incontri che hanno arricchito me in primis in un momento che rischiava di portarci ad una aridità interiore, a bloccare slanci e creazioni. E dove, fare rete con altri artisti, è stato prezioso e fonte di ispirazione. Ho aperto il G StudioLab, il mio vocal studio, ho ripreso in mano io per prima ogni sfumatura della voce artistica e riconcepito il palco con una maggiore fisicità, come dialogo, come teatro. Ad ogni riapertura ho avuto modo di fare concerti e posso dire di non essermi mai fermata. Ho come messo insieme i pezzi di un grande puzzle e, in tutti questi contesti diversi tra loro, mi ha molto colpito l’attenzione e il bisogno di ritrovarsi insieme, di condividere uno spazio e sensazioni comuni, la capacità e la voglia di ascoltare con cura e attenzione e di respirare, seppur distanziati, tutta la bellezza, l’arte e la musica a cui non eravamo più abituati. Ne La Rossa Mimosa avrò modo di continuare ad esplorare la potenza della voce anche quando non canta.

 

La vera libertà è nelle parole, senza pregiudizi.

G: Quelle parole e quei colori per me così fondamentali anche quando scrivo o interpreto. Una parola che sa farsi spada o gioco. Sempre libera. Un po’ come i miei ricci rossi!  Quelle parole che includono una dimensione nuova di donna e di uomo, lontano da stereotipi e pregiudizi. La voce è identità, è personalità, è emozione, è comunicazione con noi stessi e con gli altri, è esserci. Uno strumento potente e da conoscere. Strettamente connesso ad ogni nostra variabile psicofisica. La bellezza, la sensibilità, la comunione di intenti e di linguaggi artistici come risposta a questi giorni di notizie che ci riportano giù. L’arte come risposta, con quella funzione catartica che poi ci porta su… dove linea, voce e fantasia si incontrano.

 

Monica Catalano è nata a Roma, dove vive e lavora. Inizia la sua carriera di disegnatrice a fumetti nel 2003 collaborando alla famosa serie disneyana W.I.T.C.H. (The Walt Disney Company Italia) a cui faranno seguito le collaborazioni con Disney USA per libri e fumetti di Principesse Disney e Star Wars. Realizza fumetti per Mattel, Il Giornalino e Claire de Lune éditions, svolge attività didattiche basate sul disegno e la comunicazione visiva. Nel 2015, dalla collaborazione con il settimanale «Left», nasce il suo personaggio La Rossa.

Giorgia Bazzanti è cantante e cantautrice umbra. Vocal coach e direttrice didattica del G StudioLab. Ha studiato canto, pianoforte e teatro, laureandosi poi in Lettere e diplomandosi con il massimo dei voti presso l’Accademia La Voce a Roma. Ha condiviso il palco con grandi nomi della musica italiana, tra i quali Finardi e New Trolls. Ha vinto vari premi ed è stata finalista in concorsi nazionali come Area Sanremo. Cura inoltre progetti musicali e culturali nelle scuole ed è co-direttrice artistica di Musica di Seta, etichetta discografica che si occupa di musica d’autrice. Il suo ultimo album è Non eri prevista, frutto di collaborazioni importanti e prodotto dalla psr factory di Guglielminetti, storico bassista e produttore di De Gregori, con cui la cantautrice collabora da diversi anni.


Info evento: https://m.facebook.com/events/278402331075116

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Arte