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Sindacati: embargo e aumenti dei prezzi non fomentino il caporalato

Sindacati: embargo e aumenti dei prezzi non fomentino il caporalato Photo by Tim Mossholder
Una piaga, quella del caporalato, che attraversa tutta l’Italia: regioni lontane, diverse, ma con lo stesso problema, aggravato dagli effetti sul settore agroalimentare provocati dall’embargo alla Russia e degli aumenti sui prezzi delle materie prime.

Il caporalato incide gravemente, soprattutto, sulle aziende che scelgono di operare con manodopera regolare, in quanto limita di fatto la libera concorrenza con effetti molto negativi sulle attività medesime ed è responsabile anche del degrado delle aree urbane. Bisogna contrastare in tutti i modi questo fenomeno, rendendo il rispetto della legalità la modalità ordinaria di comportamento, capace di attrarre chi lavora nel comparto agricolo.

Stando ai dati presentati dal responsabile del Dipartimento Politiche migratorie di Flai Cgil, Jean-René Bilongo, durante un suo intervento alla conferenza internazionale promossa dalla Pontificia Università Gregoriana di Roma: "sono 180 mila i lavoratori esposti ad accentuata sofferenza, spesso accostabile alla schiavitù, tra migranti e italiani. Molte donne sono vittime di doppio sfruttamento, schiacciate nel lavoro ed abusate sessualmente dai padroni".

“Saranno per l’agricoltura certamente mesi con più difficoltà – ha affermato il segretario generale della Fai Cisl Romagna, Roberto Cangini – ma facciamo sì che queste non diventino terreno fertile per il proliferare del lavoro grigio, o peggio del caporalato”.

Secondo le sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil, sono fondamentali l’attività di prevenzione prevista dalla legge 199 del 2016 e un apposito protocollo regionale contro il caporalato e lo sfruttamento del lavoro in agricoltura e ai meccanismi di ghettizzazione che colpiscono i lavoratori agricoli.

Quale strategia adottare quindi per intervenire contro la pratica del reclutamento e dei trasporti illegali e contro rapporti di lavoro sottopagati? E’ necessario partire innanzitutto dalla comunicazione e dall’informazione, incentivando l’adesione delle aziende agricole alla Rete del lavoro agricolo di qualità ed istituire in tutte le realtà provinciali le sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità.

Importante anche la ricerca condivisa di soluzioni e progetti rispetto alle problematiche legate al trasporto e all’alloggio dei lavoratori agricoli stagionali, favorendo convenzioni tra Comuni, soggetti privati e parti datoriali e l’impiego di immobili demaniali, come quelli confiscati alla criminalità, e nuovi progetti abitativi conformi alle norme di legge, sicurezza e rispettosi dell’ambiente.

Bisogna rendere inutile il ruolo dei caporali e si potrà considerare questo fenomeno realmente sconfitto solo grazie alla presenza di alternative regolari. Ad esempio utilizzando sempre di più la bilateralità territoriale come arma unitaria; supervisionando la terra di mezzo tra domanda e offerta di lavoro; valorizzando le aziende virtuose; formando i lavoratori; mettendo a disposizione alloggi dignitosi ed implementando la rete del trasporto pubblico, utile alle esigenze agricole territoriali.

"Solo uniti – affermano i sindacati – possiamo debellare lo sfruttamento e i meccanismi del lavoro nero che colpisce sempre le fasce più vulnerabili, soprattutto i migranti, alcuni dei quali richiedenti la protezione internazionale. Bisogna rompere il muro di omertà e avere il coraggio di denunciare sempre – concludono – nella consapevolezza che i caporali che offrono lavoro non sono mai spinti da nobili intenzioni ma da speculazione sulla pelle delle persone e delle loro famiglie".

Pubblicato in Attualità