Addio a Juliette Gréco

Juliette Gréco negli anni Cinquanta Juliette Gréco negli anni Cinquanta
È morta a Ramatuelle all’età di novantatré anni la grande cantante e attrice francese.

Nata a Montpellier nel febbraio 1927, di madre bordolese (molto attiva nella resistenza contro i tedeschi) e padre corso di origini italiane, cresce con i nonni materni. Coinvolta nella Resistenza, nel biennio 1944-45 rischia di esser deportata dalle truppe naziste ma riesce a salvarsi.

Nel ’46, dopo che la madre aveva lasciato il Paese per l'Indocina con la Marina francese, si trasferisce a Parigi, nel quartiere di Saint-Germain-des-Prés. Diventa così una convinta bohemienne e viene considerata una sorta di “musa” degli esistenzialisti.

Non ancora ventenne, Juliette Gréco debutta esibendosi come cantante nei caffè parigini di Saint-Germain-des-Prés. Il repertorio delle sue canzoni, in un certo qual modo, è come una sorta di tempo incentrato su versi scritti da autori quali Raymond Queneau (Si tu t'imagines), Jean-Paul Sartre (La Rue des Blancs-Manteaux) e Jacques Prévert (Les feuilles mortes), testi poi messi in musica.

Ormai icona del periodo esistenzialista parigino, esordisce al cinema alla fine degli anni Quaranta ( Aller et retour - 1948 - di Alexandre Astruc, Nel regno dei cieli - 1949 - di Julien Duvivier) e nel  decennio successivo interpreta ruoli simbolici in film come Orfeo (1950) di Jean Cocteau e Eliana e gli uomini (1956) di Jean Renoir.

Nonostante la sua bravura di cantante, il suo carisma e la forte fisicità, non riesce ad imporsi veramente sul grande schermo.

Tuttavia, ciò non le impedirà di offrire ottime performances in film come Il guanto verde (1952) di Rudolph Maté,  Il sole sorgerà ancora (1957) di Henry King, Bonjour tristesse (1958) di Otto Preminger, Terra nuda (1958) di Vincent Sherman, Le radici del cielo (1958) di John Huston, Dramma nello specchio (1960) di Richard Fleischer, Il grosso rischio (1961) di R. Fleischer e Elmo Williams, Il sepolcro d’acqua (1962) di Henri Decoin, Sciarada alla francese (1964) di Michel Boisrond, La capanna dello zio Tom (1965) e Cento dollari d’odio (1966) di Géza von Radvanyi, Le Far-West (1973) di Jacques Brel.

Nel ’67 appare nel ruolo di se stessa nel celebre La notte dei generali (1967) di Anatole Litvak.

Sarà invece la nota serie televisiva francese Belfagor (1965-67), diretta da Claude Barma, a far conoscere il suo charme nell’inquietante ed enigmatico ruolo di Laurence. La notorietà internazionale del personaggio la porterà, circa trentacinque anni dopo, anche ad un’apparizione nel remake cinematografico di Jean-Paul Salomé (Belfagor, il fantasma del Louvre - 2001).

A partire dal 2010 aveva diradato gradualmente la sua attività e nel 2017 si era ritirata a vita privata.

Pubblicato in Musica

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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