Auguri a Joan Baez

Joan Baez negli anni Sessanta Joan Baez negli anni Sessanta
La grande cantautrice ed attivista americana, leggenda della musica folk e non solo, spegne ottanta candeline.

«Here’s to you, Nicola and Bart / rest forever within our hearts / the last and final moments is your / that agony is your triumph» (Joan Baez, Here’s to you)

Nata a Staten Island (New York) nel 1941, sua madre, Joan Bridge, scozzese, è professoressa di letteratura, mentre il padre, Albert Baez, di origine messicana, è studioso di fisica e matematica, e co-inventore del microscopio a raggiX.

Con la famiglia, per via dell’attività del padre nell’assistenza sanitaria e nell’Unesco, si trasferisce con una certa frequenza sia attraverso gli Stati Uniti sia in Europa ed in Medio Oriente. Fin da bambina si avvicina alla musica folk di Pete Seeger, uno fra i più noti folk-singers dell’epoca, imparando a suonare i suoi brani.

Alla fine degli anni Cinquanta è a Boston, dove frequenta l’Università e comincia ad esibirsi al Club 47 Mount Auburn di Cambridge. Poco dopo, insieme ad altri artisti, incide il suo primo disco, Folksingers’ Round Harvard Square.

Il lancio della sua carriera artistica avviene nel ’59 dopo l’incontro con il cantante folk Bob Gibson, il quale la invita ad interpretare dei duetti con lui al Newport Folk Festival.  Ottiene così un contratto con la Vanguard Records con cui, l’anno seguente, incide il suo primo album Joan Baez - raccolta di ballate folk e blues per sola voce e chitarra -, a cui seguirà Joan Baez Vol.2, che, insieme ai successivi dischi dal vivo Joan Baez in concert Part. 1(1962) e Joan Baez in concert Part 2 (1963) diventa Disco d’Oro.

Negli anni Sessanta aumenta la sua notorietà, presenta ai suoi concerti un allora semisconosciuto (e suo coetaneo) Bob Dylan (avevano entrambi marciato con Martin Luther King partecipando alla celebre Marcia su Washington per il lavoro e la libertà - conosciuta anche come Grande marcia su Washington - del 28 agosto 1963, a sostegno dei diritti civili ed economici degli afroamericani) ed ottiene il successo commerciale a partire dal brano There but for Fortune (1966), scritto da Phil Ochs, che entra nella Top Ten inglese. In quegli anni comincia a far uso sempre maggiore della chitarra acustica.

Già a partire dall’inizio degli anni Sessanta era divenuta amica di Martin Luther King (1929-1968),, lo affianca nelle sue iniziative umanitarie per i diritti degli afroamericani (partecipa anche alla marcia da Selma a Montgomery) ed è presente a numerose manifestazioni per i diritti civili. Negli stessi anni si sensibilizza alla questione della guerra in Vietnam e la sua musica sarà sempre più connessa al suo attivismo politico, esprimendo nei suoi concerti la sua disapprovazione per la guerra e per i contributi alle spese militari. Partecipa alle iniziative di rivendicazione dei diritti umani ed a molte cause ambientaliste.

Nel ’65 fonda l’Institute for Study of Nonviolence.

Quattro anni dopo, nel ’69, la sua performance al festival di Woodstock la porterà al successo a livello mondiale. Da allora viene soprannominata “l’usignolo di Woodstock”.

Nel ’71 collabora con Ennio Morricone alla colonna sonora del film Sacco e Vanzetti (diretto da Giuliano Montaldo ed interpretato dai superlativi Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciola), della quale fa parte la celeberrima canzone Here’s to You, dedicata a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, i due attivisti anarchici italiani processati, condannati a morte ed uccisi nel 1927 perché accusati - senza prove concrete - di un omicidio.

Nello stesso anno collabora anche con il compositore Peter Schinkele per la colonna sonora e due canzoni del film di fantascienza 2002: la seconda Odissea di Douglas Trumbull.

A Natale del ’72 si reca in Vietnam del Nord con una delegazione pacifista per reclamare i diritti umani e consegnare regali ai prigionieri di guerra statunitensi. Documenterà tale viaggio con l’album Where Are You Now, My Son? (1973), con un lungo brano per metà cantato e per metà recitato.

L’anno seguente ottiene grande successo con il brano in lingua spagnola di Violeta Para Gracias a la Vida, che fa parte dell’album omonimo con canzoni tradizionali sudamericane, dedicato ai cileni ed alla memoria di Salvator Allende (1908-1973).

L’album più venduto è Diamonds&Rust (1975), racconto della sua storia con Bob Dylan; seguono Gulf Winds (1976), interamente scritto da lei, Blowin’ Away (1977) e Honest Lullaby (1979).

Nel 1980 riceve la laurea honoris cause della Antioch e Rutgers University per il suo attivismo politico e per “l’universalità della sua musica”.

Negli anni Ottanta intensifica la sua attività a sostegno delle cause civili e dei diritti umani tenendo concerti pacifisti ed a finalità umanitarie in vari Paesi, in Israele e nella Striscia di Gaza.

Nel 1988 realizza il tour Three Voices insieme alla cantante attivista argentina Mercedes Sosa ed al cantautore tedesco Konstantin Weckerin, in cui interpreta anche il brano di Sting Ellas danzan solas, dedicato alle donne vittime del regime cileno, ed il già citato Gracias a la vida.

In Italia, a Modena, nel 1989, con Francesco De Gregori e Tracy Chapman, partecipa ad un concerto a favore di un fondo per la costruzione di un ospedale in Armenia, e, nello stesso anno, partecipa ad un festival musicale in Cecoslovacchia, il Bratislavská lýra, dove conosce il futuro leader Václav Havel, il quale la considererà l’ispiratrice per la cosiddetta Rivoluzione di velluto.

Nel frattempo incide altri due album: Speaking of Dreams (1989), Brothers in Arms (1991), seguiti da Play me Backwards (1992), passando ad una nuova casa discografica, la Vanguard Record, che pubblica nuovamente i sui primi tredici album con suono digitale e delle bonus track inedite.

Nel ’93 si reca in Bosnia Erzegovina. Sarà la prima artisti ad esibirsi a Sarajevo dall’inizio della guerra civile.

Alla fine degli anni Novanta Spike Lee utilizza la cover di Joan Baez del ’64 del brano del cognato Richard Fariña Birmingham Sunday, come sigla del suo film 4 Little Girls (1997)

Nel 2003, con migliaia di persone, partecipa alle proteste contro l’invasione dell’Iraq, come aveva già fatto dodici anni avanti, nel ’91, per la guerra del Golfo.

Nel 2005, nel corso del Burning Man Festival canta Amazing Grace come tributo alle vittime dell’uragano Katrina.

Attiva da molti anni in numerose cause ambientaliste, nel 2006 va a vivere su una sequoia altissima, con Julia Butterfly Hill, la quale sta protestando contro l’abbattimento di un parco e relativo sfratto degli abitanti, e che al riguardo scriverà il libro The legacy of Luna - La ragazza sull’albero.

Nel 2008 riceve il Grammy Lifetime Achievement Award. Nel luglio dello stesso anno, in piazza San Marco a Venezia, si esibisce con Vinicio Capossela nell’evento Live for Emergency, e tre mesi dopo presenta il nuovo album Day After Tomorrow, prodotto da Steve Earle, il suo maggiore successo commerciale dalla fine degli anni Settanta.

Seguono le raccolte Play Me Backwards Collectors Edition (2011), Diamantes (2014), 75th Birthday celebration (2016), Whistle Down the Wind (2018).

 

Il nome di Joan Baez appare anche nella sezione “Ringraziamenti speciali” di Fahrenheit 9/11 (2002) di Michael Moore. Come "risposta", l’anno seguente J. Baez ha dedicato a M. Moore l’album Dark Chords on a Big Guitar.

Pubblicato in Musica

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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