25 anni senza l'indimenticabile Mia Martini

Mia Martini nel 1975 Mia Martini nel 1975 Foto di Carlo Riccardi © Archivio Riccardi
Mia Martini diceva spesso: «Sono nata a Bagnara, pur se la mia vita è stata girovaga, non ho mai pensato di appartenere ad altre regioni. Sono una calabrese purosangue». Oggi, a 25 anni di distanza, il suo ricordo è vivo più che mai. Non solo nella sua città natale.

Voce tra le più raffinate del panorama musicale italiano, Mia Martini - Mia come Mia Farrow, l'attrice preferita della cantante, e Martini perché uno dei nomi italiani più diffusi all’estero -, al secolo Domenica Rita Adriana Bertè, per tutti “Mimì”, è stata interprete sensibile e amatissima. GUARDA LE FOTO SU ARCHIVIORICCARDI.IT

Per lei hanno composto autori importanti e con lei hanno voluto cantare grandissimi artisti: Ivano  Fossati, a cui è stata legata anche sentimentalmente, Roberto Murolo, Bruno Lauzi, Enzo Gragnaniello, Franco Califano, Giancarlo Bigazzi e Charles Aznavour, che la volle al suo fianco in numerosi concerti.

Dopo i primi singoli incisi col nome di Mimì Bertè, l’album di esordio della cantautrice è pubblicato nel 1971 dall’etichetta RCA italiana. Il titolo è Oltre la collina e contiene uno dei brani più celebri dell’autrice: Padre davvero.

Da lì in poi il successo inarrestabile. Mia Martini vince per due anni consecutivi il Festivalbar - nel 1972 con Piccolo uomo e nel 1973 con Minuetto, scritta dall’amico Franco Califano - e i suoi dischi vengono distribuiti in tutta Europa fino ad arrivare sul mercato giapponese.

Dopo due operazioni alle corde vocali, dalla seconda metà degli anni Ottanta Mia Martini si allontana gradualmente dal jet set. Riapparirà solo nel 1989 sul palco di Sanremo con l’indimenticabile Almeno tu nell’universo.

In oltre vent’anni di carriera Mimì conquista molteplici riconoscimenti senza però mai riuscire a trionfare al Festival della canzone italiana, dove ottiene appena un secondo posto nel 1992 con Gli uomini non cambiano e per ben tre volte vince il Premio della Critica, che dal 1996 porta il suo nome.

Con la sorella Loredana, Mimì condivide la passione per la musica e nel 1993 portano sul palco dell’Ariston il brano Stiamo come stiamo. Grandissime le collaborazioni in questi anni che regalano capolavori assoluti quali La nevicata del ’56 e Cu'mme.

La carriera di Mimì, come la sua vita sentimentale, è stata ricca e tormentata, segnata da molti contrasti con le etichette discografiche e devastata dalle cattiverie sul malocchio che in molti, soprattutto nel mondo dello spettacolo, sostenevano la cantante portasse.

«La mia vita era diventata impossibile», dichiarerà Mimì. «Qualsiasi cosa facessi era destinata a non avere alcun riscontro e tutte le porte mi si chiudevano in faccia. C’era gente che aveva paura di me, che per esempio rifiutava di partecipare a manifestazioni nelle quali avrei dovuto esserci anch’io. Mi ricordo che un manager mi scongiurò di non partecipare a un festival, perché con me nessuna casa discografica avrebbe mandato i propri artisti. Eravamo ormai arrivati all’assurdo, per cui decisi di ritirarmi».

Mia Martini muore il 12 maggio 1995, a quarantasette anni, nella sua casa di Cardano del Campo, in provincia di Varese. Ma non muore - e non morirà mai - il suo straordinario talento.

In questi giorni la “Sugar Music” di Caterina Caselli, che aveva acquistato i diritti nel 2005, ha lanciato “Fammi sentire bella”, un inedito di Mia Martini scritto da Giancarlo Bigazzi e Angelo Valsiglio. Il brano doveva far parte dell'album Lacrime del 1992 per poi essere sostituito da Gli uomini non cambiano, che Mimì presentò a Sanremo. La morte dell'artista non diede più l’occasione di pubblicare il brano. Fortunatamente il provino piano e voce fatto tra il 1991 e il 1992 non andò perduto, ma fu custodito da Gianna Bigazzi, moglie di Giancarlo - anch’egli prematuramente deceduto -, che aveva con Mimì un rapporto speciale.

Oggi manca Mia Martini, manca l’interprete struggente, la donna sensibile e l’artista autentica. Ma noi continueremo ad amarla come ama, citando Fabrizio De André, «un innamorato totale della sua arte e della sua umanità».


 


 

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