Premio Tenco 2011: un bilancio a caldo.

Il Premio Tenco, anche quest'anno, ha fatto sentire bellissima musica, altissimi contenuti, momenti commoventi in tutte le serate.

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Il Premio Tenco, anche quest'anno, ha fatto sentire bellissima musica, altissimi contenuti, momenti commoventi in tutte le serate. E' viva la commozione per la recente scomparsa di Pepi Morgia. Nella prima serata Vittorio De Scalzi arriva e canta un poesia di Fabrizio De Andrè dedicata all'amico Pepi, scritta da Fabrizio su un tovagliolo dopo un concerto a Vienna: s'intitola Le onde del sonno. Siamo al Tenco. Solo qui possono succedere questi miracoli.

L'esibizione di Marco Parente non infiamma la sala, mentre il duo Iotatatola, al secolo Serena Ganci e Simona Norato, è una bella sorpresa; bella per la presenza e l'originalità dei testi, e bella anche per l'idea musicale di dividere una batteria in due e cantare suonandola, non facile tecnicismo.
Il primo pezzo forte della serata è Cristiano Angelini, Targa Tenco Opera Prima, dimostrazione di come una nuova scuola genovese cantautorale esiste, e il Tenco se n'è accorto da tempo: Max Manfredi, Franco Boggero, Marco Spiccio, Roberta Alloisio e gli altri esponenti continuano a calcare il palco dell'Ariston da parecchi anni.
Il secondo pezzo fortissimo della serata è Vinicio Capossela. A lui la Targa Tenco Album in assoluto. Ancora commozione nel ricordo di Capossela per il cantautore Enzo del Re, scomparso il 6 giugno; quindi Marinai, Profeti e Balene cominciano a percorrere il palcoscenico, e incanto è l'unico termine adatto per descrivere la performance. Capossela tornerà all'Ariston il 2 dicembre con un album che i discografici devono ancora capire, ma che il Tenco, come al solito, ha capito benissimo.

La seconda serata è all'insegna della poesia: Alberto Patrucco canta Brassens a trent'anni dalla morte e novant'anni dalla nascita, mentre Cesare Basile omaggia Ignazio Buttitta, scomparso nel 1997. Alla faccia di chi pensa il Tenco come una cripta sepolta nella polvere, arriva Iosonouncane a cantare Il corpo del reato e La Macarena su Roma, successo ottenuto principalmente in rete e dovuto a un altissimo grado di contaminazione dell'artista, musicale e linguistico; una ristretta fascia di pubblico rimane perplessa dal balzo in avanti, dimostrandosi più conservatrice dei selezionatori.
Carrie Rodriguez colpisce per dinamicità espressiva, muovendosi sul palco con la sua bellezza abbagliante e il suo violino tagliente in grado di catapultare la platea nelle praterie texane; la traduzione dei suoi testi  scorre su due schermi a lato del palco.
Convincono anche i Mariposa per la Koinè musicale e per la bella interpretazione del Prete in automobile di Luigi Tenco.
Anche per la seconda serata arrivano i pezzi forti.
Roberta Alloisio canta Janua, per cui riceve la Targa Tenco dedicata agli interpreti, accompagnata da maestri come Armando Corsi e Marco Fadda, la chitarra e le percussioni protagoniste a teatro dello spettacolo Baccini canta Tenco diretto dal compianto Pepi Morgia.  
Poi arriva sul palco Edoardo Bennato. Pochissimo da dire, difficilissimo riportare il fascino di un artista eterno, che scrive ancora di impegno e che rimane a fare rumore come un ventenne. Difficilissimo anche restare seduti nelle poltrone del teatro.

L'ultima serata si apre con Giorgia del Mese che suona la chitarra e batte il piede sul palco come Carmen Consoli, per scuotere il pubblico appena seduto.
Pubblico che si sveglia tributando delle vere e proprie ovazioni ai Nobraino, che convincono sia nella semantica musicale che in quella teatrale, presentandosi con mascherine bianche sul viso e con il cantante che tenta il suicidio ponendo la testa sul carrello del proscenio e attendendo la telecamera di Rai 5 per la decapitazione.
Quindi i passi eleganti di Paolo Benvegnù con esibizione in contemporanea alle dimissioni di Berlusconi, seguitissime nei celluari collegati in rete dentro l'Ariston; e di Piccola Bottega Baltazar, con un altro bell'omaggio a Brassens,  una traduzione in dialetto veneto di La Marinette.
I pezzi forti dell'ultima serata sono tre.
Il primo è Jaromir Nohavica, Premio al Cantautore: dalla Repubblica Ceca all'Italia, una voce dissidente, un contenuto letterario così devastante da lasciare a bocca aperta il pubblico; con lui sul palco Alessio Lega, già premiato con la Targa Tenco Opera Prima per il suo album Resistenza e Amore.
Il secondo pezzo fortissimo è Mauro Pagani: la sua esibizione è una parentesi di quarant'anni di storia musicale, italiana e internazionale, in cui il suo contributo è stato fondamentale, anche nell'indirizzare verso nuove tendenze mondiali, come la world music di Peter Gabriel che nel 1984 si proponeva già in Crệuza De Mà e quando la suona Pagani l'Ariston esplode.
Il terzo pezzo forte è Luciano Ligabue. Premio al Cantautore. Meritatissimo. Si è già detto di tutto al riguardo. Una delle cose più stupide è l'opinione che sia stato premiato più il personaggio che il cantautore. Ma questa supposizione non può essere condivisa da chi ha assistito alla realtà dell'esibizione. Non è solo una questione di set acustico, da parte di chi nei teatri ha suonato tanto e sa suonare bene. E' una questione di ispirazione. Ligabue parla di un fatto di cronaca che l'ha colpito: uno squilibrato con la maschera da Joker entra in un asilo e uccide due bambini e un'insegnante. Il punto di vista della canzone è quello del bambino. La canzone si chiama Quando mi vieni a prendere, contenuta  nell'ultimo album Arrivederci mostro. Questa cosa a me ricorda molto Fabrizio De Andrè Si parla di testi e di musica. I personaggi non hanno nulla a che fare con questo discorso.

Ci sarebbero da dire ancora tante cose. Su Peppe Voltarelli, “tappabuchi” tra un'esibizione e l'altra, artista con una notevole storia alle spalle e grandissimo intrattenitore, in grado di allietare e fare riflettere il pubblico dell'Ariston nelle tre serate. Ci sarebbe da dire sugli incontri, che comunque si sono riusciti a fare, coordinati da Enrico De Angelis e riassunti in solo pomeriggio ricco di avvenimenti: il ricordo di Amilcare Rambaldi in video e nel doppio cd Ciao Ragazzo; un altro doppio cd Sulle labbra di un altro dedicato a Luigi Tenco.
In conclusione, la sensazione è che si sia riusciti, pur con molta fatica, a presentare tra tante difficoltà una manifestazione che non può morire.
E invece di parlare di clima da fine partita, tutti quelli che scrivono dovrebbero rimboccarsi le maniche per capire come dare una mano. Come nell'alluvione che da poco ha colpito la Liguria; se non si raccolgono le macerie della pioggia d'indifferenza istituzionale, tra poco non ci sarà più nulla da scrivere.

Eugenio Ripepi

Foto © Luca Stardero

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