Un ricordo di Fabrizio De André nell’anniversario della sua nascita

Fabrizio De André negli anni Settanta Fabrizio De André negli anni Settanta
Il grande cantautore genovese avrebbe ottant’anni.

«Pensavo: è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra» (Fabrizio De André, Amico fragile)

«Lessi Croce, l’Estetica, dove dice che tutti gli italiani fino a diciotto anni possono diventare poeti. Dopo i diciotto chi continua a scrivere poesie o è un poeta vero o è un cretino. Io poeta vero non lo ero. Cretino neppure. Ho scelto la via di mezzo: cantante» (F. De André)

«Nel testo di Una storia sbagliata rievoco la tragica vicenda di Pier Paolo Pasolini. È una canzone su commissione, forse l’unica che mi è stata commissionata. Mi fu chiesta come sigla per due documentari-inchiesta sulle morti di Pasolini e Wilma Montesi» (F. De André)

«Non doveva andarsene, non doveva. È stato il più grande poeta che abbiamo mai avuto» (Fernanda Pivano)

Nato a Genova nel 1940, dopo gli studi classici nella sua città, comincia a suonare la chitarra in un gruppo jazz, entrando nello stesso tempo in contatto con Luigi Tenco, Gino Paoli ed altri, con i quali, all’inizio degli anni Sessanta, contribuisce a delineare la cosiddetta scuola genovese. In una prima fase evita di esibirsi in pubblico, preferendo rivolgersi, con la sua produzione discografica, a un uditorio selezionato, in grado di apprezzare la delicata ispirazione e gli umori polemici delle sue ballate.

Dopo l'esordio con Nuvole barocche (1958) ed il primo importante successo con La canzone di Marinella (1962), la sua intera produzione sarà contraddistinta da costanti riferimenti alla storia sociale e politica del Paese, ma anche da colti riferimenti letterari: l’album Tutti morimmo a stento (1968) è ispirato alla poetica di François Villon (1431-1463) e quello de La buona novella (1970) ai Vangeli apocrifi, mentre Non al denaro non all'amore né al cielo (1971) è composto sui testi dell'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Maters (1868-1950).

La denuncia delle ingiustizie, dell’ipocrisia del potere, della guerra, le vicende delle minoranze emarginate e perseguitate, i destini collettivi dei popoli rom, dei nativi americani, dei palestinesi, così come una vasta galleria di singoli personaggi rappresentano il fulcro di tali opere e di molte altre.

La morte, cantata nelle sue varie accezioni, rappresenta un altro tema ricorrente (su tutte la bellissima Inverno - 1969). Le strutture musicali sono sempre subordinate alla resa del testo: irregolarità metriche e libertà poetiche di ogni genere portano ad un linguaggio musicale e un supporto strumentale versatile, non invadente, in grado di lasciar spazio alle peculiari qualità interpretative della sua voce, molto ricca soprattutto nel registro grave. I riferimenti musicali si estendono dal classico al folk, con poche concessioni ai tratti tipici del rock; dai modelli folclorici e dal blues, così come dalla musica medievale e rinascimentale, De André ricava le armonie prevalentemente modali che contraddistinguono molti fra i suoi brani.

Alla fine di agosto del 1979 la sua vita viene scossa da un drammatico avvenimento: il rapimento suo e della sua compagna Dori Ghezzi in Sardegna ad opera dell'anonima sequestri, che li rilascerà dietro pagamento di un riscatto solo quattro mesi dopo. 

Un intenso ricorso al dialetto (genovese, sardo, napoletano) sono caratterizzati i suoi ultimi tre album (Creuza de mä - 1984 -, Le nuvole - 1990 -, e Anime salve - 1996), che hanno visto la collaborazione di Mauro Pagani ed Ivano Fossati.

Ha inoltre creato interessanti versioni italiane di alcune canzoni di Georges Brassens (Il gorilla, Marcia nuziale, Delitto di paese) e tradotto brani di Bob Dylan e di Larry Cohen. È stato autore (insieme ad Alessandro Gennari) del romanzo Un destino ridicolo (1996).

Fabrizio De André muore a Milano nel gennaio 1999, circa un mese prima del suo cinquantanovesimo compleanno.

Nel 2016 è stato pubblicato il testo Sotto le ciglia chissà, raccolta di appunti e riflessioni che rappresentano un diario privato del cantautore, mentre, due anni dopo, la fondazione “Fabrizio De André” ha curato la pubblicazione del volume Anche le parole sono nomadi, in cui viene raccolta una selezione di testi delle sue canzoni.

Pubblicato in Musica

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


 


 

Agrpress

AgrPress è una testata online, registrata al Tribunale di Roma nel 2011, frutto dell’impegno collettivo di giornalisti, fotografi, videomakers, artisti, curatori, ma anche professionisti di diverse discipline che mettono a disposizione il loro lavoro per la realizzazione di questo spazio di informazione e approfondimento libero, autonomo e gratuito.