A Boston la prima “Banca delle feci“

A Boston la prima “Banca delle feci“
La batterioterapia fecale, o trapianto fecale, per ripristinare l'ecologia microbica e l'omeostasi del colon. Istituita a Boston la prima “Banca delle feci“.

È pensiero comune, quello che vede l’Uomo  sollevarsi al di sopra di tutte le altre specie viventi che popolano il pianeta,  espressione immanente dello spirito che è alla base dell'Universo. Questa visione antropocentrica, dagli orizzonti microscopici, può essere facilmente intaccata proprio a livello di questi ordini di grandezza. In pochi probabilmente infatti sanno che il 90% delle cellule presenti nel corpo umano sono batteri, microrganismi che vivono nell'intestino, sulla pelle, nelle vie urinarie e sulle mucose in generale. Questi influenzano in maniera tangibile la nostra vita. Particolarmente importante, è il microbiota, ovvero la flora batterica che popola il tratto gastro-intestinale umano, costituito da microrganismi autoctoni residenti, non transienti, che costituiscono una famiglia di migliaia di miliardi di elementi, circa 6 volte il totale delle cellule che costituiscono il corpo umano (arrivano a pesare nella loro totalità 1,5Kg!).

Questi sono dei veri e propri simbionti, che sostengono e promuovono importanti funzioni intestinali, producendo enzimi per i processi digestivi, sintetizzando vitaminte (K e del gruppo B), producendo acidi grassi a catena corta utili all’epitelio del colon, regolando il pH intestinale, la sua motilità, e soprattutto costituendo una barriera contro l’invasione di batteri patogeni. Sono dunque strettamente correlati allo stato di salute, che può essere alterato da un’alterazione della composizione microbiotica (disbiosi), causata dall’alimentazione scorretta, consumo di alcolici, infezioni e malattie, interventi chirurgici e l’età avanzata. Le conseguenze sono cattiva digestione, suscettibilità alle infezioni, stanchezza, infiammazioni, diarree. Una delle disbiosi che vede infettate dalle 10 alle 12 milioni di persone l’anno negli USA, è quella legata al batterio Clostridium Difficile, un normale batterio commensale popolante l’intestino, che risulta essere molto resistente agli antibiotici, e che pertanto va incontro a proliferazione incontrollata quando, ad esempio, terapie antibiotiche aggressive vanno ad uccidere molti degli altri batteri costituenti il microbiota. La tossina prodotta dal batterio, va a causare una grave infiammazione con conseguente diarrea profusa, che può essere curata attraverso una terapia antibiotica alternativa o l’utilizzo di fermenti lattici. Nei casi peggiori l’infiammazione può trasformarsi in una colite pseudomembranosa, il quadro clinico più grave e relativamente raro di una più diffusa patologia causata dall'uso di antibiotici.

Una delle terapie più utilizzate in soggetti affetti da colite pseudomembranosa sostenuta dal Clostridium, è un trattamento medico non farmacologico chiamato batterioterapia fecale, o trapianto fecale. Obiettivo di questa innovativa terapia è quello di ripristinare l'ecologia microbica e l'omeostasi del colon, reintroducendo un microbiota umano sano (equilibrato), prelevato da feci di un donatore, attraverso due possibili procedimenti. A tal scopo il prestigioso MIT di Boston, istituto di ricerca scientifica statunitense, ha istituito una “Banca delle feci“, la prima al mondo, dove è possibile donare i propri escrementi. Dopo la raccolta, il campione di feci viene lavorato e preparato in un laboratorio clinico sotto forma di una sospensione liquida, che viene successivamente instillata nella tratto gastrointestinale superiore attraverso un sondino nasogastrico che risale fino a livello del cieco, oppure, attraverso 5-10 giorni di trattamento con clisteri, metodi che possono essere combinati per ottenere il miglior risultato. Più recentemente, è stata ideata una nuova strategia terapeutica in cui il campione viene estratto con soluzione salina e filtrato. Il filtrato è liofilizzato e il solido risultante viene racchiuso in capsule gastroresistenti che verranno somministrate al paziente.

Queste tecniche estremamente moderne, alla maggior parte delle persone risultano essere totalmente sconosciute, e pertanto suscitano stupore, eppure è curioso notare come esse  ricalchino antichi rimedi usati da molte popolazioni, come ad esempio i beduini, che per guarire la dissenteria batterica raccomandavano il consumo di feci fresche di cammello. Ciò è una testimonianza di quanto sia importante dare uno sguardo al passato per trovare risposta ai problemi futuri, anche in ambito medico, soprattutto apprendendo che l'efficacia di queste metodiche nel prevenire le recidive della colite pseudomembranosa, è stimata attorno a 90%, e che studi di confronto, mostrano la superiorità della batterio terapia fecale rispetto a quella antibiotica. Tuttavia i medici suggeriscono cautela, evidenziando i numerosi aspetti da attenzionare, strettamente correlati all’importanza della flora batterica nei processi fisiologici, nel metabolismo e nella risposta immunitaria. Una prima controindicazione è infatti nata questo febbraio, quando una gastroenterologa, del Miriam Hospital di Providence, ha riportato il caso di una paziente che sembra esser diventata obesa dopo esser stata sopposta al trattamento.

Pubblicato in Scienza

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