Google verso i nuovi orizzonti: un velocissimo pendolare dello spazio dà una sbirciatina a Plutone

Google verso i nuovi orizzonti: un velocissimo pendolare dello spazio dà una sbirciatina a Plutone
Il doodle del 14 luglio celebra la sonda spaziale “New Horizons”, che alle 13:49 (ora italiana) darà una rapida “sbirciatina” a Plutone. Sul pianeta è possibile vedere la famosa macchia a forma di cuore.

Google celebra il sorvolo ravvicinato (fly-by) della sonda New Horizons, che incontrerà Plutone il 14 luglio, dopo aver percorso 5 miliardi di chilometri in un arco di tempo superiore ai 9 anni. Lo fa grazie al doodle quotidiano, la classica immagine che compare nella sua homepage al di sopra della barra di ricerca. Ma in questo caso il doodle, più che commemorativo, sembra essere un buon auspicio, poiché la sonda corre molti rischi durante il suo rapido avvicinamento al pianeta nano, e ciò sta destando una certa dose di ansia, soprattutto tra gli addetti ai lavori.

“Per prima volta la Terra ha la possibilità di dare una rapida e vicina sbirciatina a Plutone, una palla di roccia e ghiaccio orbitante ai confini del sistema solare” scrive ironicamente il team di Google introducendo il doodle dedicato alla missione spaziale firmata NASA. La New Horizons è una piccolissima sonda spaziale (pesa solo 478 Kg), progettata appositamente per sfruttare al massimo la spinta del razzo Atlas V che il nel 2006 l’ha lanciata verso i confini del sistema solare.

Si tratterà di un sorvolo ravvicinato rapidissimo: grazie anche all’effetto fionda ottenuto dalla spinta gravitazionale di Giove ha raggiunto la velocità massima di 58.000 Km all’ora. Si tratta di “un pendolare” dello spazio, scrive ancora il team di Google.

Il doodle del 14 luglio, creato da Kevin Laughlin, è un’animazione che ben rappresenta il rapido passaggio della New Horizons vicino a Plutone. Nell’immagine stilizzata del pianeta è possibile anche intravedere una macchia più chiara a forma di cuore; si tratta di un riferimento ad un’ormai famosissima immagine diffusa dalla NASA, ottenuta grazie ai dati inviati sulla Terra dal veloce pendolare dello spazio.

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Pubblicato in Scienza

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