L’illuminazione artificiale provoca una riduzione del sonno

L’illuminazione artificiale provoca una riduzione del sonno
Una ricerca “sul campo” dimostra che poter disporre di elettricità e di illuminazione artificiale compromette il nostro ritmo di sonno-veglia e provoca una riduzione delle ore trascorse a dormire ogni notte.

In passato la ricerca scientifica ha già dimostrato, attraverso studi sperimentali di laboratorio, che la presenza o meno di illuminazione artificiale può interferire con i naturali ritmi circadiani (i ritmi giornalieri naturali del nostro organismo biologico), tra i quali il ciclo sonno-veglia.

Ora una nuova ricerca, condotta tra il 2012 e il 2013, e pubblicata recentemente sul Journal of Biological Rhythms, dimostra in un contesto ecologico che il poter disporre di elettricità ha un impatto sull’ ammontare complessivo di ore di sonno che un essere umano spende ogni notte. “I risultati dei nostri studi confermano gli studi di laboratorio dove i ricercatori manipolano determinate caratteristiche della luce” afferma  Horacio de la Iglesia, leader del gruppo di ricerca e professore di biologia della University of Washington.

Per dimostrare ciò sono state confrontate due comunità tradizionali che vivono di caccia e di raccolto, situate nella regione nord-est dell’argentina a 50 km di distanza l’una dall’altra. Entrambe le comunità hanno un  background etnico e socioculturale simile, ma differiscono su un aspetto importante ai fini dello studio in questione: la disponibilità di elettricità. Una comunità aveva accesso all’illuminazione artificiale 24 ore su 24 e poteva spegnere le luci a proprio piacimento, mentre la seconda, non disponendo di elettricità, viveva in base alla sola luce naturale.

Per mantenere un contesto di ricerca quanto più ecologico possibile, e non interferire con al vita quotidiana di entrambe le comunità, i ricercatori hanno fatto visita ad entramde le  popolazioni una settimana d’inverno e una d’estate, ed hanno applicato un braccialetto da polso ai partecipanti per monitorare la loro attività. Il dispositivo collocato sul polso può tracciare lievi cambiamenti del movimenti: un polso fermo per un lungo tempo indica che la persona sta dormendo. Per convalidare i dati ottenuti con il braccialetto i partecipanti hanno anche scritto un diario, dove hanno registrato tutte le volte che andavano a dormire o che si svegliavano, o se facevano un sonnellino durante il giorno.

La comunità che poteva avere accesso all’elettricità  dormiva mediamente un’ora di meno rispetto a quella che non disponeva di illuminazione artificiale. La possibilità di accendere le luci e andare a dormire più tardi faceva la differenza. Iglesia afferma che  tale risultato, cioè notti più brevi, possa essere “un esempio di come i nostri antenati hanno modificato il loro sonno non appena i mezzi di sussistenza sono cambiati e l’elettricità è stata disponibile”. Lo studio potrebbe rappresentare “ciò che è successo all’umanità evolvendosi dalla caccia e dal raccolto fino all’agricoltura e alle società industriali”, aggiunge il professore, e specifica  che tali risultati sono solo un’approsimazione per difetto di cosa potremmo osservare in una società altamente industrializzata, dove la “disponibilità di elettricità ha tremendamente compromesso il nostro sonno”.

Dal momento che questa ricerca, svolto in un contesto “naturale” ed ecologico, conferma le ricerche di laboratorio, lo stesso team sta progettando di tornare nelle due comunità con un nuovo studio, per stabilire se la riduzione del sonno dovute alla presenza o meno di illuminazione artificiale sia accompagnato anche da variazioni biologiche quali il livello di melatonina (molecola ritenuta implicata nel ciclo sonno-veglia).

Fonte: University of Washington

 

Pubblicato in Scienza

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