L'anoressia dipende da uno stress provato dalla madre durante la gravidanza

L'anoressia dipende da uno stress provato dalla madre durante la gravidanza
È stato compiuto un altro passo per capire la relazione tra la tendenza a sviluppare anoressia e la presenza di un elevato livello di stress nella madre durante la gravidanza.

Un nuovo studio condotto da alcuni ricercatori della statunitense Johns Hopkins University conduce ad un ulteriore passo verso la comprensione della tendenza all’anoressia: una specifica combinazione di stress, personalità e fattori ambientali potrebbe contribuire al comportamento anoressico. Secondo Gretha Boersma, leader del gruppo di ricerca, ciò aprirebbe la strada verso lo sviluppo di un trattamento individualizzato per questo disturbo dell’alimentazione.

Per creare una situazione simile a quella dell’anoressia negli umani, i ricercatori hanno preparato un esperimento nel quale un gruppo di femmine di ratto in gravidanza sono state inserite in un contesto moderatamente stressante, a causa della presenza di disturbi ambientali. Successivamente, per la prole che ne è nata, sono state imitate alcune delle caratteristiche fisiologiche e conseguenze psicologiche dell’anoressia nervosa: ai piccoli è stato ridotto il cibo ed è stato fornita una ruota per l’esercizio fisico. La combinazione di questi fattori ha portato a conseguenze quali perdita di peso, iperattività, rifiuto del cibo anche quando presente, effetti che presentano analogie con i tradizionali sintomi dell’anoressia. Tali conseguenze non erano invece presenti in un secondo gruppo di ratti nati da madri che non erano sottoposte a stimoli stressanti durante la gravidanza.

I ricercatori non si sono limitati a manipolare le caratteristiche dell’ambiente, ma hanno anche analizzato le caratteristiche individuali. Nello specifico, sono stati esaminati gli stili di coping, ovvero le strategie di adattamento individuali rispetto alle situazioni stressanti. Sia i roditori che gli umani possono reagire allo stress attraverso due differenti stili di coping: gli individui proattivi affrontano gli stimoli stressanti cercando di controllare ciò che accade, mentre quelli passivi cercano di evitarli. Di fronte a un oggetto poco interessante situato nell’ambiente, un ratto proattivo non se ne cura, mentre un ratto passivo si immobilizza oppure cerca di allontanarsi. La strategia passiva di coping nella prole dei ratti nati da madre stressata presenta una forte similitudine a quella dell’anoressia nervosa: i ratti passivi perdono peso più velocemente rispetto a quelli proattivi o rispetto a quelli nati da madri non stressate.

Ma perché accade ciò? I ricercatori hanno analizzato i segnali cerebrali provenienti dall’ipotalamo, quella regione responsabile della fame e della sete. Normalmente quando manca il cibo e si prova fame si innalzano i livelli di orexina e del peptide  Agrp, ma nell’ ipotalamo dei ratti “passivi “non si generano sufficientemente i segnali chimici della fame quando dovrebbero, cioè in una situazione di deprivazione del cibo, e i livelli di orexina e dell’Agrp risultano più bassi.

Secondo Boersma questo studio può essere utile a “identificare un sottogruppo di pazienti, quelli con una strategia passiva di coping e una storia di stress durante le prime fasi di sviluppo, che potrebbero essere molto vulnerabili allo sviluppo dell’anoressia”, e aggiunge che conoscere delle modalità di controllo dei segnali della fame generati dai livelli di orexina e Agrp può essere utile alla scelta del trattamento per questi pazienti con questa specifica storia.

Fonte:  Eurekalert

 

 

 

 

Pubblicato in Scienza

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