Marijuana terapeutica “made in Italy”: sarà prodotta dall’Officina Farmaceutica Militare di Firenze.

Marijuana terapeutica “made in Italy”: sarà prodotta dall’Officina Farmaceutica Militare di Firenze.
Ecco la produzione “made in Italy” di  cannabis medicinale. Negli ultimi anni in molti paesi del mondo, dalla Francia alla Germania agli USA, le legislazioni si sono impegnate a decriminalizzare il suo uso a scopo medico.

L’interesse medico per la cannabis è nato con l’osservazione di alcuni pazienti che ne facevano uso ricreativo. Da ormai diversi anni si sono accumulati dati clinici a sostegno dell’idea che la cannabis possa essere un rimedio utile nel trattamento di alcune forme di dolore cronico e della spasticità che deriva da malattie o traumi del sistema nervoso, alcuni ritengono addirittura che il suo potenziale si estenda a diverse altre malattie, dal morbo di Parkinson all'epilessia al glaucoma. Negli ultimi anni in molti paesi del mondo, dalla Francia alla Germania agli USA, le legislazioni si sono impegnate a decriminalizzare il suo uso a scopo medico, alcune anche quello ricreativo come in Oregon, Alaska, Colorado, Washington e la Spagna. In Italia il suo uso terapeutico è previsto dal 2007, ma numerose sono state le difficoltà per i pazienti nel procurarsi i medicinali, primi fra tutti la lunga trafila burocratica e i costi elevati tutti a carico del paziente. Fortunatamente lo scorso anno un decreto ha conferito ai medici di base la possibilità di prescriverli, e undici regioni italiane hanno accollato i costi per l’uso di questi medicinali in alcune patologie al servizio sanitario regionale. Ad oggi, i medicinali a base di cannabis vengono ancora importati dai Paesi Bassi con costi elevatissimi, di circa 30€ al grammo. È per questo motivo che lo Stato ha deciso di condurre una produzione “made in Italy” di  cannabis medicinale, affidandola all’Officina Farmaceutica Militare di Firenze, con lo scopo di risparmiare sui costi di importazione, centralizzare la produzione e sottrarla ad altre iniziative fai-da-te. In queste coltivazioni la porzione utile della pianta, quella contenente il principio attivo ovvero l’infiorescenza, viene essiccata setacciata e macinata, ed il risultato finale sarà contenuto in barattolini con capacità di 5g che giungerà alle farmacie che lo confezioneranno in cartine o cialde. I prinicipi attivi ad interesse terapeutico contenuti nella pianta sono:

- il THC(tetraidrocannabinolo)  conosciuto grazie a chi esorcizza l’utilizzo della marijuana, in quanto costituisce la sostanza che ad alte concentrazioni risulta essere psicotropa, ma che se dosato ha funzione anti-ematica e di stimolo dell’appetito, utile soprattutto nei pazienti oncologici in cura chemioterapica e nei soggetti affetti da AIDS

- il Cannabidiolo che dispone di rilevanti proprietà farmacologiche e antinfiammatorie e di nessuna controindicazione. Agiscono sui recettori del cervello  combattono e prevengono le infiammazioni cerebrali,  preservano le funzioni cognitive e ostacolano il rischio di eccitotossicità (fenomeno in cui i neuroni subiscono effetti tossici devastanti dovuti una forte stimolazione eccitatoria da parte di amminoacidi come il glutammato, compromettendo il metabolismo cellulare)

Naturalmente come su ogni argomento esistono pareri contrastanti riguardo i farmaci derivanti da cannabis. In molti mettono in dubbio la validità scientifica, e si preoccupano del possibile dilagare delle droghe leggere, che favorirebbero l’accesso a quelle pesanti. È però giusto essere onesti intellettualmente,  e affermare che sono i dosaggi impiegati e non i principi attivi in sé a fare la differenza, e anche le tecniche di coltivazione e selezione che permettono di conoscere con certezza e scrupolosità la concentrazione di principio attivo nella pianta, e infine precisare che le terapie con i cannabinoidi saranno prettamente usate, almeno inizialmente, in alternativa ai farmaci classici laddove questi non portino miglioramenti.

Pubblicato in Scienza

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