Negli USA record di stragi da arma da fuoco

Gli Stati Uniti, nonostante costituiscano solo il 5% della popolazione mondiale, sono stati il teatro del 31% delle stragi da arma da fuoco avvenute nel mondo, nel periodo che va tra il 1966 e il 2012. Un singolo killer negli USA uccide meno persone rispetto all'estero, ma usa più armi contemporaneamente. La strage avviene più probabilmente in contesti pubblici quali scuole, fabbriche e uffici.

Sono i risultati di una nuova ricerca sociologica presentata all’incontro annuale dell’ American Sociological Association (ASA) del 22-25 agosto 2015. L’autore, il professor Adam Lankford dell’University of Alabama, ha analizzato un periodo di tempo che va dal 1966 al 2012, basandosi su dati provenienti dai report presentati nel 2012 dal Dipartimento di Polizia di New York, e nel 2014 dall’FBI, nonché da numerose fonti internazionali provenienti da ben 117 Paesi.

Nella ricerca di Lankford per “stragi da arma da fuoco” si  intendono quegli episodi di violenza che provocano la morte di 4 o più persone, escludendo i singoli episodi domestici, le sparatorie tra gang, gli incidenti durante il sequestro di ostaggi e quelli dovuti a rapine. Secondo il professor Lankford vi sarebbe una stretta relazione tra numero di armi da fuoco possedute dai civili e il numero delle stragi, ma l’argomento, finora oggetto solo di speculazioni, riceve la prima prova empirica proprio grazie alle sue analisi: “l’indice di possesso di armi da fuoco di una nazione civile è il predittore più forte del numero di stragi”.

Lankford ha riscontrato che nei paesi esteri le stragi hanno una minore probabilità di essere eseguite usando più armi contemporaneamente, laddove negli USA più della metà delle esecuzioni avviene usando almeno un paio di armi. Tuttavia il numero medio di vittime uccise da un singolo killer risulta inferiore negli USA (6.87) rispetto alle altre nazioni (8.81), forse per una risposta più efficace della polizia rispetto a tali incidenti, suggerisce il sociologo. Altro aspetto che differenzia le stragi in USA sono i posti in cui accadono: scuole, fabbriche/magazzini, uffici, mentre all’estero è più probabile che accadano in contesti militari.

Il professore sostiene con forza il ruolo della quantità di armi da fuoco nel determinare la probabilità di un omicidio multiplo, e non vi sarebbero dubbi sulle politiche da adottare: “gli Stati Uniti potrebbero ridurre il suo numero di stragi a scuola, sul posto di lavoro o in altri posti riducendo il numero di pistole in circolazione”. Tuttavia Lankford non esclude che vi siano aspetti più psicologici e sociologici alla base del fenomeno: tra molti Statunitensi, a caccia del successo inseguendo l’American Dream, potrebbe generarsi un alto livello di tensione nel momento non raggiungono i propri obiettivi o nel caso in cui hanno interazioni sociali negative con i pari, i colleghi, e i propri capi. “Se aggiungiamo depressione, schizofrenia, paranoia, o narcisismo in questo mix, si spiega perché gli USA hanno un numero sproporzionato di stragi pubbliche”, specifica il professor Lankford, mentre in altri paesi gli individui, meno soggetti a manie di grandezza, potrebbero essere meno inclini a mettere a impugnare le armi da fuoco per questo tipo di attacchi.

 

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