20 anni senza Gino Bartali

Gino Bartali Gino Bartali Foto Carlo Riccardi © ArchivioRiccaerdi
Vent’anni fa moriva a Firenze il grande ciclista e dirigente sportivo, vincitore di tre Giri d’Italia e due Tour de France.

Nato a Ponte a Ema - FI - nel luglio 1914, dopo aver vinto numerose gare nella categoria dilettanti, passa a quella dei professionisti nel ’35 (lo rimarrà per circa vent’anni, fino al ’54), affermandosi subito - l’anno seguente - come Campione d’Italia.

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Soprannominato “Ginettaccio”, specialista delle grandi corse a tappe - in cui, con intelligenti strategie di gara, metteva a frutto le sue notevoli doti di scalatore, passista e velocista - vinse tre Giri d'Italia (nel ’36, ’37 e ’46) e due Tour de France (nel ’38 e ’48), oltre a numerose altre corse fra gli anni Trenta ed i Cinquanta (fra cui due Giri della Svizzera - nel ’46 e ’47 - quattro Milano-Sanremo e tre Giri di Lombardia).

La sua vittoria al Tour de France 1948 - quando aveva già i trentaquattro anni - notoriamente, contribuì ad allentare il clima di tensione sociale in Italia dopo l'attentato a Palmiro Togliatti del 14 luglio di quello stesso anno. La sua carriera fu notevolmente condizionata dalla Seconda guerra mondiale, sopraggiunta proprio nei suoi anni migliori (fra il ’40 ed il ’45 il campione aveva dai ventisei ai trentun anni).

Grande avversario di Fausto Coppi (Castellania - AL -, 1919 - Tortona - AL -, 1960), leggendaria fu la loro rivalità, che divise l'Italia dell’immediato dopoguerra. Celeberrima nell’immortalare un'intera epoca sportiva - al tal punto da entrare nell'immaginario collettivo di tre differenti generazioni di italiani - è la foto che ritrae i due campioni mentre si passano una borraccia d'acqua al Tour de France del ’52 (ergo negli ultimissimi anni della carriera agonistica di Bartali) durante l'ascesa al Col du Galibier.

Quello di Bartali è un nome che, istintivamente, viene da tutti associato al ciclismo, ma che in realtà è connesso anche al drammatico argomento delle leggi razziali fasciste. Quando si dice che gli “eroi” - quelli veri - in genere si nascondono fra le persone comuni, Bartali è un esempio perfetto. Un eroe della Seconda guerra mondiale che rischiò più volte di esser arrestato e fucilato per salvare centinaia di ebrei (nella canna della sua bicicletta trasportava documenti falsi - arrivando a fare fino a duecento km al giorno - per aiutarli ad avere nuove identità). Una figura, dunque, che è riuscita a cambiare il destino - ormai segnato - di molte persone.

Nel 2005 l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha consegnato alla vedova di Bartali la Medaglia d’Oro al Valore Civile al campione - già scomparso da un lustro – per aver aiutato e salvato molti ebrei durante la guerra. Otto anni dopo, nel 2013, Gino Bartali è stato inserito, per lo stesso motivo, fra i Giusti tra le Nazioni. Suo figlio Andrea ha descritto l’eroico gesto del padre nel libro Gino Bartali, mio papà (Limina, 2012; Tea, 2018).

Pubblicato in Sport

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