Marco Pantani contro Accusa Pubblica

Striscione dei tifosi del Cesena Calcio Striscione dei tifosi del Cesena Calcio
“La Camorra ha fatto perdere il Giro a Pantani, cambiando le provette e facendolo risultare dopato”.

Quel documento secretato che è la storia (sportiva) di Marco Pantani sta per essere declassificato. 
Riporta la data del 5 giugno 1999, giorno in cui il Pirata viene fermato da un controllo antidoping programmato, alla penultima tappa, col Giro dItalia in tasca.
L’incredulità è generale, la sua per primo.
“Sono stato controllato già due volte, avevo già la maglia rosa, avevo 46 d’ematocrito e… oggi mi sveglio con una sorpresa”.
La versione del Pirata, considerata sommariamente l’Apologia del Dopato, potrebbe essere riabilitata da un camorrista.
Nella sua autobiografia (1999), Renato Vallanzasca ne rivela per primo l’esistenza. Nel carcere di Opera all’ex boss della Comasina viene suggerito da un detenuto di scommettere forte sui rivali di Pantani al Giro d’Italia del 1999 “perché il pelatino non finisce la gara”. Il recluso è talmente sicuro della dritta che offre a Vallanzasca di mettere di sua stessa tasca il denaro per la puntata: “Se vinci mi ridai la quota della scommessa, e se perdi non mi devi nulla”.

Con la riapertura del caso Campiglio da parte della procura di Forlì (2014), le autorità sono giunte a individuare il detenuto, un camorrista napoletano, la cui identità non era mai stata rivelata dal bel René.
Un’intercettazione telefonica del camorrista fornisce ora la testimonianza involontaria che “scagionerebbe” il Pirata dall’Accusa Pubblica.
Una prima prova d’innocenza, per la verità, era stata presentata già nel 2004 dal dottor Giuseppe Fortuni, dopo aver effettuato l’autopsia del campione romagnolo: “Il suo midollo osseo era assolutamente normale, vuol dire che tutto questo uso di Epo, come si è sostenuto, Pantani non l’ha fatto, altrimenti i danni sarebbero stati evidenti”. 
Sin dalle prime pedalate, a Marco piaceva stare in fondo al gruppo, farsi passare da tutti in attesa delle ascese più ripide per superare poi gli ostacoli, uno per uno.
Lui sapeva che più in alto si andava e più andava forte.

A Madonna di Campiglio a qualcuno sembrò andare troppo forte. A molti altri parve spingersi troppo oltre, oltre i suoi limiti, oltre il Paradiso. Sembrava aver distanziato tutti, facendo il vuoto, colmato poi solo di torrida tristezza.

Ripiombato in fondo al gruppo, torna a sfidare la gravità sulla montagna amata e rispettata, conquistata più volte e altrettante volte persa, quella deflagrante di tifosi e persone comuni, accese prima e staccate poi. Scatti secchi, a ripetizione, finché l’ultimo, il più pertinace tra gli opponenti non avrà ceduto di schianto di fronte alla prova della sua legittimità.

Uno scatto perpetuo verso la gloria, l’onore, la dignità.

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