Quando vincere era l'unica cosa che contava

La Juventus vince 2 a 1 contro il Lione ma non basta, è fuori dalla Champions League.

Il triplice fischio dell’arbitro Zwayer, peggiore in campo per distacco, sancisce la fine, anticipata viste le aspettative, del percorso in Champions League della Juventus a cui non basta un super Cristiano Ronaldo per superare il Lione (settimo in classifica nel campionato francese concluso anticipatamente causa Covid-19), battuto per 2 a 1 ma col risultato che qualifica i francesi dopo l’1 a 0 in Francia.

Stagione deludente per la Juventus? No secondo il capitano Leonardo Bonucci che parla di obiettivo principale raggiunto (il nono scudetto consecutivo), stagione agrodolce per il presidente Agnelli viste le due finali perse (Supercoppa Italiana e Coppa Italia) ed eliminazione agli ottavi di Champions.

Il primo anno di Sarri sulla panchina della Vecchia Signora a dir la verità è stato tappezzato più da ombre che luci. Scaricare Allegri per vincere con il bel gioco di Sarri che aveva fatto innamorare gli esteti del pallone con il suo Napoli, era il leitmotiv della scorsa estate ma sono molti a rimpiangere l’ex tecnico del Milan adesso.

Il bel gioco in questa stagione in casa Juventus si è visto con il contagocce e mai per 90 minuti, ma solo per un tempo o poco più (vedi Juventus-Napoli e Atletico Madrid-Juventus). Scenario prevedibile? Forse visto che i calciatori a disposizione del Sarri bianconero non hanno le stesse caratteristiche di quelli ammirati ai piedi del Vesuvio. Fra tutti, il reparto che proprio non è riuscito ad ingranare è stato il centrocampo. Pochissimi inserimenti e pochissimi goal per i centrocampisti della Juventus, elementi fondamentali nello scacchiere sarriano al Napoli. Qui una piccola parentesi sul mercato, che poco ha aiutato Sarri (che non è riuscito ad imporsi?) nell’acquisto di giocatori funzionali al Sarrismo e che anzi hanno rischiato di minare, con l’idea della cessione di Dybala, anche quello costruito in questa stagione.

Il campionato vinto, il nono consecutivo (roba che è storia nel calcio italiano, chapeau!) è arrivato più per demeriti altrui, chiedere ad Inter e Lazio, che per meriti propri e l’emergenza Covid “ha dato una mano” alla Juventus, poiché unica rosa davvero competitiva a poter giocare ogni tre giorni.

“Vincere è l’unica cosa che conta” è il motto di  casa Juventus, motto smentito sia un anno fa con l’arrivo di Sarri visto che si è scelta la strada del bello per vincere, sia adesso arrivati a fine stagione. Le sconfitte nelle coppe nazionali hanno fatto male, ma l’eliminazione subita agli ottavi dal Lione ancora di più, specie se questa coppa non la vinci dalla stagione 1995/1996 e in squadra hai un certo Cristiano Ronaldo che è il miglior marcatore della storia della competizione e che ha alzato la Coppa dalle Grandi Orecchie ben 5 volte (la Juventus soltanto 2 volte). Il portoghese quando sente la musica della Champions è a casa sua, e ieri con una doppietta ha battuto da solo il Lione, provando a trascinare i compagni ma stavolta non è riuscito da solo a ribaltare il risultato e qualificare i suoi, al contrario di quello che fece nella scorsa stagione contro l’Atletico.

Il futuro difficilmente è stato così buio in casa Juve, specie negli ultimi 9 anni, Sarri è in bilico e pure chi lo ha fortemente voluto (Nedved e Paratici); Cristiano Ronaldo soffre questa Juventus che per usare un eufemismo, zoppica in Europa; la rosa è in via di rivoluzione.

Tante nubi e poche luci, in un matrimonio che forse non s’aveva da fare e forzato alla ricerca di un'effimera bellezza dimenticando che alla fine… vincere è l’unica cosa che conta.

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