Transat Jacques Vabre, una forte esperienza per lo skipper Giancarlo Pedote

Transat Jacques Vabre, una forte esperienza per lo skipper Giancarlo Pedote
Martedì 12 novembre, alle 4:41, Giancarlo Pedote e Anthony Marchand hanno tagliato il traguardo della 14a edizione della Transat Jacques Vabre Normandy Le Havre, completando le 4.350 miglia del percorso in 17a posizione.

Si tratta di un risultato che non corrisponde né alle loro aspettative, né al loro potenziale, ma i due co-skipper di Prysmian Group, audaci nella scelta di un'opzione occidentale purtroppo non pagante, hanno dimostrato la loro perseveranza continuando a regatare con immutato spirito di competitività per quasi metà gara senza un foil e con un timone danneggiato a causa di una collisione con un oggetto non identificato vicino a Capo Verde.

Sebbene il risultato in classifica non sia quello che speravano, è stata una straordinaria esperienza di apprendimento, soprattutto per Giancarlo Pedote che non solo ha accumulato miglia preziose in vista della sua qualifica per il Vendée Globe 2020, ma ha potuto conoscere la sua barca in maniera determinante.

«Arrivare a Salvador de Bahia è ovviamente un sollievo – ha dichiatato lo skipper Giancarlo Pedote – L'opzione Ovest che abbiamo scelto, come hanno fatto altre quattro barche, si è rivelata estenuante sia per la barca sia per noi stessi, perché abbiamo fatto molte più miglia e in condizioni difficili di vento e mare. Una scelta che alla fine non ha pagato. Sapevamo fin dall'inizio che stavamo prendendo la strada più complicata, ma si trattava di una scelta ponderata, fatta in accordo con il nostro meteorologo l'ultima sera prima di lasciare Le Havre. Abbiamo seguito il nostro piano iniziale, tranne per il fatto che il fenomeno meteorologico che ci aspettavamo non si è verificato. Ovviamente, è stata una grande delusione», ha confessato Pedote, che ha causa di questa opzione ha perso oltre 400 miglia dalla testa della flotta, ma che non ha mai perso occasione per cercare di rimontare in classifica.

Le speranze si sono affievolite alla latitudine di Capo Verde, poco dopo metà regata: «Mentre ci trovavamo al 13° N navigando a una media di oltre 15 nodi negli alisei, felici di averli finalmente agganciati, abbiamo sentito un grande "bam". La barca si è fermata improvvisamente. In quel momento, eravamo entrambi all'interno della barca, concentrati al tavolo da carteggio. Quando siamo usciti abbiamo visto che il foil di dritta era rotto e il timone sullo stesso lato era danneggiato. È stato un momento difficile», ha commentato lo skipper italiano che, dopo aver effettuato i controlli tecnici necessari, ha ritenuto assieme al suo team a terra di poter continuare la navigazione.

Destino avverso. «Da quel momento in poi, la gara non è stata più la stessa. Tutta la seconda metà della regata si deve fare mura a sinistra, e senza il foil di dritta sapevamo di trovarci “con la scarpa sbagliata”. Abbiamo continuato la nostra corsa in modalità “rallentata” e questo spiega perché la nostra velocità fosse inferiore a quella dei nostri avversari », ha affermato Giancarlo che, come Anthony Marchand, ha combattuto fino alla fine per far avanzare al meglio la sua imbarcazione. 

«La gara è stata un po' più lunga del previsto, ma umanamente è stata molto gratificante, ha aggiunto il co-skipper di Prysmian Group. Con Giancarlo siamo andati davvero d’accordo, nonostante tutte queste vicissitudini. È stata una bellissima esperienza. Abbiamo imparato molto sulla barca. È stato molto difficile mentalmente, ma siamo rimasti uniti e non abbiamo mai lasciato andare».

Il 2019 è stato un anno di grandi cambiamenti per Giancarlo Pedote. L’inizio del progetto Vendée Globe 2020 assieme al suo storico sponsor Prysmian Group, ha segnato un cambio di dimensione. Crescere, evolvere, accettare una sfida che in sé stessa ne include molte altre: navigare su una nuova e complessa imbarcazione; creare un team di lavoro; incontrare l’ong francese Electriciens sans frontières, invitata da Prysmian Group che la sostiene da anni nei suoi progetti umanitari finalizzati a fornire accesso all’elettricità e all’acqua a chi non ce l’ha.

Lo skipper italiano sa benissimo che nelle regate offshore, è così. «Puoi passare dall'euforia alla tristezza in una frazione di secondo, ma devi sapere come combattere e reagire per andare avanti», sempre.

Pubblicato in Sport
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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