30 anni senza Rudolf Nureyev

Rudolf Nureyev in "Rodolfo Valentino" di Ken Russell Rudolf Nureyev in "Rodolfo Valentino" di Ken Russell
Trent’anni fa moriva a Levallois-Perret - in Francia - il grande ballerino e coreografo russo, naturalizzato austriaco, leggenda della danza classica.

Nato su un treno della Ferrovia Transiberiana nei pressi di Irkutsk - sua madre stava raggiungendo il marito, commissario politico dell’Armata Rossa di stanza a Vladivostok - nel marzo 1938, Rudolf Nureyev cresce in un villaggio della Baschiria, luogo di origine della famiglia.

Fin da bambino balla nelle locali danze popolari e la sua bravura non passa inosservata fra gli insegnanti, i quali che gli consigliano di frequentare una scuola a San Pietroburgo (l’allora Leningrado).

A causa dei rivolgimenti della vita culturale russa avvenuti in seguito alla Seconda guerra mondiale, solo nel ’55, all’età di diciassette anni, riesce ad accedere alla Vaganova Academy di San Pietroburgo associata al Mariinski Ballet, meglio noto a livello internazionale con il precedente nome sovietico di “Kirov Ballet”.

Il suo grande talento viene immediatamente riconosciuto ed ha così inizio la sua splendida carriera. Diventa primo ballerino del Kirov di Leningrado, e, in breve tempo, uno fra i danzatori più noti in Unione Sovietica, dove la danza classica e i ballerini hanno sempre goduto di grande considerazione.

Ha il privilegio di esibirsi fuori dai confini russi (in Austria, al Vienna International Youth Festival) ma poco dopo il permesso gli viene revocato dal Ministro della Cultura dell’epoca per motivi connessi al suo carattere ribelle e indisciplinato e viene costretto a fare tour solo nelle province russe.

Su insistenza degli organizzatori francesi gli viene permesso di danzare a Parigi, ma il suo comportamento amichevole e disinvolto con gli “stranieri” preoccupa i russi, i quali tentano invano di farlo rimpatriare a Mosca. Nel giugno 1961, aiutato da amici francesi e dalla polizia, il ventitreenne Rudolf Nureyev sfugge ai commissari politici sovietici incaricati di sorvegliarlo e chiede asilo politico in Francia. È il primo ballerino sovietico a passare all’Occidente. Una scelta dovuta non solo a motivazioni politiche, ma anche personali e artistiche.

Riuscirà a tornare in Russia solo ventisei anni dopo, nel 1987 - per far visita a sua madre, gravemente malata - grazie ad uno speciale permesso firmato dall’allora Presidente Michail Gorbačëv; siamo ormai in epoche di “disgelo” ed il Muro di Berlino, come è noto, verrà abbattuto due anni dopo.

Rimasto a Parigi, all’inizio degli anni Sessanta, in brevissimo tempo, viene scritturato dal Grand Ballet du Marquis de Cuevas ed interpreta La bella addormentata con Nina Vyroubova. In Occidente diventa subito una star, per via della sua bravura, per le sue eccezionali caratteristiche e per la rocambolesca fuga, che gli concede finalmente la libertà.

Poco dopo incontra la grande Margot Fonteyn (1919-1991), una fra le migliori ballerine inglesi dell’epoca, con la quale instaura un rapporto professionale e di amicizia che durerà circa trent’anni, anche dopo il ritiro dalle scene della Fonteyn. Viene da lei introdotto al Royal Ballet di Londra, che rimarrà la base fondamentale per il resto della sua carriera di ballerino. Insieme, con le loro superlative indimenticate performances, Rudolf Nureyev e Margot Fonteyn trasformeranno per sempre balletti come Il lago dei cigni e Giselle. Il loro Romeo e Giulietta passa alla Storia ed è ancora oggi considerata come una fra le migliori ed emozionanti performances nell’intera storia del balletto classico.

Lo cercano subito registi e produttori. Nel 1962 esordisce nella versione cinematografica di Les Sylphides; nel 1973 trasforma la sua versione del Don Chisciotte in un film da lui stesso diretto - insieme a Robert Helpmann con il suo Australian Ballet - ed interpretato insieme a Robert Helpmann; nel 1977 interpreta il Rodolfo Valentino di Ken Russell.

Tuttavia, non si dedica mai seriamente alla carriera di attore. Per i palcoscenici americani seleziona la compagnia di Ruth Page Chicago Opera Ballet per il suo debutto a New York nel ’62 con Sonia Arova. Insieme ballano il “grand pas de deux” di Don Chisciotte presso la Brooklyn Academy of Music.

A partire dal 1971 inaugura una lunga collaborazione artistica con Eva Evdokimova (1948-2009), la quale sarà la sua partner in numerose rappresentazioni in giro per il mondo, con il “Nureyev and Friends”.

Nel 1982 ottiene la cittadinanza austriaca. L’anno seguente viene nominato direttore del Balletto dell’Opera di Parigi. Continua a danzare e si rivela anche un ottimo scopritore e promotore di nuovi talenti. Continuerà la sua direzione con successo fino al 1989.

Nello stesso anno è invitato a San Pietroburgo al Mariinsky Theatre per danzare in La Sylphide con il Mariinsky Ballet; questa è per lui l’occasione di incontrare insegnanti e colleghi che non vedeva più da quando aveva lasciato la Russia.

L’influenza di Rudolf Nureyev nel mondo della danza classica è stata fondamentale sia perché con lui si comincia a dar maggior importanza ai ruoli maschili - con maggior cura e peso nelle coreografie - sia perché è stato determinante nell’infrangere quella barriera - all’epoca molto rigida - fra la danza classica e la danza moderna esprimendosi in modo eccellente in entrambe. Ha collaborato anche con la grande Martha Graham (1897-1991), la quale creò un lavoro fatto su misura per lui. Oggi (e già da molti anni fa) il fatto di studiare entrambi gli stili è del tutto normale, ma lui fu un vero e proprio precursore e all’epoca ricevette moltissime critiche.

Temperamento impulsivo e con indole poco tollerante verso le regole e le gerarchie, Rudolf Nureyev aveva anche molti interessi e conoscenze in vari campi. Amava l’Italia ed aveva acquistato un isolotto di fronte a Positano, dove sognava di creare un paradiso della danza, ma la malattia e la morte gli impediranno di portare avanti il suo progetto. Visiterà l’isola per l’ultima volta nel settembre 1992 - circa quattro mesi prima della sua scomparsa -, rendendosi perfettamente conto del fatto che non l’avrebbe mai più rivista.

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Ultima modifica il Venerdì, 06/01/2023

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.