“Accattone di Pier Paolo Pasolini” di Enrico Maria Carraro Moda debutta al Teatro Trastevere

“Accattone di Pier Paolo Pasolini” di Enrico Maria Carraro Moda debutta al Teatro Trastevere
Ha debuttato martedì 7 maggio 2019 al Teatro Trastevere - via Jacopa de’ Settesoli 3 - a Roma la pièce di Enrico Maria Carraro Moda “Accattone di Pier Paolo Pasolini”, regia di E. M. Carraro Moda ed interpretata da Lorenzo Girolami, Simona Santamato, Chiara Meschini, Federico Balzarini e E. M. Carraro Moda.

«Ho scelto di sottolineare la vera essenza di quest'uomo per come Pasolini ce lo mostra: scansafatiche, rozzo e possessivo ma allo stesso tempo dolce e capace di amare.  Testimone di questo essenziale cambiamento e redenzione di Accattone, vi è, nella versione da me diretta, una figura che incarna tutti i ragazzi di vita amici di Accattone. Attraverso le sue parole riuscirete, mi auguro, a entrare più a fondo nell'essenza del vero Accattone» (Enrico Maria Carraro Moda)

Roma, 1961. Accattone è un ragazzo di vita. Vive scommettendo e proteggendo Maddalena, la prostituta della quale è pappone. Tuttavia la ragazza si ritrova ad avere - anche per colpa di Accatton - problemi con la giustizia e viene arrestata. Da questo momento la vita di Accattone diventerà sempre più difficoltosa.  Nel suo primo film, Pier Paolo Pasolini (1922-1975) racconta le giornate che precedono la morte di Accattone e tutte le vicissitudini che, inesorabilmente, lo portano alla sua fine.

Dopo il grande successo - nella stagione 2017/18 - di Fosse, torna al Teatro Trastevere con Accattone di Pier Paolo Pasolini - un evento unico e straordinario - l’AssociazioneCulturale I Nani inani, diretta da Enrico Maria Carraro Moda.

Accattone, scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini, è l'opera che, nel 1961, segnò il suo esordio alla regia (una carriera cinematografica che, come è noto, proseguirà per altri quattordici anni - fino al barbaro assassinio di Pasolini, avvenuto nella notte fra il 1° e il 2 novembre 1975 all’idroscalo di Ostia - con titoli quali Mamma Roma, La ricotta, episodio di RoGoPaG, Il Vangelo secondo Matteo, Uccellacci e uccellini, Edipo re, Teorema, Medea, Porcile, Il Decameron, Gli anni di Canterbury, Il fiore delle Mille e una notte, Salò o le 120 giornate di Sodoma) e, in un certo qual modo, può esser considerato come una versione cinematografica dei precedenti lavori letterari (su tutti i romanzi Ragazzi di vita - Garzanti, 1955 - e Una vita violenta - Garzanti, 1959) del grande scrittore, saggista, poeta e giornalista friulano.

Le altre figure presenti nell’immaginario registico di E. M. Carraro Moda sono le due donne di Accattone, le quali, con la loro diversità, mettono in risalto il profondo cambiamento che lui subirà nell'arco di alcuni giorni. La messa in scena che il regista ha creato ipotizza efficacemente un coinvolgimento forte ed espressivo con gli stessi spettatori «... Attraverso i quali Accattone entrerà nel quotidiano romano che lo contraddistingue, da sempre».

«Su Pasolini (il Pasolini autore teatrale, ma in particolar modo sceneggiatore, regista e poeta) sto seguendo una sorta di percorso, quindi ho preso una fra le sue opere teatrali più importanti e più rappresentate, ovvero Orgia - stiamo parlando del 1966 - e poi sono andato ad analizzare Accattone. Mi interessa lavorare sul primissimo Pasolini perché mi fa avvicinare ad un tipo di situazione, un tipo di vissuto molto vero, molto crudo, rispetto ad altre situazioni in cui vengono affrontati altri argomenti. In Orgia siamo non da un’altra parte, perché il substrato, il “sottobosco” è sempre lo stesso, ma si vira da un’altra parte. Quello che in questo momento mi interessa di Vittorio (il protagonista di Accattone - ndr) è il suo essere se stesso, il suo essere vero e il suo essere così nel contesto in cui vive; la sua essenza, di lui, di quello che rappresenta e di tutti i personaggi che gli girano intorno. Diciamo che sto seguendo un percorso su Pasolini, e vediamo dove evolverà. Per quanto riguarda i riferimenti all’originale, nella locandina dello spettacolo ce n’é uno chiaro all’aspetto spaghetti, all’aspetto fame, all’aspetto “come mangio”, “ho fame”, etc… Un’altra connessione importante è la scelta dell’utilizzo del romano. Lo spettacolo è “sporcato” - per me, arricchito - da un romano comprensibile, ma, a mio avviso, importante. Tuttavia, ci sono anche moltissime differenze, e sono di due tipi: sotto un profilo strettamente logistico (ovvero io non ho una videocamera, non posso montare, non posso andare  per scene e vedere come evolvono il personaggio e la storia; quindi devo trovare degli escamotages, e qui sta la grossa differenza nel portare un testo a teatro) e sotto quello del come farlo (utilizzando degli strumenti che  sono tutti successivi al 1961 - anno di Accattone di Pasolini, ndr.). Questa è la grande differenza. L’utilizzo di elementi, e, in ogni caso, qualcosa che non ha a che fare con il ’61. Ma è giusto che sia così. Io non sono nel ’61, non l’ho vissuto, e quindi parliamo di quello con i mezzi nostri. Sotto c’è l’aspetto della fame, del come vivo, del “se succede qualcosa nella mia vita”, nel bene e nel male - soprattutto nel male, ad Accattone accade qualcosa - io come mi invento, come sopravvivo? Sono in grado di sopravvivere? Come lo vorrei fare e lo faccio è dichiarato, - io sto parlando nei panni di Accattone - ed è molto forte, entrando a teatro si può capire questa forza, perché è lampante l’aspetto della scommessa, del giocarsi qualcosa in modo tale che mi venga in tasca qualcosa. Quello che invece vorrei che rimanesse dentro allo spettatore, non lo so.Me lo diranno gli spettatori. Mi diranno “qui hai aggiunto”, “qui hai tolto questo aspetto per virare da un’altra parte”, “non mi sei piaciuto per niente” (e mi piacerebbe sapere i motivi). Perché, da tutte le cose che mi diranno, capirò dove si potrebbe andare a lavorare; del resto, uno spettacolo non è mai finito, ci si confronta con gli spettatori, i quali pagano il biglietto e hanno il diritto di replica. Da quelle critiche cerco di capire, sviscero, valuto se si tratta di cose per me irrinunciabili, capisco se sono cose che nella mia vita mai volevo dire ed è bello che io le abbia dette, delle cose che mai avrei voluto dire e non vorrei che venissero dette e modificano in parte quel che io vado a fare. Certo, è bello pensare che ad ogni spettatore/spettatrice rimanga qualcosa dello spettacolo a cui ha assistito. Ma, ovviamente, anche questo devono essere loro a dirmelo». (Enrico Maria Carraro Moda)

Quella del giovane regista romano è una regia originale e fuori dalle regole che porta in scena uno fra i capolavori assoluti del cinema italiano, omaggiando a suo modo un grande artista, che fa - e sempre farà - parte della cultura del nostro Paese.

E non lo fa con un film qualsiasi, bensì con uno fra i grandi capolavori del cinema italiano dei cosiddetti “anni della svolta”, ovvero quegli anni compresi fra il 1959 ed il 1964, in cui i registi della generazione precedente chiudono la carriera, quelli ancora in piena attività realizzano film fondamentali (Luchino Visconti con Rocco e i suoi fratelli e Il Gattopardo - tratto dal libro omonimo, Premio Strega 1959,  di Giuseppe Tomasi di Lampedusa -, Luigi Comencini con A cavallo della tigre e La ragazza di Bube - tratto dal libro omonimo, Premio Strega 1960, di Carlo Cassola -, Michelangelo Antonioni con L’avventura, La notte e L’eclisse, Mauro Bolognini con La notte brava, Il bell’Antonio - tratto dal libro di Vitaliano Brancati -, La viaccia, Senilità e La corruzione, Franco Brusati con Il disordine, Mario Camerini con Crimen, Renato Castellani con Il brigante, Vittorio Cottafavi con gli originali pepla La vendetta di Ercole e Ercole alla conquista di Atlantide, Giuseppe De Santis con La garçonnière, Vittorio De Sica con La ciociara, Il giudizio universale, Boccaccio ’70 e Il boom, Federico Fellini con La dolce vita e 8 ½,  Pietro Germi con Divorzio all’italiana, Alberto Lattuada con Dolci inganni, Lettere di una novizia, L’imprevisto, Mafioso e La steppa, Carlo Lizzani con Il gobbo, L’oro di Roma e Il processo di Verona, Nanni Loy con Le quattro giornate di Napoli, Mario Monicelli con La grande guerra, Risate di gioia e I compagni, Ermanno Olmi con Il posto, Antonio Pietrangeli con Adua e le compagne, Fantasmi a Roma,  La parmigiana, La visita e Io la conoscevo bene, Gillo Pontecorvo con Kapò, Dino Risi con Una vita difficile, Il sorpasso e I mostri, Roberto Rossellini con Il Generale Della Rovere - tratto da un racconto di Indro Montanelli -, Viva l’Italia! e Anima nera, Luciano Salce con Il federale e La voglia matta,Luigi Zampacon Il magistrato,Il vigile e Gli anni ruggenti),  mentre i nuovi - quelli che poi saranno i protagonisti del grande cinema politico italiano degli anni Sessanta e Settanta - esordiscono alla regia con pellicole di grandissima forza e “sostanza” (oltre a P. P. Pasolini con Accattone e Mamma Roma, ricordiamo Francesco Rosi con I magliari, Salvatore Giuliano e Le mani sulla città, Giuliano Montaldo con Tiro al piccione, Damiano Damiani con Il rossetto, Il sicario, L’isola di Arturo - tratto dal libro omonimo, Premio Strega 1957, di Elsa Morante -, La rimpatriata e La noia - tratto da Alberto Moravia -, Elio Petri con L’assassino e I giorni contati, Bernardo Bertolucci con La commare secca e Prima della rivoluzione, Vittorio De Seta con Banditi a Orgosolo, Ugo Gregoretti con I nuovi angeli, Mario Missiroli con La bella di Lodi, i fratelli Paolo Vittorio Taviani con Un uomo da bruciare, Florestano Vancini con La lunga notte del ’43 e La banda Casaroli, Eriprando Visconti conUna storia milanese, Valerio Zurlini con Estate violenta, La ragazza con la valigia e Cronaca familiare, Lina Wertmüller con I basilischi).

Una pièce straniante e di grande impatto che, anche attraverso un efficace gioco di luci (a volte scure a volte abbaglianti), atmosfere, suono e musiche, “abbraccia” lo spettatore coinvolgendolo fino all’ultimo.

Accattone di Pier Paolo Pasolini di Enrico Maria Carraro Moda (adattamento drammaturgico e regia: Enrico Maria Carraro Moda; assistente alla regia: Daniele Giasi; grafica: Mattia Calefati; con la collaborazione di Virginia Palmi; interpreti: Lorenzo Girolami, Simona Santamato, Chiara Meschini, Federico Balzarini e Enrico Maria Carraro Moda) rimarrà in scena al Teatro Trastevere fino a domenica 12 maggio 2019.

La stagione 2018/19 del Teatro Trastevere proseguirà poi con Il non visto di Craig Wright (regia: Vox Animi), in scena da giovedì 16 a domenica 19 maggio 2019, Inventaria ix - La festa del teatro off, a cura di DoveComeQuando (produzione: Teatro Trastevere), da martedì 21 a domenica 26 maggio 2019, e si chiuderà con La cena aziendale di Adriano Bennicelli (regia: Leonardo Buttaroni), in scena da martedì 28 maggio a domenica 2 giugno 2019.

 

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Ultima modifica il Domenica, 25/09/2022

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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