Addio al grande Neil Simon, autore di “La strana coppia”, “Appartamento al Plaza” e “Prigioniero della seconda strada”

Jack Lemmon e Walter Matthau in "The Odd Couple" Jack Lemmon e Walter Matthau in "The Odd Couple"
Se n’è andato nella sua New York a causa delle complicazioni di una polmonite all’età di novantun anni il grande commediografo e sceneggiatore americano, Premio Pulitzer 1991 e noto per commedie come “A piedi nudi nel parco”, “La strana coppia”, “Appartamento al Plaza”, “Prigioniero della seconda strada”, “I ragazzi irresistibili”, “California Suite”, “Quel giardino di aranci fatti in casa” e molte altre.

«Aristofane e Mark Twain insieme […]. Chissà se Neil Simon […] ha fatto in tempo a ricordarsi di Edmund Gwenn che rispondeva a John Ford “Morire è facile, è la commedia che è dura” E lui, invece, l’ha resa un gioco, scrivendone di bellissime, producendo a raffica successi ed entrando nella vita degli americani. Chissà se ha fatto in tempo a ripensare al milione di dialoghi scritti, a tutti quelli che sono riusciti a superare le trentacinque pagine e ad uscire dai suoi affollati cassetti - prima di quella misura non li prendeva in considerazione, d’altronde se Dalton Trumbo poteva scrivere in una vasca, perché lui non poteva avere un confine da superare scrivendo – magari chiedendosi “Vuoi precisione o velocità”? […] Perfetto per essere recitato, fatto per uscire dalle pagine e abbracciare la gente. […] Prima che un drammaturgo era un pittore, di vite, con un istinto per paradossi e situazioni, uno che lavorava agli incastri […] e che ci riusciva in un modo singolarissimo, divenuto pure scuola. Spaziando dal musical sentimentale alla commedia a episodi, Simon dimostra di poter giocare con ogni linguaggio rimanendo sempre sull’onda più alta, persino quando comincia a sentirsi la malinconia per il tempo che passa, l’insoddisfazione e l’inquietudine - come scrisse Clive Barnes: “Neil Simon è destinato a rimanere ricco, di successo e sottovalutato” - nonostante il Premio Pulitzer, la copertina di “Time” e le palle da baseball autografate da Bobby Bonilla. Questa insofferenza la raccontò bene lui vedendola riflessa nell’espressione cupa di Woody Allen, mentre gli faceva i complimenti per Manhattan. Riguardare la sua opera significa fare una autopsia alla scrittura comica, principalmente, poi anche a quella musicale e sentimentale, ma è soprattutto il tratto comico che lo fa giganteggiare. […] Èall’uso della coppia che ne ha fatto lui che dobbiamo tutto quello che c’è oggi, l’esplosione urbana di rapporti e ricatti, che sembrano solo riedizioni aggiornate e al ribasso di quello che potevano dire i suoi uomini e le sue donne. [...] Perché nel suo mondo ogni battuta era fuga dall’inferno» (Marco Ciriello, «Il Messaggero»)

«So di aver raggiunto l’apice. […] Non ci sono altri premi che possono darmi. Non ho più motivo di scrivere tranne che sono vivo e mi piace farlo» (Neil Simon in un’intervista al «Washington Post» di fine anni Novanta in cui riflette sul suo successo confessando nello stesso tempo il suo inesauribile amore per la scrittura)

Nato a New York nel luglio 1927, figlio di una commessa dei magazzini Gimbel e di un venditore di abbigliamento, si laurea all’Università di Denver - in Colorado - nel’51, mentre presta servizio militare nell’esercito e comincia la sua carriera come autore di gag per vari comici televisivi attività che proseguirà per circa un decennio (The Garry Moore Show - 1950 -, Your Show of Shows - dal 1950 al 1954 -, Caesar’s Hour - dal 1954 al 1957 -, Stanley - 1956 -, The Phil Silvers Shows - 1958/59, ed altri)

A partire dagli anni Sessanta inanella una serie di copioni di successo che, sia sotto il profilo della quantità sia sotto quello della qualità e continuità, non hanno precedenti nella storia di Broadway e che fanno di lui uno fra i maggiori commediografi americani del secondo Novecento.

Le sue commedie brillanti, contraddistinte da ritmo brioso - e a volte perfino indiavolato -, vivacità di dialoghi e da situazioni paradossali (ma sempre riconducibili alla quotidianità dei personaggi) lo rendono particolarmente adatto per il cinema. E infatti non a caso di quasi tutti i suoi lavori esiste una versione cinematografica.

Fra i film più noti tratti dalle sue pièce ricordiamo Barefoot in the Park (A piedi nudi nel parco, 1967) di Gene Saks, con Jane Fonda, Robert Redford, Charles Boyer e Mildred Natwick, The Odd Couple (La strana coppia, 1968), anch’esso diretto da Gene Saks ed interpretato da Jack Lemmon, Walter Matthau, John Fiedler, Herb Edelman, David Sheiner, Larry Haines, Monica Evans, Carole Shelley e Iris Adrian, Plaza Suite (Appartamento al Plaza, 1971) di Arthur Hiller, con Walter Matthau, Maureen Stapleton, Lee Grant e Barbara Harris, The Prisoner of Second Avenue (Prigioniero della seconda strada, 1975) di Melvin Frank, con Jack Lemmon, Anne Bancroft, Gene Saks, Friedrich Murray Abraham (nel ruolo secondario di un tassista) ed un giovane Sylvester Stallone ad inizio carriera, California Suite (1978) di Herbert Ross, con Walter Matthau, Maggie Smith, Michael Caine, Jane Fonda, Elaine May, Richard Pryor e Herb Edelman, I Ought to Be in Pictures (Quel giardino di aranci fatti in casa, 1982), anch’esso diretto da Herbert Ross ed interpretato da Walter Matthau, Ann-Margret, Dinah Manoff e Lance Guest.

A volte ha firmato anche le sceneggiature dei film tratti dalle sue commedie, come per i già citati The Odd Couple di Gene Saks e California Suite di Herbert Ross.

I protagonisti delle sue pièces erano generalmente americani della cosiddetta “middle class” (quella che, a partire dalla fine degli anni Settanta, verrà costantemente e ripetutamente analizzata e bersagliata anche da Woody Allen in film come Io e Annie, Interiors, Manhattan, Hannah e le sue sorelle, Settembre, Un’altra donna, Crimini e misfatti, Alice, Mariti e mogli, Misterioso omicidio a Manhattan) ben inseriti (sotto un profilo lavorativo e sociale) nell’ambiente che li circonda e che improvvisamente, di fronte ad un mondo che appare sempre più incomprensibile, si rendono conto della loro solitudine e della loro fragilità, risolvendo alla fine la loro crisi non con il lamento e la depressione, bensì con l’ironia e l’autoironia, forze fondamentali che attraversano l’intera opera del grande commediografo.

Neil Simon è stato un re di Broadway per circa quarant’anni con oltre trenta opere teatrali, in epoche in cui Broadway era un vero e proprio “regno”. Fra gli anni Sessanta e gli Ottanta in genere c’erano in contemporanea due o tre suoi spettacoli in cartellone. In un anno (il 1966) erano perfino quattro (Barefoot in the Park, The Odd Couple, Sweet Charity e The Star-Spangled Girl).

Fra le altre opere ricordiamo Come Blow Your Horn (1961), Little Me (1962), Promises, Promises (1968), Last of the Red Hot Lovers (1969), The Gingerbread Lady (1970), The Sunshine Boys (I ragazzi irresistibili, 1972), The Good Doctor (1973), God’s Favorite (1974), Chapter Two (Capitolo secondo, 1977), They’re Playing Our Song (Stanno suonando la nostra canzone, 1979), Fools (1981), Brighton Beach Memoirs (1983), Biloxi Blues (1985, Broadway Bound (1986), Rumors (1988), Lost in Yonkers (1991), Jake’s Women (1992), The Goodbye Girl (Goodbye amore mio!, 1993), Laughter on the 23rd Floor (Risate al ventitreesimo piano, 1993), London Suite (Appartamento a Londra, 1995, Proposals (Ricatto d’amore, 1997), The Dinner Party (Cena a sorpresa, 2000), 45 Seconds from Broadway (45 secondi a Broadway, 2001), Rose’s Dilemma (Fantasma d’amore, 2003).

Fra le altre sceneggiature cinematografiche Caccia alla volpe (1966) di Vittorio De Sica, scritto insieme a Cesare Zavattini ed interpretato da Peter Sellers e Victor Mature, The Out-of-Towners (Un provinciale a New York, 1970) di Arthur Hiller, con Jack Lemmon e Sandy Dennis, The Heartbreak Kid (Il rompicuori, 1972) di Elaine May, con Charles Grodin, Cybill Shepherd, Audra Lindley e Eddie Albert, Murder by Death (Invito a cena con delitto, 1976) di Robert Moore, con Peter Falk, Alec Guinness, Truman Capote, Peter Sellers, David Niven, Maggie Smith, Eileen Brennan e Elsa Lanchester, The Cheap Detective (A proposito di omicidi…, 1978) di Robert Moore, con Peter Falk, Ann-Margret, Eileen Brennan e Louise Fletche, Seems Like Old Times (Bastano tre per fare una coppia, 1980) di Jay Sandrich, con Goldie Hawn, Chevy Chase, Charles Grodin e Harold Gould, Max Dugan Returns (Per fortuna c’è un ladro in famiglia, 1983) di Herbert Ross, con Marsha Mason, Jason Robards, Donald Sutherland e Matthew Broderick, The Lonely Guy (1984) di Arthur Hiller, The Slugger’s Wife (La moglie del campione, 1985) di Hal Ashby, con Michael O’ Keefe, Rebecca De Mornay e Martin Ritt, The Marryng Man (1991) di Jerry Rees, con Kim Basinger, Alec Baldwin, Robert Loggia e Elizabeth Shue, The Odd Couple II (La strana coppia II, 1998) di Howard Deuttch, con Jack Lemmon e Walter Matthau, sequel - piuttosto modesto - della già citata commedia di trent’anni avanti.

In totale Neil Simon ha vinto quattro Tony Awards, quattro Writers Guild of America Awards, il Premio Kennedy, l’American Comedy Awards alla Carriera ed il Mark Twain Prize for American Humour. Nell’83 un teatro di Broadway è stato ribattezzato con il suo nome, riconoscimento piuttosto raro per un autore ancora in vita (e d’età inferiore ai sessant’anni). Le sue opere sono state tradotte e rappresentate in tutto il mondo.

Una figura di altissimo livello a cui tutti noi spettatori (sia teatrali sia cinematografici) dobbiamo qualcosa. In un certo qual modo, una sorta di “altra faccia della medaglia” (acutamente beffarda, ricca di sfumature e sottigliezze psicologiche, ironica ed autoironica anche sugli argomenti meno allegri, compresa la morte, come avviene ad esempio in The Odd Couple - «Io lo conosco, si ucciderà solo per farmi dispetto. E poi il suo fantasma mi perseguiterà in giro per l’appartamento ululando e cucinando, ululando e cucinando, ululando e cucinando») di autori più "cupi" quali il quasi coetaneo Edward Albee ed il più giovane David Mamet.

È morto l’uomo, ma non la sua produzione (frutto di una vita intera trascorsa con una media di otto/dieci ore al giorno alla macchina da scrivere) e l’enorme eredità che ci ha lasciato. Volendo citare quel che Jean Cocteau scrisse a proposito di Marcel Proust (citazione poi ripresa anche da François Truffaut relativamente ad Alfred Hitchcock nel suo Il cinema secondo Hitchcock), «la sua opera continuava a vivere come gli orologi al polso dei soldati morti».   

 

 

 

                 

 

            

 

 

 

 

 

 

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Ultima modifica il Giovedì, 30/08/2018

Pubblicato in Teatro

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


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