Assassinio a Casa Christie di Jacopo Bezzi debutta al Teatro Spazio 18B

Sofia Chiappini, Gaia Petronio, Veronica Rivolta e Jacopo Bezzi in "Assassinio a Casa Christie" Sofia Chiappini, Gaia Petronio, Veronica Rivolta e Jacopo Bezzi in "Assassinio a Casa Christie" foto Manuela Giusto
Ha debuttato con grande affluenza di pubblico martedì 10 dicembre 2019 al Teatro Spazio 18B - via Rosa Raimondi Garibaldi 18/b, in zona Garbatella - a Roma la pièce di Jacopo Bezzi “Assassinio a Casa Christie”, regia di Massimo Roberto Beato ed interpretata da J. Bezzi, Sofia Chiappini, Gaia Petronio e Veronica Rivolta.

Le atmosfere del “giallo” invadono lo Spazio 18B con Assassinio a Casa Christie di Jacopo Bezzi.

E se la regina del giallo Agatha Christie (1890-1976), per dar vita al suo più celebre investigatore privato (Hercule Poirot) si fosse ispirata ad un personaggio reale? Stravagante ed arguto, pienotto e con inconfondibili mustacchi, Monsieur Poisson - questo il vero nome del suo amico e detective - si trova suo malgrado coinvolto in un misterioso delitto tutto al femminile, consumatosi a Winterbrook House - la celebre dimora londinese della scrittrice Agatha Christie - la sera della vigilia di Natale del 1938. La vittima è un vecchio patriarca con molti segreti. I sospettati - le due figlie Hilda e Lydia, la governante spagnola Pilar ed un uomo misterioso - fanno da cornice ad un caso delicato e complesso, un omicidio apparentemente insolubile, consumatosi di fronte al fuoco di un camino in una camera chiusa dall’interno.

Avvincenti colpi di scena portano lo spettatore in un mondo di suspense e mistero dal gusto e dall’atmosfera inconfondibile: è il giallo.

Una pièce deliziosa e magnificamente costruita con uno stile ed una classe in perfetto stile Agatha Christie, con numerosi riferimenti ai suoi libri (su tutti Il Natale di Poirot, Assassinio sull’Orient Express, Assassinio sul Nilo e Non c’è più scampo).

Ottime le scenografie ed i costumi, eleganti ed accurate/accurati fin nei minimi dettagli, le musiche originali di Giorgio Stefanori, che permettono allo spettatore di immergersi “dalla testa ai piedi” nelle atmosfere da giallo britannico anni Trenta, così come le luci, ora chiare, ora medie, ora più scure con i volti in ombra a mano a mano che la vicenda si avvicina al suo epilogo, la tradizionale “riunione” finale in cui il detective, dopo aver ormai messo insieme tutte le tessere del mosaico, ricostruisce il delitto e scopre l’identità dell’assassino.

Eccellenti le performances delle tre attrici (Sofia Chiappini - Lydia -, Gaia Petronio - Hilda - e Veronica Rivolta - Pilar), in grado di dar vita a ritratti complessi e molto convincenti, ricchi di dettagli, sfumature, ed introspezione psicologica (sia quando recitano fra loro sia quando sono con Monsieur Poisson sia negli assolo). Ad ulteriore conferma e dimostrazione della loro bravura è il fatto che tutte e tre riescano egregiamente a tener testa (cosa tutt’altro che facile) ad uno Jacopo Bezzi decisamente strepitoso ed “ispirato” nel ruolo dell’investigatore privato Poisson.

La sua somiglianza con l’Hercule Poirot di Agatha Christie è quasi impressionante. Mutatis mutandis (cinema e teatro sono ovviamente due mondi differenti), ricordate Kirk Douglas con la barba rossa nel ruolo di Vincent van Gogh in Brama di vivere di Vincente Minnelli? O Anthony Quinn nel ruolo dell’armatore Onassis in Il magnate greco di Jack Lee Thompson? O ancora Ben Kingsley in quello di Gandhi nell’omonimo film di Richard Attenborough, Morgan Freeman in quello di Nelson Mandela in Invictus di Clint Eastwood, o Denzel Washington in quello di Malcom X nell’omonimo film di Spike Lee? Quelle performance in cui, oltre alla bravura dell’attore, si arriva ad una fusione totale fra interprete e personaggio, a tal punto che il pubblico è istintivamente indotto a dire: «È proprio lui».

Ecco, come Albert Finney (nel bellissimo Assassinio sull’Orient Express - 1974 - di Sidney Lumet), Peter Ustinov (Assassinio sul Nilo - 1978 - di John Guillermin, Delitto sotto il sole - 1982 - di Guy Hamilton, Appuntamento con la morte - 1988 - di Michael Winner ed i tre film tv Agatha Christie: 13 a tavola - 1985 - di Lou Antonio, Agatha Christie: Caccia al delitto - 1986 -di Clive Donner e Agatha Christie: Delitto in tre atti - 1986 - di Gary Nelson) e David Suchet (Ispettore capo Japp nel già citato Agatha Christie: 13 a tavola e poi “promosso” a Poirot in oltre settanta film tv girati fra il 1989 ed il 2013), in Assassinio a Casa Christie J. Bezzi è un Poisson/Poirot perfetto (stavolta francese, capovolgendo volutamente una fra le caratteristiche fondamentali che contraddistinguono il detective creato da Agatha Christie, ovverosia il fatto di esser belga e di essere orgoglioso delle sue origini a tal punto da offendersi ogni volta che qualcuno lo prende per francese): nel modo di fare, nel passo, nei movimenti, nella gestualità, nelle espressioni facciali, nella voce (con ottimo accento francese ed espressioni alla Poirot - “le cellule grigie” il “n’est ce pas” alla fine di molte frasi), nell’ironia.

Come in tutte le cose di questo mondo può darsi che anche questo spettacolo abbia qualche difetto, ma cercarli - e soprattutto trovarli - sarebbe impresa a dir poco ardua. Volendo si potrebbe “azzardarsi” a trovarne uno (se difetto si può definire!): quello di finire troppo presto, mentre lo spettatore è ancora totalmente immerso nelle atmosfere alla Agatha Christie e rimarrebbe volentieri seduto dov’è con gli occhi verso il palcoscenico per un’altra mezz’oretta.

Assassinio a casa Christie di Jacopo Bezzi (regia: Massimo Roberto Beato; regista assistente: Elisa Rocca; interpreti: Jacopo Bezzi, Sofia Chiappini, Gaia Petronio, Veronica Rivolta; musiche originali: Giorgio Stefanori; luci e fonica: Ferrante Cavazzuti; produzione: La Compagnia dei Masnadieri) rimarrà in scena al Teatro Spazio 18B fino a domenica 22 dicembre 2019.

Dopodiché lo sarà nuovamente da giovedì 26 a domenica 29 dicembre, con serata speciale di Capodanno (martedì 31) con doppia replica (ore 19 con aperitivo ed ore 21 con cena/buffet).

 

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Ultima modifica il Giovedì, 12/12/2019

Pubblicato in Teatro

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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