Elena Arvigo al Teatro Torlonia con Non domandarmi di me, Marta mia

Elena Arvigo al Teatro Torlonia con Non domandarmi di me, Marta mia foto Manuela Giusto
Debutterà venerdì 6 marzo 2020 al Teatro di Roma - via Lazzaro Spallanzani 1/A - a Roma la pièce di Katia Ippaso “Non domandarmi di me, Marta mia”, regia di Arturo Armone Caruso ed interpretata da Elena Arvigo.

«Nella calma allucinata di quella notte, dopo la rappresentazione, Marta si trova a dover fare i conti con il suo passato. L’attrice ha portato con sé le lettere che negli anni le ha scritto Pirandello dal 1926 al 1936 ma anche quelle che lei aveva indirizzato al suo Maestro. Le sparge sul letto e sul pavimento, vi si immerge, e rievoca così la loro storia, la storia di un rapporto elettivo, segreto per gli altri, e in una qualche forma incomprensibile, “un fatto d’esistenza”, annotava Pirandello in una lettera del ’29. È una notte di veglia, in cui si fa vivo non solo il fantasma di Pirandello, ma vengono chiamate a raccolta anche le immagini fantasmate di tutte le eroine pirandelliane (dalla Tuda di Diana e la Tuda alla Donata Genzi di Trovarsi, fino alla contessa Ilse de I Giganti della montagna) che il grande scrittore aveva inventato per lei, per la sua Marta» (Katia Ippaso)

Sul palcoscenico del Teatro Torlonia Elena Arvigo darà corpo e voce al carteggio fra Luigi Pirandello (1867-1936) e Marta Abba (1900-1988) con Non domandarmi di me, Marta mia, testo di Katia Ippaso, per la regia di Arturo Armone Caruso. Uno spettacolo che rievoca il rapporto elettivo dell’attrice con il suo maestro proprio nelle ore che seguono la morte di L. Pirandello. In quella notte non solo si fa vivo il fantasma dello scrittore siciliano, ma vengono chiamate a raccolta le eroine pirandelliane.

Non domandarmi di me, Marta mia si colloca in un preciso punto del tempo - il 10 dicembre del 1936, data della morte di Luigi Pirandello - ed in un preciso punto dello spazio, New York, dove Marta Abba stava recitando al Plymouth Theatre di Broadway. Quella sera, dopo aver fatto al pubblico l’annuncio dell’improvvisa scomparsa di Pirandello, alla fine dello spettacolo Marta Abba si trova da sola nella sua camera di Manhattan. Legge l’ultima lettera che Pirandello le aveva scritto, solo sei giorni prima della sua morte. In quella lettera, lo scrittore non accennava alla sua malattia.

La camera di Marta Abba è un caleidoscopico comporsi e scomporsi di inquadrature che inseguono il fluire del testo e della tessitura musicale, dove si va a delineare una storia umana, un amore appassionato, intellettuale e non solo, con una scrittura poetica che racconta un decennio attraverso uno scambio di lettere animate da sentimenti, teatro e distanza. Un viaggio notturno in una corrispondenza da cui affiora pulsante l’emozione ed il lungo, intenso e per molti versi doloroso rapporto fra Luigi Pirandello e Marta Abba. Sulla scena si intrecciano ed irrompono «i temi dell’impossibile fusione amorosa, del senso dell’arte, della vecchiaia inesorabile, della morte e della forma, anche quella dell’arte, che soffoca la vita, a suggerire il sentimento di una irrimediabile perdita, di una minaccia incombente, di un’epoca buia. Luigi Pirandello e Marta Abba si allontanano, dunque, all’infinito nella glaciale notte newyorkese, alla frontiera tra la vita e la morte, all’alba dell’immane catastrofe», riflette il regista Arturo Armone Caruso. «Un teatro d’ombre, con lettere, foto in bianco e nero, estratti filmati, nuvole che si addensano, in cui Pirandello si esprime tramite Marta Abba e viceversa. L’uno e l’altra, insieme. Incarnati».

Non domandarmi di me, Marta  mia di Katia Ippaso (regia: Arturo Armone Caruso; interprete: Elena Arvigo; musiche originali: Mariafausta; scene: Francesco Ghisu; disegno luci: Giuseppe Filipponio) rimarrà in scena al Teatro Torlonia fino a domenica 8 marzo 2020.

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Ultima modifica il Martedì, 03/03/2020

Pubblicato in Teatro

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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