Girasoli di Giovanni Arezzo e Alice Sgroi al Teatro Due

«Non è vero che da morti non si soffre, è solo diverso» (da Girasoli)
«È qui che comincia la nostra storia. Sarah è già morta, Sarah è appena morta. Eppure pensa e parla e soffre e vuole fumare e non sa dove si trova. Una zanzara, uno scarafaggio, una crepa sul muro - forse frutto della sua stessa fantasia - e quattro fogli di carta con su scritta la lettera (unica scenografia della mia messinscena), sono i suoi soli interlocutori. E poi c’è Lei, l’altra. L’amore infinito di Sarah, il suo centro e la sua musa. Nominata e invocata e maledetta, continuamente. Però, lei, in realtà non c’è, ed è proprio questo il dramma. Lei che c’era ma non abbastanza, che si fa aspettare invano, che sa amare ma non vuole, o vuole amare ma non sa. Per sensibile intelligenza teatrale e meravigliosa violenza emotiva, Alice Sgroi è la mia Sarah ideale, che si muove e agisce in un non-luogo deserto, incastrata nelle stesse debolezze della sua stessa esistenza, ma con una voglia matta e in qualche modo nuova di chiudere questo devastante cerchio di fuoco che le ha infiammato il cuore, tra i baci e gli schiaffi. Un cerchio che può chiudersi solo, come tradizione comanda, con una struggente e liberatoria lettera d’amore» (Giovanni Arezzo)
In scena, Alice Sgroi, diretta da Giovanni Arezzo (protagonista - insieme ad A. Sgroi medesima, Francesco Bernava, Egle Doria e Luca Fiorino - del superlativo Mein Kampf Kabarett di George Tabori, regia di Nicola Albert Orofino in scena al Teatro de’ Servi - via del Mortaro 22, all’angolo con via del Tritone - fino a mercoledì 6 novembre 2019) interpreta un monologo post-mortem in cui a parlare è Sarah M., attrice di teatro, donna sensibile, intelligente e talentuosa, distrutta dalla solitudine e dalla mancanza di amore.
Dopo essersi uccisa nel tentativo di liberarsi delle sue ossessioni, Sarah - non-morta e in un non-luogo definito solo dallo scorrere del tempo - si ritrova a dover fare i conti con i suoi mostri, perseguitata dai pensieri che sono stati causa del suo stesso suicidio. Fra ricordi, visioni, deliri e danze, Girasoli rappresenta un viaggio intimo fra le riflessioni di una donna appassionata e fragile, tanto in grado di dare amore quanto desiderosa di riceverne, a mezza strada fra dannazione e salvezza, e che si ritrova costretta a dover decidere il suo destino anche dopo la morte. Una grande e terribile storia di solitudine ed amore. Un amore “matto e disperatissimo”. L’amore è in grado di dare la vita, ma anche di toglierla, di guarire le ferite dell’anima o di colpirla a morte. È questo amore estremo, disumano, a rappresentare la goccia di veleno che, in tale gioco teatrale, fa “traboccare il vaso” già colmo di disagio e lacrime di Sarah.
Sarah è Sarah M., un’attrice di teatro non più giovanissima che soffre di depressione e disturbi della personalità, e che, dopo vari ricoveri coatti, decide di togliersi la vita impiccandosi nel bagno di casa sua nel corso dell’ennesima, insopportabile notte di solitudine, resa ancor più atroce da una straziante lettera di (non) amore, ricevuta poche ore avanti.
Girasoli di Giovanni Arezzo e Alice Sgroi (regia: G. Arezzo; assistente alla regia: Gabriella Caltabiano; interprete: A. Sgroi; disegno luci: Carmelo Lombardo; costumi: Grazia Cassetti; voce registrata: Claudia Fichera; progetto grafico: Maria Grazia Marano; produzione: Teatro Mobile di Catania) rimarrà in scena al Teatro Due fino a domenica 10 novembre 2019.
Ultima modifica il Sabato, 24/09/2022
Alessandro Poggiani
Ultimi da Alessandro Poggiani
- Leonardo Bocci con AO porta in scena comicità, ironia pungente e riflessione sociale
- Fonte Nuova ospita il progetto di CIAO LAB aps Facciamo Squadra - iniziative sportive e culturali contro il bullismo
- Change di Marco Zordan al Teatro Trastevere
- “La gabbia”, il romanzo d’esordio di Tess Kollen
- Guida pratica per coppie alla deriva al Teatro de’ Servi