I teatri sono luoghi sicuri: una petizione chiede di rivedere i limiti e le restrizioni

I teatri sono luoghi sicuri: una petizione chiede di rivedere i limiti e le restrizioni
C'è grandissima preoccupazione per un settore, quello del teatro, fra i più colpiti dalle restrizioni e dalle norme anti Covid.

La petizione è stata lanciata sulla piattaforma change.org dall'attore Alessandro Giova e rilanciata sui social anche da Barbara Minghetti sulla situazione drammatica dei teatri. Il nuovo Dpcm, atteso per giovedì 15 ottobre 2020, potrebbe inasprire ulteriormente le limitazioni di pubblico nei teatri. Con una nuova riduzione dei posti andrebbero compromessi tutti gli sforzi di questi tre/quattro mesi successivi al lungo periodo di lockdown degli scorsi marzo, aprile e maggio per adattarsi alle già ridotte capienze, un rischio reale che sta ovviamente gettando nel panico i direttori dei teatri e tutte le migliaia di persone che ci lavorano. Ecco dunque un grido in extremis più che giustificato, che merita molte riflessioni e non solo una firma.

«Il settore dello spettacolo, duramente colpito dall'emergenza sanitaria provocata dal Covid-19, si trova oggi a vivere una gravissima crisi che rischia di mettere in ginocchio l'intero settore produttivo e distributivo, con ricadute pesanti che potrebbero protrarsi ben oltre la crisi sanitaria. Con oltre 500 mila lavoratori e lavoratrici, oggi il mondo dello spettacolo è uno di quelli che soffre maggiormente questa crisi a causa di norme frettolose, divieti indifferenziati che non tengono conto delle specificità del settore e delle modalità di fruizione degli spettacoli dal vivo». 

«Nei giorni scorsi», scrive ancora Gioia su change.org, «ho pubblicato sul mio profilo social un post indirizzato al Presidente Giuseppe Conte, al MiBACT e ai Ministri Franceschini e Speranza, per condividere la mia recente esperienza diretta come spettatore e come utente del servizio del trasporto pubblico di Roma, trovando che vi sia un eccessivo accanimento nei confronti dell'attività teatrale e invitando ad una revisione dei limiti imposti alla stessa in ragione delle particolarità uniche dell'evento teatrale. Il post è stato attualmente condiviso da oltre 1200 persone che sposano la causa e credono che vi sia qualcosa da rivedere».

 

Perché il Teatro è diverso da altre attività al chiuso?

«Uno dei maggiori punti da analizzare è la valutazione di un indice di rischio oggettivo dell'evento teatrale. Non risultato, ad oggi, notizie di focolai esplosi partendo dalle platee teatrali e come riportato nella mia esperienza, il teatro è un luogo che si presta a pochi contatti diretti in quanto:

la sua fruizione avviene immobili:

non vi sono contatti con altri spettatori;

la fruizione dello spettacolo avviene senza spostamenti dal proprio posto;

non si parla e non si toccano gli altri spettatori;

di norma vi è un solo evento al giorno, e questo facilita le operazioni di sanificazione della sala tra un evento e l’altro».

«Inoltre nelle sale teatrali ho potuto osservare la più rigorosa osservanza delle regole in fatto di: misurazione della temperatura, raccolta dei nominativi, utilizzo della mascherina, distanziamento e fila all'ingresso in sala. Noi lavoratori dello spettacolo, seppur categoria fragile, abbiamo messo in campo il massimo sforzo cooperativo con le autorità al fine di contenere l'epidemia. Alla luce delle crescenti difficoltà e in virtù dell'unicità degli eventi teatrali, nonché della serietà e collaborazione che noi operatori abbiamo dimostrato sia come parte attiva e produttiva, sia quando ci troviamo ad essere noi stessi spettatori, chiediamo che vengano valutate e adottate misure urgenti per salvare il settore da una crisi senza precedenti. Noi mettiamo il nostro sudore e il nostro sacrificio, alla politica chiediamo di non operare divieti indifferenziati ma di valutare delle norme specifiche per settori specifici».

 

Pertanto chiediamo non solo che vengano innalzati i limiti all'ingresso in sala, ma che vengano valutate norme e obblighi specifici che non compromettano la gestione ma facilitino tracciamento e contenimento dell’epidemia.

Fermo restando l'obbligo della mascherina, della misurazione della temperatura e dell'igienizzazione delle mani all'ingresso, chiediamo e mettiamo sul tavolo della discussione:

Innalzamento dei limiti almeno fino al 70/80% della capienza massima:

1. Incondizionatamente per tutte le sale sotto i 200 posti;

2. Per le sale oltre i 200 posti che adottino le seguenti misure:

Interruzione del servizio di guardaroba per evitare assembramenti;

biglietti elettronici e prenotazioni online per evitare contatto col personale di sala (in larga misura questo già avviene); 

spettacoli privi di intervallo e/o limitata durata degli intervalli senza allontanamento del pubblico;

spettacoli che rientrino in un certo limite di durata;

ingressi scaglionati in gruppi per l'entrata e differenziati per settore;

uscita ordinata con il personale di sala che provvede a far uscire ordinatamente il pubblico una fila per volta;

 

«Crediamo dunque che qualora vengano rispettati questi accorgimenti e si limitino le possibilità di contatto, la semplice vicinanza in sala non possa costituire da sola attività ad alto rischio, essendo la fruizione immobile, temporanea e priva di contatto. Abbiamo bisogno di interventi mirati, di autentiche soluzioni e per soluzioni intendiamo sedersi ad un tavolo con le parti, capire specificità e criticità di ogni attività e dare delle regole specifiche che permettano il regolare svolgimento in sicurezza, per limitare non solo i danni sanitari, ma anche quelli economici. Siamo coscienti dell’enorme sforzo che le autorità stanno portando avanti per affrontare questa emergenza, ma al tempo stesso conosciamo il nostro lavoro. Al mondo politico chiediamo coraggio e scelte non unilaterali».

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Ultima modifica il Lunedì, 12/10/2020

Pubblicato in Teatro

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


 


 

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