Il deserto dei Tartari. La fortezza al Teatro Spazio 18B a Roma ed al Teatro Galleria Toledo a Napoli

Il deserto dei Tartari. La fortezza al Teatro Spazio 18B a Roma ed al Teatro Galleria Toledo a Napoli
Andrà in scena da giovedì 14 a domenica 17 ottobre 2021 al Teatro Spazio 18B a Roma - via Rosa Raimondi Garibaldi 18/b, in zona Garbatella - e da giovedì 4 a domenica 7 novembre al Teatro Galleria Toledo a Napoli - via Concezione a Montecalvario 34 - la pièce “Il deserto dei Tartari. La fortezza”, tratta dal romanzo omonimo di D. Buzzati, drammaturgia e adattamento di Massimo Roberto Beato, regia di Jacopo Bezzi ed interpretata da M. R. Beato, Alberto Melone e Alessandro Lori.

Dopo il successo di critica e di pubblico della stagione 2019/20 - che, come purtroppo tutti sappiamo, è stata bruscamente interrotta fra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2020 a causa dell’emergenza sanitaria connessa alla pandemia Covid-19 - torna in scena prima a Roma al Teatro Spazio 18B dal 14 al 17 ottobre, e poi a Napoli presso Galleria Toledo - teatro stabile di innovazione, dal 4 al 7 novembre, Il deserto dei Tartari. La fortezza, spettacolo diretto da Jacopo Bezzi.

Massimo Roberto Beato cura l’adattamento della vicenda, ideata da Dino Buzzati, del Maggiore Giovanni Drogo rievocata nella stanza della locanda in cui è giunto, malato, costretto suo malgrado, a lasciare la Fortezza sotto assedio.

Drogo, seduto su una poltrona, mentre osserva fuori dalla finestra la sera e la notte incombente, in quest’ultimo atto di lucidità che precede la sua morte - e che lui vive come la sua “vera battaglia” - procede a ritroso con la mente per approdare a vari momenti della sua vita e domandarsi se essa poteva o doveva esser vissuta diversamente.

Il protagonista è lui, il Tenente Giovanni Drogo, neodiplomato all’Accademia Reale, pronto a prendere servizio alla Fortezza Bastiani, sua prima destinazione. Si agitano in lui sentimenti contrastanti: la pena di lasciare la casa materna, la vita comoda della città e la sensazione che grandi eventi lo stiano aspettando. Tuttavia, una volta giunto, una nuova indistinta malattia si impossessa lentamente di lui: è l’effetto della malìa esercitata dal deserto che si intravvede dalla Ridotta Nuova al confine con il Nord, e dell’infinita attesa dei Tartari, popolo misterioso e leggendario che potrebbe attaccare da un momento all’altro, immortalando gli abitanti della Fortezza in un destino di gloria.

Primo capitolo della “Trilogia degli sconfitti” - progetto di ricerca triennale a cura de “La Compagnia dei Masnadieri” di indagine sulla generazione nata a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, attraverso gli echi e gli spunti offerti sia dalla letteratura classica sia dalla drammaturgia contemporanea - Il deserto dei Tartari offre l’occasione, attraverso il personaggio di Drogo, di riflettere sul destino degli “anti-soggetti”, coloro i quali, sia pur incapaci di adattarsi a un mondo di cui non comprendono le regole, sono destinati a viverci. Più o meno consapevoli di esser l’incarnazione di una cultura minoritaria e inesorabilmente condannati al fallimento quando tentano di opporsi all’arbitrarietà ed inconsistenza della vita, questi personaggi riescono a realizzare il proprio destino nel momento in cui accettano di combattere, fino in fondo, la battaglia degli sconfitti: consci delle circostanze date, essi ingaggiano una costante lotta interiore, dagli esiti incerti, per trasformare in atti consapevoli gli ideali superiori di cui sono portatori.

Il deserto dei Tartari rappresenta una riflessione infinitamente malinconica sul tempo che scorre inesorabile, senza che l’uomo ne abbia percezione nel suo distillare goccia dopo goccia la vita. In un luogo grigio e placido come la Fortezza Bastiani, sorvegliando l’immobile deserto da cui un giorno o l’altro potrebbero spuntare i temuti Tartari, il tempo sembra non passar mai e il Tenente Drogo (Alberto Melone) appena ventenne, ritiene una punizione l’esser stato assegnato di guardia in un posto così ostile. Solo il rapporto sempre più simile, forse, ad un’amicizia con il capitano Ortiz (interpretato da Massimo Roberto Beato), il suo diretto superiore, lo consola dai giorni sempre più simili fra loro, fino a quando finalmente qualche cosa muove.

Nella regia esiste un’impostazione ben definita nel gestire la prossemica fra gli attori, nel forgiarli in un corpo che diventa per prima cosa strumento drammaturgico ed anche scenografico. I tre sono distintamente caratterizzati, accomunati solo dai movimenti cadenzati, quasi fossero soldatini a carica o marionette, imbrigliati nel codice militaresco che impone rigidità e fissità nei movimenti così come nelle parole. L’andamento dei dialoghi segue una modulazione ben delineata, scandendo ogni episodio della vicenda con l’ausilio di fermo immagine accompagnati dalle musiche originali di Giorgio Stefanori. Tre attori soli, dunque, due fra i quali calzano i panni dello stesso personaggio per tutto lo spettacolo mentre Alessandro Lori è una sorta di “jolly”, impegnato nell’interpretazione delle numerose figure di contorno con le quali Drogo entra in contatto, partendo dal dottore che vuole esimerlo dal servizio alla Fortezza, al sarto al quale chiede un mantello, e addirittura alla ragazza che aveva sperato di amare ancora nel corso del suo breve congedo breve congedo in città.

 

Il deserto dei Tartari. La fortezza, tratto dal celebre romanzo omonimo di Dino Buzzati (drammaturgia e adattamento: Massimo Roberto Beato; regia: Jacopo Bezzi; aiuto regia: Ferrante Cavazzuti; assistente alla regia: Federico Malvaldi; interpreti: M. R. Beato, Alberto Melone, Alessandro Lori; musiche originali: Giorgio Stefanori; produzione: La Compagnia dei Masnadieri) - portato al cinema negli anni Settanta con il celebre film diretto da Valerio Zurlini ed interpretato da  Jacques Perrin, Max von Sydow, Vittorio Gassman, Giuliano Gemma, Philippe Noiret, Jean-Louis Trintignant e Francisco Rabal - andrà in scena al Teatro Spazio 18B a Roma da giovedì 14 a domenica 17 ottobre 2021 e poi al Teatro Galleria Toledo a Napoli da giovedì 4 a domenica 7 novembre.

Letto 165 volte

Ultima modifica il Mercoledì, 13/10/2021

Pubblicato in Teatro

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


 


 

Agrpress

AgrPress è una testata online, registrata al Tribunale di Roma nel 2011, frutto dell’impegno collettivo di giornalisti, fotografi, videomakers, artisti, curatori, ma anche professionisti di diverse discipline che mettono a disposizione il loro lavoro per la realizzazione di questo spazio di informazione e approfondimento libero, autonomo e gratuito.

Noi e i nostri fornitori archiviamo informazioni quali cookie su un dispositivo (e/o vi accediamo) e trattiamo i dati personali, quali gli identificativi unici e informazioni generali inviate da un dispositivo, per personalizzare gli annunci e i contenuti, misurare le prestazioni di annunci e contenuti, ricavare informazioni sul pubblico e anche per sviluppare e migliorare i prodotti. Accettando o continuando a navigare su questo sito con la tua autorizzazione noi e i nostri fornitori possiamo utilizzare tali dati. MAGGIORI INFORMAZIONI