Lingua matrigna al Teatro Tordinona

Lingua matrigna al Teatro Tordinona
Debutterà martedì 26 aprile 2022 alle ore 21.00 al Teatro Tordinona – via degli Acquasparta, 16 – la pièce “Lingua matrigna”, tratta da “L’analfabeta” di Agota Kristof, regia di Marinella Anaclerio ed interpretata da Patrizia Labianca.

«...sono tornata analfabeta. Io che leggevo già a quattro anni. [...] All’età di ventisette anni mi iscrivo ai corsi estivi dell’Università di Neuchàtel, per imparare a leggere».

Dal 26 al 30 aprile va in scena al Teatro Tordinona Lingua matrigna, spettacolo tratto da  L’Analfabeta di Agota Kristof, diretto da Marinella Anaclerio ed interpretato da Patrizia Labianca.

È notte, Agota è sola nella sua casa con un registratore e, come Krapp o come un medico legale nel corso di un’autopsia, passa a setaccio la sua vita… o meglio la misura, nelle sue perdite e nelle sue conquiste. Lo spettatore/spettatrice assiste al suo tirar le somme sulla sua vita, la vita di una profuga che mai è riuscita a smettere di pensare di esser fuori luogo, fuori dal suo luogo.

Agota Kristof è nata in Ungheria nel 1935 (muore a Neuchâtel, in Svizzera, nel 2011). Il padre è un insegnante, l’unico del suo piccolo paese. All’età di quattordici anni entra in collegio. Nel ’56 abbandona clandestinamente l’Ungheria. È la storia di una bambina, poi ragazza e poi donna, costretta a lasciare la sua terra natale insieme al marito ed alla figlia neonata, quando l’Armata rossa invade l’Ungheria per sedare le rivolte popolari, e che si rifugia in Svizzera. Sfida il freddo, la povertà, la sofferenza, la fame, la solitudine e la mancanza di qualcosa che, in una situazione come quella dell’autrice, potrebbe esser considerata secondaria, mentre invece non lo è affatto: la conoscenza della lingua. Con la perdita della Madre Patria, si diventa orfani della Madre Lingua. «Come spiegargli, senza offenderlo, e con le poche parole che so di francese, che il suo bel paese non è altro che un Deserto, per noi rifugiati, un deserto che dobbiamo attraversare per giungere a quella che chiamiamo “integrazione”, “assimilazione”?».

In questa autobiografia, scarna ma precisa come è il suo stile, Agota Kristof analizza e racconta la natura del suo disagio più grande nella condizione di profuga: la perdita di identità intellettuale. Incapace di esprimersi e di comprendere cosa avviene attorno a lei, non conoscendo il francese, si definisce muta e sorda. Ed è questo che la messa in scena ha l’obiettivo di urlare in silenzio allo spettatore/spettatrice qual è lo stato d’animo di urgenza comunicativa non sorretta da mezzi espressivi adeguati, l’inquietudine di chi approda da profugo in terra straniera, chi da anziano non è messo nelle condizioni di comprendere i nuovi mezzi di comunicazione pur costretto ad usarli, o ancor più semplicemente l’incomunicabilità fra generazioni differenti, come fra Agota e sua madre. Poche le parole che si scambiavano nella sua infanzia, nessuna nella sua giovinezza in collegio e poi oltre confine... fino ritrovarsi entrambe orfane di madre genitrice e madre lingua insieme, lontane da quel posto «dove ogni cosa aveva un nome noto, ogni stato emotivo aveva delle parole per descriverlo».

​«La Nostra Analfabeta parla al pubblico per ricordarsi quanta strada ha percorso prima di avere la gratificazione di vedere le proprie opere tradotte da altri in tutto il mondo», annotano Patrizia Labianca e Marinella Anaclerio. «Per ricordare ed incoraggiare quanti come lei, orfani di Terra e di Lingua devono ricominciare in età adulta con l’alfabeto della Lingua Matrigna. Ogni parola ha una radice e questa germoglia in noi sin dalla vita intrauterina, ascoltando il mondo che ci circonda... strappati da quel mondo si cerca di restare a galla in acque sconosciute. Come sopravvivere senza disintegrarsi ma integrandosi? Ed è proprio lo Scrivere che, in esilio, diventa il suo mezzo per navigare nelle acque sconosciute di una nuova cultura, il suo modo per sopportare gli anni tanto odiati, quelli in una fabbrica di orologi dove sente soltanto il ritmo delle macchine e a quel ritmo deve adeguarsi. E decide di farlo proprio nella lingua francese, che così tanto prima aveva detestato: leggere e scrivere è, per lei, “una malattia”, un bisogno impellente. “questa lingua, il francese, non l’ho scelta io. Mi è stata imposta dal caso, dalle circostanze. So che non riuscirò mai a scrivere come scrivono gli scrittori francesi di nascita. Ma scriverò come meglio potrò. È una sfida. La sfida di un Analfabeta».

 

La pièce Lingua matrigna, tratta da L’analfabeta di Agota Kristof - progetto e regia: Marinella Anaclerio; interprete: Patrizia Labianca; organizzazione: Dario Giliberti; produzione: Compagnia del Sole - rimarrà in scena al Teatro Tordinona fino a sabato 30 aprile 2022. 

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Pubblicato in Teatro

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.