Mein Kampf Kabarett di George Tabori debutta al Teatro de’ Servi

Mein Kampf Kabarett di George Tabori debutta al Teatro de’ Servi foto Gianluigi Primaverile
Ha debuttato con notevole affluenza di pubblico lunedì 4 novembre 2019 al Teatro de’ Servi - via del Mortaro 22, all’angolo con via del Tritone - la pièce di George Tabori “Mein Kampf Kabarett”, regia di Nicola Alberto Orofino ed interpretata da Giovanni Arezzo, Francesco Bernava, Egle Doria, Luca Fiorino e Alice Sgroi.

«Ho aggiunto il sottotitolo Kabarett, al titolo Mein Kampf del testo di Tabori. Il Kabarett, da un punto di vista tematico e stilistico faceva spessissimo uso della satira, soprattutto affrontando argomenti legati alla società e alla politica, non ultimo il nazismo. Inoltre l’antisemitismo dilagante in quegli anni colpì duramente anche la comunità degli artisti del Kabarett, perché molti di loro erano ebrei. L’ironia a tratti feroce che pervade il testo, mi ha fatto pensare che questa forma di spettacolo tanto si avvicina allo spirito dell’opera. Infine ho preferito usare il termine Kabarett a Cabaret nel rispetto di una differenziazione proposta dagli stessi studiosi e artisti tedeschi dell’epoca: cabaret indica solo gli spettacoli più piccanti e di grana grossa, mentre il termine Kabarett sarebbe riservato agli intrattenimenti di satira sociale e politica. E intrattenimento di satira sociale e politica mi sembra la definizione più giusta per il tipo di lavoro intrapreso» (Nicola Alberto Orofino)

Ha debuttato a Roma al Teatro de’ Servi, nell’ambito della stagione “Fuoriclasse”, dedicata alla drammaturgia contemporanea Mein Kampf Kabarett di George Tabori, con la regia di Nicola Alberto Orofino.

Un ragazzo con la passione della pittura, arriva da Braunau sull’Inn a Vienna per tentare l’esame di ammissione all’Accademia di Belle Arti. Squattrinato ed infreddolito trova rifugio in un dormitorio in cui vivono gli ebrei Lobkowitz e Herzl. Una storia come tante, se non fosse che quel ragazzo altri non è che l’uomo che, molti anni dopo, avrebbe abolito ogni libertà in Germania, causato un conflitto mondiale ed ucciso sei milioni di ebrei.

Mein Kampt  Kabarett di George Tabori è un testo complesso, ricco di riferimenti storici, intellettuali e religiosi. Giovanni Arezzo, Francesco Bernava, Egle Doria, Luca Fiorino e Alice Sgroi portano in scena una gigantesca riflessione sul senso della vita e della morte, della storia e della fantasia, della verità e della bugia. Niente è come sembra perché tutto si fonde, tutto si può dire, tutto può avvenire, tutto si può fare dentro l’ospizio della signora Merschmeyer, in vicolo del Sangue a Vienna.

L’ebreo Herzl conduce il gioco. Lui che è un grande bugiardo, trascorre il tempo ad aspettare. L’attesa, condizione esistenziale ebraica, è il suo modo di vivere la vita.

Nell’attesa e nel dubbio esplodono fantasia e creatività: le bugie diventano l’unico nutrimento irrinunciabile dell’ebreo Herzl. Da lui e con lui prorompono in palcoscenico un ventaglio di personaggi straordinari, forse frutto della sua fantasia. L’ebreo Lobkowitz che crede di essere Dio, la vergine Gretchen, la più intima proiezione di Herzl, sogno d’amore e nello stesso tempo di erotismo, rappresentante di un mondo femminile che vorrebbe appagarlo ma lo spaventa. Le giornate scorrono all’interno dell’ospizio viennese, le relazioni sempre più forti, le riflessioni sempre più argute, e, quando sembra che un’improbabile quanto auspicabile amicizia fra l’ebreo Herzl e il giovane “ariano” di Braunau sull’Inn sia ormai nata, arriva la signora Morte per prendersi il futuro Führer come suo aiutante. La Storia non si modifica, il futuro degli uomini è segnato nel taccuino che la cieca signora dell’Aldilà consulta per avvisare i clienti del fatto che la loro ora è giunta. Il senso della Storia rimane interdetto, meraviglie e orrori del passato e del futuro che verrà, non potranno trovare spiegazioni umane.

Mein Kampf Kabarett, rovesciando completamente il celebre e famigerato libro del Führer, rappresenta una lezione di vita. Perché di attesa e d’incapacità di leggere e riflettere in modo lucido e razionale sugli avvenimenti della nostra esistenza, di frustrazioni ed inumanità, di bramosia di potere e leaderismo, oggi come ieri sono ammalati in molti. In un contesto di questo tipo, anche oggi tutto può avvenire, esattamente come in quell’epoca poi non così lontana.

György Tábori (1914 - 2007) - meglio noto come George Tabori - nasce a Budapest in una famiglia di intellettuali ebrei, secondo figlio del giornalista, scrittore e storico dilettante Cornelius Tábori (1879-1944). Poiché sua madre Elsa (1889-1963) era figlia di un medico austriaco, Tabori cresce bilingue.

Dopo l'esame di scuola superiore (1932) il padre lo invia a Berlino, dove Tabori frequenta per un anno e mezzo una scuola per l'insegnamento di gestione alberghiera. A Berlino assiste ai primi discorsi di Hitler. Costretto a lasciare la Germania a causa della sua origine ebraica, nel ’35 torna a Budapest per frequentare l’università, ma l’anno seguente emigra a Londra con suo fratello maggiore Paul (1908-1974).

In Inghilterra in un primo tempo lavora come giornalista per la BBC e come traduttore. Dal ’39 al ’41 è inviato speciale a Sofia e ad Istanbul. Nel ’41 riceve la cittadinanza britannica. Dal ’43 è corrispondente di guerra e ufficiale dei servizi segreti dell'esercito britannico.

Sua madre e suo fratello Paul riescono a sfuggire ai nazisti, ma suo padre muore ad Auschwitz nel ’44. L’anno seguente finisce Sotto la pietra, il suo primo romanzo.

Nel’ 47 fa un viaggio negli Stati Uniti. L’idea originaria era quella di rimanervi per qualche mese, ma vi rimarrà per circa vent’anni. Lavora come sceneggiatore e drammaturgo ad Hollywood, dove conserva i contatti con scrittori ed altri studiosi tedeschi in esilio (Thomas Mann - 1875-1955 -, Lion Feuchtwanger - 1884-1958 -, Bertolt Brecht - 1898-1956 - ed altri).

Ad Hollywood scriver sceneggiature per il cinema, lavorando con registi quali Richard Brooks (La rivolta - 1950 -, con Cary Grant, Paula Raymond, José Ferrer e Gilbert Roland), Charles Vidor (Bagliori ad Oriente - 1952 -, con Alan Ladd, Deborah Kerr, Charles Boyer e Corinne Calvet),  Alfred Hitchcock (Io confesso - 1953 -, con Montgomery Clift, Anne Baxter e Karl Malden), Anatole Litvak (Il viaggio - 1959 -, con Yul Brynner, Deborah Kerr, Jason Robards, Robert Morley, E. G. Marshall, Anouk Aimée, Senta Berger e Ron Howard bambino - al suo esordio cinematografico), Joseph Losey (Cerimonia segreta - 1968 -, con Elizabeth Taylor, Robert Mitchum e Mia Farrow).

Traduce opere di B. Brecht e di Max Frisch. Nel ’55 esordisce alla regia e, circa quarant’anni dopo, scriverà e dirigerà, Tabori in Auschwitz (1994).

Alla fine del ’60, porta le sue opere teatrali e le pièces di B. Brecht in numerose università e colleges. All’Università della Pennsylvania insegna in corsi di scrittura drammatica. Due opere teatrali di Tabori in lingua inglese (The Cannibals e Pinkville) furono messe in scena da Wynn Handman all’American Place Theater di New York dal ’68 al ’70.

Nel’69 fa ritorno in Europa e, due anni dopo, si trasferisce nella Germania Ovest. Nel ’75 fonda il Bremer Theaterlabor (Teatro laboratorio di Brema). Qualche anno dopo si trasferisce a Monaco di Baviera, dove mette in scena spettacoli come Aspettando Godot di Samuel Beckett e Medea di Euripide.

Nell’86 allestisce la sua prima opera lirica (I pagliacci di Ruggero Leoncavallo) al Teatro dell’Opera di Vienna. Tuttavia, l’apice della sua carriera sarà al Burgtheater di Vienna, sotto la guida di Claus Peymann.

George Tabori muore a Berlino nel luglio 2007 a novantatré anni. Riposa nel cimitero di Dorotheenstadt.

Mein Kampf Kabarett di George Tabori (regia: Nicola Alberto Orofino; assistente alla regia: Gabriella Caltabiano; interpreti: Giovanni Arezzo, Francesco Bernava, Egle Doria, Luca Fiorino, Alice Sgroi; scene e costumi: Cristina Ipsaro Passione; organizzazione: Filippo Trepepi; produzione: Mezzaria Teatro) rimarrà in scena al Teatro de’ Servi fino a mercoledì 6 novembre 2019.

 

Dopodiché la stagione “Fuoriclasse” 2019/2020 del Teatro de’ Servi, in collaborazione con il Teatro Spazio 18B (via Rosa Raimondi Garibaldi 18/b, in zona Garbatella), proseguirà con Mummy di Renato Civiello e Chiara Arrigoni (regia: Renato Civiello; interpreti: Marial Bajima Riva, Caterina Bonanni, Renato Civiello, Massimo Leone), in scena da lunedì 16 a mercoledì 18 dicembre 2019.

Il nuovo anno si aprirà con Nevrotika vol. 1-2-3 di Fabiana Fazio (regia: Fabiana Fazio; interpreti: Fabiana Fazio, Valeria Frallicciardi, Giulia Musciacco), in scena da lunedì 6 a mercoledì 8 gennaio 2020 e proseguirà con Il deserto dei tartari, tratto dal celebre e omonimo libro di Dino Buzzati (regia: Elisa Rocca; interpreti: Massimo Roberto Beato, Alberto Melone, Matteo Tanganelli), in scena da lunedì 27 a mercoledì 29 gennaio 2020;

My life di Mirko Corradini (regia: Mirko Corradini; interpreti: Laurent Gjeci, Emilia Bonomi), da lunedì 17 a mercoledì 19 febbraio 2020; Clown-destini di POST-IT 33 (regia: Francesco Ragosta; interpreti: Giorgia Lunghi, Mariano Viggiano, Marco Allegretti, Salvatore Riggi, Nicolas Varisco), da lunedì 9 a mercoledì 11 marzo 2020; Petrolio. Una storia a colori di Beatrice Gattai (regia: Alessio Di Clemente; interpreti: Beatrice Gattai, Antonio De Matteo, Francesco Centorame), da lunedì 30 a mercoledì 1° aprile 2020;

Naufragio di Alessandro Businaro e Irene Gandolfi (regia: Alessandro Businaro, Irene Gandolfi; interpreti: Grazia Capraro, Alessandro Businaro), in scena da lunedì 20 a mercoledì 22 aprile 2020.

A concludere la stagione “Fuoriclasse” (da lunedì 11 a mercoledì 13 maggio 2020) sarà poi lo spettacolo vincitore del Premio “Fuoriclasse” della stagione 2018-19, ovverosia Vox Family di Francesco Petruzzelli (regia: F. Petruzzelli; interpreti:Lorenzo Parrotto, Carlotta Mangione, Roberta Azzarone, Irene Ciani, Giulia Gallone, Michele Lisi, Luigi Biava).

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Ultima modifica il Martedì, 05/11/2019

Pubblicato in Teatro

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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