Mummy di Dario Postiglione debutta al Teatro de’ Servi

Mummy di Dario Postiglione debutta al Teatro de’ Servi
Ha debuttato lunedì 16 dicembre 2019 al Teatro de’ Servi - via del Mortaro 22, all’angolo con via del Tritone - a Roma la pièce di Dario Postiglione “Mummy”, regia di Renato Civello ed interpretata da Marial Bajma Riva, Caterina Bonanni, Renato Civello e Fabrizio Milano.

«L’equilibrio tranquillizza, ma la pazzia è più interessante» (Bertrand Russell)

«Lo spettacolo è un circo di emozioni e colori in cui scienza e filosofia si mescolano ponendo importanti dubbi nello spettatore. Cosa è giusto e cosa no? Cosa sono veramente il bene e il male? Tante le domande e tanti i meccanismi che accompagnano i personaggi in cui ognuno di noi si può rispecchiare, personaggi che rendono costante e “ripetitivo” il nostro “essere umani”: senza epoca e senza contesto. Uno degli aspetti che più amo della vita è il doppio: nulla è mai come sembra, c’è sempre un lato diverso in ogni cosa. Nello spettacolo si ride e si piange allo stesso tempo. Si ride attraverso il ridicolo che comincia a delineare e caratterizzare i personaggi, in situazioni inverosimili che non smettono di stupire; si piange amando Lucy, una figura che incarna in qualche modo ogni aspetto dell’umanità» (Renato Civello)

In scena al Teatro de’ Servi, nell’ambito della Stagione Fuoriclasse dedicata alla drammaturgia contemporanea, Mummy di Dario Postiglione, regia di Renato Civello.

Lo spettacolo, nato nel 2015 in occasione del Festival “Contaminazioni” organizzato dall’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e tratto da Figura Materna di A. Ayckbourn, è stato ampliato e totalmente riscritto.

Marial Bajma Riva, Caterina Bonanni, Renato Civello, Fabrizio Milano sono pertanto i protagonisti di un testo completamente inedito, ispirato al genere tragicomico ed ambientato in un mondo surreale, ma, nonostante tutto, incredibilmente vicino a noi.

In un appartamento asettico, una donna tagliata fuori dal mondo ripete ossessivamente le sue mansioni domestiche, riordina, prepara colazioni per dei bambini di cui si vedono solo le tracce. Quando una coppia irrompe nella sua routine, presentandosi come i nuovi vicini di casa, l’equilibrio s’incrina. La fissazione della donna per l’infanzia ha un qualcosa di morboso: i vicini provano ad assecondarla, ma vengono trascinati in un vortice di assurdità e ridicoli malintesi, che fa virare la comicità verso il grottesco. Tuttavia, nel frattempo, segni incongrui inducono a pensare che, dietro al velo di un esaurimento piccolo-borghese, la realtà sia tutt’altra: da quanto tempo la donna è chiusa in casa? Cosa sanno i vicini? Dove sono i bambini? Perché il tempo sembra essersi fermato come in un carillon? Qualcosa sembrerebbe indicare che questo non è il nostro mondo, o quantomeno che non lo è del tutto (forse ne è solo il negativo comico e cupo, in cui i concetti di maternità, umanità, ragione e follia vengono radicalmente messi in discussione).   

Il distopico mondo in cui vivono i personaggi, è surreale ma ciononostante molto vicino alla nostra quotidianità. In questo grottesco microcosmo ogni elemento ha una doppia faccia, ogni cosa è differente da quel che sembra, proprio come avviene per la nostra vita. Ed è così che il pubblico viene accompagnato in un onirico viaggio il cui il traguardo nasconde qualcosa di molto più cupo. L’assurda comicità si evolve in grottesco, la spensieratezza in dramma. Ogni personaggio pone importanti quesiti e la tenera signora Lucy è forse vittima di qualcosa di più grande e crudele, qualcosa di inimmaginabile che potrebbe non essere poi così lontano dalla realtà, vittima della società stessa, di chi guarda e di chi ascolta, o di chi semplicemente entra in casa per un caffè.

Mummy è un vortice di emozioni e di sorprese, in cui un linguaggio ricco di vari “espedienti” e metafore la fa da padrone. Nel frattempo la follia è ovunque nel meccanismo “futuristico” in cui ha luogo la vicenda, ogni tassello è al punto giusto in una perfetta “piramide” più grande di noi. Per far crollare un mondo basta togliere un mattone; per modificare un intero punto di vista, cambiare un dettaglio.

Mummy di Dario Postiglione (regia: Renato Civello; interpreti:Marial Bajma Riva, Caterina Bonanni, Renato Civello, Fabrizio Milano; scene e costumi: Annalisa Poiese; produzione: La Compagnia dei Masnadieri) rimarrà in scena al Teatro de’ Servi fino a mercoledì 18 dicembre 2019.

Dopodiché la stagione “Fuoriclasse” (in collaborazione con il Teatro Spazio 18B - via Rosa Raimondi Garibaldi 18/b, in zona Garbatella) 2019/2020 del Teatro de’ Servi proseguirà nel nuovo anno con Nevrotika vol. 1-2-3 di Fabiana Fazio (regia: Fabiana Fazio; interpreti: Fabiana Fazio, Valeria Frallicciardi, Giulia Musciacco), in scena da lunedì 6 a mercoledì 8 gennaio 2020.

Si proseguirà con Il deserto dei tartari (regia: Elisa Rocca; interpreti: Massimo Roberto Beato, Alberto Melone, Matteo Tanganelli), tratto dal celebre e omonimo libro di Dino Buzzati in scena da lunedì 27 a mercoledì 29 gennaio 2020;

My life di Mirko Corradini (regia: Mirko Corradini; interpreti: Laurent Gjeci, Emilia Bonomi), da lunedì 17 a mercoledì 19 febbraio 2020; Clown-destini di POST-IT 33 (regia: Francesco Ragosta; interpreti: Giorgia Lunghi, Mariano Viggiano, Marco Allegretti, Salvatore Riggi, Nicolas Varisco), da lunedì 9 a mercoledì 11 marzo 2020;

Petrolio. Una storia a colori di Beatrice Gattai (regia: Alessio Di Clemente; interpreti: Beatrice Gattai, Antonio De Matteo, Francesco Centorame), da lunedì 30 a mercoledì 1° aprile 2020;

Naufragio di Alessandro Businaro e Irene Gandolfi (regia: Alessandro Businaro, Irene Gandolfi; interpreti: Grazia Capraro, Alessandro Businaro), in scena da lunedì 20 a mercoledì 22 aprile 2020.

A concludere la stagione “Fuoriclasse” (da lunedì 11 a mercoledì 13 maggio 2020) sarà poi lo spettacolo vincitore del Premio “Fuoriclasse” della stagione 2018-19, ovverosia Vox Family di Francesco Petruzzelli (regia: F. Petruzzelli; interpreti: Lorenzo Parrotto, Carlotta Mangione, Roberta Azzarone, Irene Ciani, Giulia Gallone, Michele Lisi, Luigi Biava).

 

 

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Ultima modifica il Sabato, 24/09/2022

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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