Nasce Atlantide 2.0.2.1.

Nasce Atlantide 2.0.2.1.
 Lunedì 22 febbraio 2021 alle ore 18.00, ad un anno esatto dalla prima chiusura dei teatri in Italia, sui canali social di "Atlantide 2.0.2.1." ventitré artisti e artiste presenteranno un continente indipendente abitato da artisti della scena e delle arti contemporanee.

Elena Arvigo, Elvira Scorza, Elena Gigliotti, Caterina Gramaglia, Fabrizio Martorelli, Francesco Bolo, Alessandro Averone, Monica Nappo, Cristina Perico, Valentina Banci, Mimosa Campironi, Geremia Longobardo, Emanuela Rolla, Orlando Cinque, Simone Faloppa, Matteo Alfonso, Monica Santori, Giovanni Arezzo, Roberta Lidia De Stefano, Consorzio Balsamico, Silvia Salvatori, Selene Gandini, Fabio Sartor sono i ventitré artisti/artiste che lunedì 22 febbraio presenteranno un contenitore indipendente di artisti della scena e delle arti contemporanee.

Atlantide è l’ottavo continente (continente dal latino “continere”, “tenere insieme”) che raccoglie e tiene insieme artisti della scena contemporanea, che rivendicano la possibilità del ritrovarsi finalmente nell’azione creativa e in una comunità artistica autentica che sia in relazione con se stessa e con il pubblico, anche se virtuale, dopo tanti mesi di separazione. Non una proposta culturale, quanto piuttosto un imprevisto culturale per stimolare vitalità, gioia, creatività, interazione, e provare a riconsegnare al pubblico il ruolo di spettatore e testimone, non solo “cliente”, ridando forza e credibilità alle parole svuotate, inflazionate e fraintese. Non solo intrattenimento e conforto, ma soprattutto trasformazione.

Un progetto inedito, che intende il Teatro come luogo in cui è possibile “trasformarsi” attraverso la conoscenza dell’altro, che vedrà la luce e salperà lunedì 22 febbraio, alle ore 18, sui canali social di “Atlantide 2.0.2.1.”, con un incontro/ presentazione in diretta,   in cui sarà possibile esplorare più da vicino questo territorio artistico, incontrare i suoi abitanti, riflettere e confrontarsi, a partire da un interrogativo che è stato, ed è, alla base dei processi creativi di Atlantide: Dov’è il teatro oggi?

Il continente “Atlantide” è abitato da circa trenta artisti, di formazione diversa, provenienti da tutta Italia, ognuno dei quali ha ideato un proprio progetto al quale sta lavorando da solo o coinvolgendo altri colleghi. Ogni progetto avrà come obiettivo la propria vitalità e la restituzione pubblica sarà intesa come opportunità per gli artisti coinvolti di condividere in questo tempo sospeso parti del processo creativo tramite i mezzi ora possibili, ovvero con debutto online, attendendo la presenza. Uno stimolo per ri-comprendere, ripensare agli strumenti che si hanno a disposizione per potersi esprimere. Sono previste sessioni di studio, reportage di prove, restituzioni in forma di video o podcast, radiodrammi, docuserie: nulla è escluso per costruire nuove ipotesi di drammaturgia, ri-scrittura e di rappresentazione.  Un contenitore di lavori che differiscono ampiamente fra loro per forma, tematiche, contenuto e complessità. Una comunità variegata di artisti che hanno modo di confrontarsi, conoscersi, aiutarsi, creare sinergie e sentirsi vicini seppur da lontano.

«Non esistevamo come comunità già prima di questa rottura e il contesto culturale, ovvero la possibilità di essere in relazione era già fortemente compromessa», annota Elena Arvigo, ideatrice e coordinatrice artistica del progetto. «Le occasioni di salvezza possono avvenire attraverso l’unica via possibile, ovvero nella relazione, nel confronto con gli altri, tenere un dialogo non “stregato” dalla paura di sparire. L’unica possibilità è solo insieme agli altri.

Atlantide vorrebbe abbozzare una filosofia del risveglio e vorrebbe farlo proponendo agli artisti la possibilità di studiare insieme per comprendere come ci ha trasformato questo tempo e come poter tornare in scena. La preoccupazione per il pubblico è stata fin da subito la prima urgenza. Creare offerte, Intrattenere, confortare. La necessità è quella di uscire dalla dinamica dell’esibizione, fare un passo indietro e ri-crearsi».

“Atlantide 2.0.2.1.” nasce in seguito alle riflessioni e agli smarrimenti condivisi in questo periodo. Un continente ideale composto da tanti stati autonomi e indipendenti, ciascuno con una identità precisa e ben distinta, una propria storia, tradizioni e innovazioni, da attraversare e scoprire, passo dopo passo, tappa dopo tappa.

Gli artisti da un mese hanno iniziato a lavorare ai singoli progetti, i quali saranno restituiti agli spettatori in vari appuntamenti online, in diverse modalità, video e podcast, a partire da marzo.

Accanto a loro coesiste il piccolo continente di “Atlantide Lab”, un laboratorio di giovani studenti di recitazione che si affacciano come uditori, ma anche come parte attiva dei vari progetti che hanno deciso di coinvolgerli e ospitarli. In contemporanea, la sceneggiatrice e regista Cristina Perico sta realizzando un documentario che fotografa in divenire, la realtà, l’universo di Atlantide nella sua essenza e totalità. Una testimonianza concreta di dove siano il teatro e gli attori in questo momento.

“Atlantide” disegnerà una nuova geografia teatrale, sarà un teatro alternativo, con una sorta di stagione teatrale diversa, attuale, insolita, fuori dagli schemi, che spazierà dai classici riletti in chiave moderna, a forme drammaturgiche inedite, documentari, racconti, poesia, musica, e tanto cuore, il tutto visibile sui canali di “Atlantide 2.0.2.1.”, con la finalità di aprirsi a un pubblico più vasto possibile e, perché no, conquistarne nuove fasce. Esplorazioni, riflessioni, restituzioni che offrono un riavvicinamento all’arte con l’obiettivo di creare una rete di sostegno che possa portare all’atterraggio di alcuni lavori in presenza e sulla piattaforma “niceplatform”, a pagamento, il cui ricavo sarà per sostenere Atlantide e i suoi abitanti.

 

 

Gli artisti e la proposta artistica di “Atlantide 2.0.2.1.”

Elena Arvigo: la mia proposta è Atlantide stessa. Se qualcuno mi avesse chiesto un progetto, la risposta sarebbe stata nella possibilità di questo luogo, ovvero nel ritrovare gli altri, prima di tutto.  Per quanto riguarda i progetti di studio, al momento le possibilità che vorrei darmi sono: continuare l’esplorazione di alcune figure femminili del Mito, anche attraverso riscritture (tra gli altri G. Ritsos), Le troiane partendo dalla riscrittura di Sartre. Proseguendo nel sogno vorrei restituire L’uomo in rivolta di Camus e L’elogio del disordine di L. Jouvet, e continuare lo studio dell’opera poetica di alcuni che mi ha accompagnato in questo anno, in particolare Dante, con la restituzione di alcuni canti. Trovo interessante ripensare anche a come “convertire” alcuni miei monologhi già esistenti (o che stavano prendendo vita come i copioni di Antonioni, Cassavetes e Bergman) a nuove forme di fruizione, senza comprometterli. Infine Giorni Felici di Beckett con l’accompagnamento registico di Alessandro Averone.

Elvira Scorza: Come un goccio di saliva. Una riflessione sul linguaggio negato che trova modo di esistere sempre, anche a costo poi di inabissare le sue stesse forme quando diventano vetuste e superate, attraverso il radiodramma: il recupero di un luogo che chiarisca un'intenzione del linguaggio, dire all'altro, arrivare all'altro fisicamente dalla mia bocca al tuo orecchio ma ancora prima dal mio io al tuo mediante un mezzo che serva a questo.

Elena Gigliotti: Un viaggio di studio sarà tra le madri coraggio d’Italia, barricate dietro le finestre durante la guerra dell’isolamento covid, attraverso video/audio interviste. Attraverso una call pubblica, si chiederà a chi da troppo tempo non ha voce, di intervenire, di esprimersi, di raccontare il suo tempo presente. Il materiale raccolto sarà messo a disposizione per un documentario. Dal vivo.

Francesco Bolo Rossini: La Bhagavad Gita, il Canto del Beato, è la dilatazione dell’attimo che precede la Guerra. Il campo di guerra del Kurukshetra è solo la rappresentazione della sua anima e del suo corpo, e l’annientamento dell’avversario è prima di tutto una battaglia da vincere con se stessi.

Fabrizio Martorelli: Partendo dall’epistolario di Anton Cechov si inseriscono altre lettere di artisti, scrittori, drammaturghi e compositori, senza un legame tematico ma procedendo per associazioni, per musica e per colori, come in un’armonia e come in un mosaico. Cercando forse nuove basi per altre forme drammaturgiche, come se ora il teatro fosse in fuga. O in salvo su una scialuppa.

Caterina Gramaglia: The White Room: È un viaggio nella solitudine, nell’isolamento e come da questa condizione sospesa possa nascere un atto creativo. Questo contenitore che nasce nel 2013 è stata la casa di personaggi come Gelsomina di La strada di Federico Fellini e altre stravaganti creature nate per gioco. Inoltre, Una Camelia per Due: Una esplorazione del femminile, che parte da due donne, attrici Sarah Bernhardt e Eleonora Duse. Un confronto tra due personalità tenute insieme da una passione, da un mestiere, da un’arte. Entrambe interpreti de La Signora delle Camelie che segnerà per loro un destino comune. Con Selene Gandini.

Alessandro Averone: Le Interviste impossibili di Giorgio Manganelli: una forma di Talk Show che si potrebbe prestare sia ad una fruizione video che a una squisitamente teatrale. Smussare i confini tra un codice oggigiorno molto abusato come quello del talk show e una scrittura fortemente teatrale che affronta temi di introspezione esistenziale conditi costantemente con una grande ironia. Giorni Felici insieme ad Elena Arvigo. Dare corpo ad una resistenza estremamente ostinata e vitale di chi, come la Winnie di Giorni felici, lotta ogni giorno in un universo privo di punti di riferimento e senza un dio o una metafisica che risponda alle infinite domande sul senso del nostro essere qui e ora. Come si può resistere alla circolarità del tempo? Come possiamo metterci al riparo dal logorio delle azioni che quotidianamente ripetiamo per aggrapparci ad un’abitudine e che di volta in volta vediamo perdere di significato? Reinventarsi. Ridipingersi. Riciclare il proprio io. Essere concime e fiori per se stessi e per le persone che amiamo. Rifiutare l’abbandono e l’immobilità per farsi vita

Mimosa Campironi: Pornografia dei luoghi comuni-Dialoghi VR: uno spettacolo che indaga e spezza i legami che esistono tra luoghi verbali del senso comune e i luoghi reali che condividiamo tutti: il salotto, la cucina, il treno, il ristorante, il letto, etc. La tematica è quella dell'erotismo, si lega alla parità di genere e alle relazioni amorose.

Monica Nappo: Da Zoom a Mosca!:  Liberamente tratto dalle Tre sorelle di Anton Checov, lo studio vuole essere una panoramica del lavoro teatrale dove la storia però procede a ritroso. Si partirà̀ da una visione ristretta, data appunto da Zoom, che ci ha salvati e rintronati in questi mesi, per arrivare a condizioni simili ma in tempi precedenti. Inoltre, Karaoke Femminista: Un progetto di Monica Nappo e Silvia Gallerano. Karaoke Femminista si propone di analizzare questo: quanto qualcosa di innocuo come una canzone può aver forgiato il nostro sentirci donne. Ogni volta sarà invitata un’eccellenza al femminile del tema della serata, che non solo parlerà brevemente di che fatica è rompere il famoso tetto di cristallo per le donne, in tutti i campi, ma che porterà anche la sua lista di canzoni (massimo 3, mi raccomando) da cantare tutti insieme. Femministe in gruppo, cantando a squarciagola.  Ci sembra il miglior modo per affrontare l’avvenire.

Cristina Perico: Atlantide-Il Documentario: Il racconto sarà sia sui progetti (come sto cercando di realizzare questo progetto in questo preciso momento storico) sia su come si concepisce la possibilità di fare teatro ora e perché no in futuro. Non mi importa molto di quale sia il supporto che utilizzerete per le riprese, conta solo che ci sia un audio buono e una buona luce o ombra. Ognuno sarà, in questa fase, regista di sé stesso. La scelta di dove posizionare “la camera” o ciò che verrà detto, sarà una vostra scelta artistica. Conta molto anche il silenzio, ci tengo a dirlo. È uno spazio vostro in cui vorrei che diceste al mondo, dove è il teatro e dove sono gli attori ora. Perché il pubblico non lo sa e deve saperlo. Inoltre, Virginia Woolf: L’opera della Woolf, i suoi romanzi, le sue lettere sono veri e propri luoghi in cui ci si può confrontare con l’immaginario e la questione femminile. Perciò, sarebbe molto interessante una riscrittura a più voci, per far vivere quella sorella di Shakespeare che la Woolf invoca essere in ogni donna, per darle la possibilità di scrivere la sua poesia; per fare ciò occorre che si lavori per lei, vale la pena di lavorare così, pur nella povertà e nell’oscurità affinché ciò avvenga.

Valentina Banci: Un passaggio - viaggio che avrà come mèta le liriche ma anche la vita di Marina Cvetaeva, una delle voci più potenti della poesia del Novecento. Il Teatro può essere ovunque sia l’attore. Lo spettatore può immergersi dentro il mondo poetico di Marina Cvetaeva attraverso brevi video in piano sequenza che esploreranno la sua opera e la sua vita seguendo il viaggio dell’attrice dalla sua quotidianità all’entrata nell’atto creativo, nel passaggio dalla dimensione domestica fino al Mondo Marina.

Orlando Cinque: Lo Scantinato: A partire dagli Scritti dal sottosuolo e dalle Lettere sulla creatività di Dostoevskij, un percorso intimo di riflessione sull'arte teatrale, e la scrittura di una drammaturgia nel suo farsi, dallo “scantinato” nel quale siamo costretti e al quale rischiamo di abituarci. Nessuna solitudine è mai totale e definitiva e Colui che si nasconde, prima o poi, darà un cenno della sua presenza. Un attore fugge da un set e si rinchiude in uno scantinato con un microfono e il testo che aveva interpretato al suo provino d'ammissione alla Scuola d'arte drammatica, venticinque anni prima.

Matteo Alfonso: Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi: un viaggio in solitaria, con la voce di Cesare Pavese ed i suoi appunti, in un’indagine che cerca salvezza nella malinconia e nel suo più profondo significato. Tre generazioni di persone per un lavoro in video di natura documentaristica, e infine altri artisti, alternando fasi di studio a restituzioni di natura teatrale, in presenza, così come di natura digitale. Attraverseremo la drammaturgia, la scrittura di scena, il teatro verbatim la creazione di podcast, il video documentario e guarderemo al Teatro non solo come al luogo in cui performare, quanto piuttosto come al prisma da cui guardare.

Emanuela Rolla: Seduta vicino alla finestra alle tre di pomeriggio: A partire da alcuni racconti selezionati di Virginia Woolf (Un romanzo mai scritto, Il segno sul muro, Una società, Lunedì o martedì, Quartetto d’archi, La signora Dalloway in Bond Street, Felicità, La signora nello specchio: un immagine riflessa, Gipsy, la cagnetta bastarda), si dissemina lo sguardo su persone, oggetti, fiori, su dettagli - piccoli-, una ruga su un volto, un sopracciglio asimmetrico o una piega di un vestito -, per fluttuare negli abissi di grandi temi come il senso di solitudine, della caducità umana, della impossibilità dì una vera comunicazione intima. 

Giovanni Arezzo: Studio su MPOC / Musica Per Organi Caldi di Charles Bukowski: la selezione di alcuni di questi racconti, e la possibilità per il pubblico di fruirne in diversi modi (video, audio). Lo studio su MPOC / I Podcast, prevede la creazione di trentasei podcast (uno per racconto, divisi in quattro stagioni da nove racconti a stagione), in cui la voce darà corpo alle parole di Bukowski, strisciando su tappeti sonori creati ad hoc da musicisti e producer, chiusi nelle proprie case in giro per l’Europa. 

Geremia Longobardo: YO SOY FIDEL nasce dall’approfondimento della figura giovanile di Fidel Castro, attraverso l’analisi dei testi. Una “radio del tempo” trasmette (forse clandestinamente) il discorso di autodifesa che il ventisettenne Fidel pronunciò al processo per il fallito attacco al Moncada del 1953, grazie al quale fu arrestato. I ricordi dell'infanzia, della sua giovinezza, della sua formazione, “commentano” le immagini del film Soy Cuba, gioiello cinematografico del 1964 diretto da Michail Kalatozov che racconta la Cuba prerivoluzionaria degli anni Cinquanta.

Simone Faloppa: Nel Frattempo - simposio poetico sboccato: Accanto al canone tradizionale della poesia occidentale, ne esiste un altro minoritario, in controluce, gender- free: la produzione di versi licenziosi, erotici, sboccati, offensivi. Procederemo dall'Antologia Palatina fino magari... a delle composizioni metriche originali.

Roberta Lidia De Stefano: Corsi e Ricorsi, Giambattista Vico: Si tratta di “Songs” in video e/o in podcast a partire dallo storico ed eclettico Kurt Weill, musicista e compositore che assieme a Brecht, ha rivoluzionato il concetto di Opera. Un excursus nelle songs senza limiti di luogo o tempo.

Consorzio Balsamico: Questi pochi centimetri di terra: un progetto di studio che vuole indagare un ideale di terzo paesaggio, interrogandosi sulla sua identità e cercando di catturarne la voce, la presenza, in relazione all’essere umano. Due animatrici, una marionetta e la materia prima terra, sono gli elementi con cui vogliamo intraprendere questa esplorazione.

Silvia Salvatori: Rubrica LETTERE DAL TEMPO Un viaggio intimo dentro le Lettere dal tempo per comprendere che non siamo stati mai così vicini. La scrittura come atto d'indagine dell'ampio spettro delle sfumature dell'umano, come specchio in cui ritrovare tracce di sé, di passioni, debolezze, conflitti, rumori e melodie di quell'animus che da più di tremila anni cerchiamo di esplorare, sondare, utilizzando soprattutto arbitrari segni grafici.

Monica Santoro: Piccole visioni per creare nuovi mondi: Un viaggio in Russia, tra il suo teatro i suoi testi e le sue sonorità. Città come Mosca o luoghi sperduti, raccontando di essi e aiutando a far ordine tra traduzioni che, specie in campo teatrale, a volte non suonano come dovrebbero. Brevi animazioni, come finestre aperte su mondi che vorremmo far scaturire dalla musica, accompagneranno i brani musicali. Sarà un lavoro concentrato sulla voce, sui suoni e sulle parole.

Fabrizio Sartor: Q: un’intensa lettura del Qoelet, un libro della Bibbia. Si porta appresso da sempre quest'aura di libro ammirato, poco letto e ancor meno compreso. Voltaire, che lo riteneva opera di un filosofo epicureo, diceva che non si capisce come possa esser stato consacrato nella costituzione del canone biblico. L’immenso vuoto che ci mette davanti spaventa, tanto da essere continuamente studiato, ripreso, ritradotto, commentato, per forzarlo nel sentiero dove si crede debba stare Il piacere di una lettura, un saggio teatrale, il ricordo di un viaggio e qualche reminiscenza scolastica ma quel che poi sfugge alla nostra logica, forse è il più bel regalo che possiamo fare a noi stessi, cercandoci tra le parole.

Gli artisti si sono uniti per lavorare ognuno alla propria idea e restituirla al pubblico, esplorando diverse modalità, dando vita ad una nuova geografia teatrale. "Atlantide" ha un proprio manifesto.

 

IL MANIFESTO

«Tutto ha avuto inizio da un’interruzione» (Paul Valery)

« “Atlantide” è l’ottavo continente. Continente, dal latino “continere”, “tenere insieme”.

“Atlantide “ è un luogo, un “contenitore” indipendente che desidera essere una tensione e una provocazione. “Atlantide” ospita gli artisti “fuori dalle mappe “in uno spazio di confine e d’eccezione. Questa geografia immaginaria non vuole essere tanto una proposta quanto, piuttosto, un imprevisto culturale poiché nel suo essere fuori dal tempo e dallo spazio si permette di desiderare l’utopia di “tenere insieme” artisti della scena e delle arti contemporanee che rivendicano la possibilità del ritrovarsi finalmente nell’azione creativa e in una comunità artistica autentica che sia in relazione con se stessa e con il pubblico, anche se virtuale, dopo tanti mesi di separazione.

Un imprevisto, dunque, in questo tempo di isolamento. Sia per gli artisti, chiamati a immaginare nuovi progetti e/o nuove modalità, sia per il pubblico a cui si vorrebbe riconsegnare il ruolo di spettatore e testimone, non solo “cliente”. Riconsegnare così alle parole il loro significato e potere. Comunicazione e non solo promozione, spettatori e non solo clienti. Mai il teatro è stato più presente nei nostri cuori nella sua forma perfetta come in questi mesi di assenza. Nessuno può essere più presente dell’assente. Siamo stati costretti a chiederci che cosa fosse questo luogo e questo nostro mestiere e chi fossimo noi, sia come individui, sia rispetto al contesto sociale e artistico di questo tempo. Forse se cerchiamo di fare luce sul nostro disagio scopriremo un tesoro. Nel dolore di ciò che manca c’è il valore di questo bene. Che non sono “gli spettacoli” o la “cultura”, non le parole stanche, ma la possibilità di essere in relazione e dalla relazione lasciarsi trasformare. La possibilità di ridare forza e credibilità a queste parole svuotate, inflazionate e fraintese. Il Teatro come luogo in cui è possibile dunque “trasformarsi” per gli artisti e il pubblico. Insieme interagire.

Questo tempo di crisi offre, infatti, un ‘opportunità nascosta. Ha costretto a togliere le maschere e, per chi ha voluto non esser miope, è stato evidente che non esistevamo come comunità già prima di questa rottura e che il contesto culturale era da tempo fortemente compromesso. Non c’è stato schianto, ma progressivo svelamento di questa tragedia giàà avvenuta. Il trauma di questa rivelazione può forse aprire nuove possibilità.

In “Atlantide” si è sentita forte la necessità di non rimuovere il lutto, ma di elaborarlo insieme. L’ impressione condivisa è stata di essere lentamente sommersi, e che dall’alto le scialuppe arrivassero quasi a tutti in testa invece che a fianco, che ci fosse una rappresentazione spettacolare del salvataggio tale da provocare imbarazzo, smarrimento e poi un progressivo inaridimento della fiducia. Negli altri, ma anche in se stessi. La confusione ha spaventato gli animi più saldi, però è ormai chiaro che la vera resistenza non può essere nel lavoro, che è sopravvivenza, ma proprio nel non farsi confondere da facili soluzioni. La resistenza è, come sempre, morale molto prima che “artistica” o estetica. Le occasioni di salvezza possono avvenire attraverso l’unica via possibile, ovvero nella relazione, nel confronto con gli altri e, proprio in questa direzione, l’atto creativo è atto salvifico. Comunità è conoscersi e volersi bene.

Il desiderio in “Atlantide” è che il teatro non perda tutta la sua forza diventando merce qualunque in cerca di approvazione, consenso e algoritmi, altrimenti in questa ottica distorta l’unica preoccupazione e urgenza potrà solo essere inventarsi offerte, intrattenere e, nella migliore delle ipotesi confortare, non fornire strumenti di pensiero critico, non incantare e sorprendere. L’asticella è alta, ma come potrebbe essere altrimenti nella platonica isola ideale? Atlantide non esiste se non per parlarne. E perché qualcuno pensi al meglio per quel che di contro esiste. Il pericolo è che in questo rapporto di paura e di potere la preziosa relazione spettatore /artista sia compromessa. Il teatro non più collettività, ma collezione di capricciosi voyeur continuamente interrogati attraverso sondaggi sui loro desideri e a tratti persino invitati sul palco come in un’eterna “corrida”.

Nell’ isola ideale il pubblico è in platea e non viceversa. Il desiderio è che il pubblico sia il testimone a cui consegnare una visione e offrire un’inaspettata possibilità di trasformazione reciproca. In questi mesi le domande che ci si siamo posti sono molteplici: Chi saremo noi e chi sarà il nostro pubblico quando riapriranno i teatri? Chi ha bisogno del teatro? A chi è che manca il teatro? Ma soprattutto la domanda cruciale è stata fin dal principio: “Dov’è il teatro?” La domanda è in perpetua ripetizione, perché il teatro ha preso il largo ed è in movimento più che mai. Cambiamento repentino di tempo e di luogo: il teatro torna per essere una rotta e non più un edificio. Il teatro è lì’ dove ci si interroga senza voler trovare una risposta, ma solo rimandando un tentativo perenne. Ovunque ci siano degli attori che desiderano raccontare una storia, o anche solo il suo tentativo di esistere, ecco che lì nasce e può esistere il teatro. 

“Atlantide” non è dunque uno spazio di sopravvivenza, ma di sogno. Il primo obiettivo è stimolare vitalitàà, gioia, creativitàà e interazione tra gli artisti. Non scendere sotto la soglia del sogno è l’unica nostra rotta possibile. “Atlantide” vorrebbe abbozzare una filosofia del risveglio proponendo agli artisti un luogo protetto dalla relazione formale e politica, esposto ai venti della creatività, un luogo in cui poter sviluppare i propri progetti, la possibilitàà di confrontarsi, di ritrovare la fiducia reciproca e sperimentare per comprendere come ci chiede di trasformarci questo tempo. La possibilità è dunque anche, come sempre ogni volta che si gioca, quella di fallire per poi continuare. La necessità condivisa in “Atlantide” è stata quella di fare un passo indietro e ri-crearsi - per non cadere nel ricatto della corsa alla scialuppa, alla paura di essere esclusi dalle dinamiche di sempre e sempre più prevedibili. È nata anche una parte che abbiamo chiamato “Atlantide Lab “, un satellite dell’isola in cui giovani attori possano gravitare e partecipare al confronto e al dialogo tra gli artisti.

“Atlantide” vuole ospitare   progetti di studio e di ricerca e sperimentazione perché è giunta l’ora di riprendersi il tempo e lo spazio della creazione di nuovi contenuti e contemporaneamente accogliere la necessità di comprendere come e se consegnare ai nuovi mezzi di comunicazione gli spettacoli, i viaggi già esistenti, per farli ri-emergere.

Nessuna possibilità è esclusa per costruire nuove ipotesi di drammaturgia, ri-scrittura   e rappresentazione. I progetti possono differire ampiamente fra loro in quanto alla forma contenuto e a complessità. Ogni progetto avrà come obiettivo la propria vitalità e la restituzione alla comunità “virtuale” sarà   intesa come opportunità   per gli artisti coinvolti di condividere con il pubblico parti del processo creativo, il processo stesso in una sorta di cantiere aperto o l’opera finita – a seconda della scelta di ogni artista. Per alcuni la restituzione avverrà con progressivi avvicinamenti performativi attraverso i mezzi di cui possiamo disporre, per altri ci sarà la consegna dell’opera finita, per altri ancora è prevista la forma documentaristica o di inchiesta per meglio comprendere la realtà che ci circonda, o ancora altre possibilità da immaginare. L’intenzione è che possa essere di stimolo per ri-comprendere, ripensare senza paura agli strumenti che abbiamo a disposizione oggi per poterci esprimere e questo avverrà e sta avvenendo progressivamente grazie al confronto e al dialogo in “Atlantide” e la quotidiana reciproca ispirazione. È prevista la collaborazione con un contenitore indipendente “nice platform” in cui gli artisti che lo desiderano atterreranno in una vera e propria programmazione on line –on demand e live. “Atlantide” ha vocazione prometeica e nasce per dare libertà e potere agli artisti, non per esercitare alcun controllo o egemonia, dunque si augura ad Atlantide lunga vita non solo in questa fase emergenziale. Si sta lavorando e ci si augura la costruzione una rete di sostegno per collaborare con gli artisti nella “produzione “dei loro progetti. Questo potrà avvenire o con residenze, in una sorta di programmazione curda o in ogni modo che si renderà possibile. Sostenere Atlantide significa sostenere gli artisti – non “il teatro”, o la cultura ma direttamente chi tra le pieghe di queste parole vive e vibra. Non l’istituzione ma le persone.  Non c’è maternità dell’isola sui progetti che quindi potranno “evolvere “come meglio sarà per la loro vitalità. Non c’è residenza anagrafica in “Atlantide”, ma solo la possibilità di abitarla e di prendersene cura. Non sono previsti crowfounding al momento, ma in prospettiva non sentiamo di voler escludere nulla.

La polifonia di “Atlantide” nasce in seguito alle riflessioni e agli smarrimenti condivisi in questi dieci mesi con tanti cari compagni di viaggio. 

Buon viaggio e lunga vita ad Atlantide, nei nostri cuori!»

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Ultima modifica il Martedì, 20/07/2021

Pubblicato in Teatro
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