Re Lear al Teatro Duse di Bologna

Re Lear al Teatro Duse di Bologna foto Filippo Manzini
Debutterà venerdì 11 febbraio 2022 alle ore 21.00 al Teatro Duse di Bologna - via Cartoleria 42 - la pièce di William Shakespeare “Re Lear”, regia di Andrea Baracco ed interpretato da Glauco Mauri e Roberto Sturno.

Dall’11 al 13 febbraio, Glauco Mauri e Roberto Sturno saranno al Teatro Duse di Bologna con Re Lear, la più titanica tragedia di Shakespeare, dramma dell’amore padri-figli e della follia.

Nella sua lunga carriera artistica, Glauco Mauri ha dato vita a ben ventiquattro personaggi shakespeariani e, diretto da Andrea Baracco, affronta per la terza volta Re Lear; la prima volta fu nel 1984 e la seconda nel 1999 con la sua regia, per un totale di cinquecento repliche. Roberto Sturno è il conte di Gloucester, al fianco di Mauri anche nelle due passate edizioni nel ruolo del Matto. In scena, accanto a Mauri e Sturno, Marco Blanchi, Dario Cantarelli, Melania Genna, Linda Gennari, Francesco Martucci, Laurence Mazzoni, Woody Neri, Giulio Petushi, Emilia Scarpati Fanetti, Francesco Sferrazza Papa. Lo spettacolo si avvale delle scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta, delle musiche di Giacomo Vezzani e Vanja Sturno, delle luci di Umile Vainieri.

«Non ho mai smesso di credere che bisogna sempre mettersi in discussione, accettare il rischio pur di far sbocciare idee nuove per meglio comprendere quel meraviglioso mondo della poesia che è il teatro», afferma Glauco Mauri, «ed eccomi qui per la terza volta, alla mia veneranda età, impersonare Lear». «Perché? Mi sono sempre sentito non all’altezza ad interpretare quel sublime crogiolo di umanità che è il personaggio di Lear. – aggiunge l’attore - In questa mia difficile impresa mi accompagna la convinzione che per tentare di interpretare Lear non servono tanto le eventuali doti tecniche maturate nel tempo, quanto la grande ricchezza umana che gli anni mi hanno regalato nel loro, a volte faticoso, cammino. Spero solo che quel luogo magico che è il palcoscenico possa venire in soccorso ai nostri limiti». «Cosa c’è di più poeticamente coerente di un palcoscenico per raccontare la vita? E nel Re Lear», conclude l’artista, «è la vita stessa che per raccontarsi ha bisogno di farsi teatro».

«Quello che mi ha sempre colpito di questa tragedia, che è una delle più nere e per certi versi enigmatiche tra quelle dell'autore inglese, è che sotto quel nero sembra splendere qualcosa di incredibilmente luminoso e proprio questa luce sepolta dall'ombra la rende così affascinante», spiega il regista Andrea Baracco. «Padri indegni e figli inetti, padri indegni che hanno generato figli inetti, le madri assenti, estromesse dal dramma, parafrasando Amleto, qui la fragilità è tutta e solo maschile», prosegue. «Nessuno dei personaggi è in grado di regnare, di assumersi l'onere del potere, nessuno sembra avere la statura adatta, nessuna testa ha la dimensione giusta per la corona, chi per eccesso, vedi Lear, chi per difetto vedi tutti gli altri. Solo giganti o nani in questo universo dipinto da Shakespeare».

«Così», sottolinea il regista, «i tormenti di Lear, di Gloucester, i turbamenti di Edgar, i desideri di Edmund, i tremori e i terrori delle tre figlie del Re, Cordelia, Goneril e Regan, attraggono da sempre, perché la complessità e in alcuni casi la violenza che produce il conflitto generazionale è per forza di cose universale».

 

Re Lear di William Shakespeare - traduzione: Letizia Russo; riduzione e adattamento: Andrea Baracco; regia: A. Baracco; interpreti: Glauco Mauri, Roberto Sturno, Linda Gennari, Melania Genna, Emilia Scarpati Fanetti, Francesco Sferrazza Papa, Woody Neri, Dario Cantarelli, Laurence Mazzoni, Giulio Petushi, Marco Blanchi, Francesco Martucci; scene e costumi: Marta Crisolini Malatesta; musiche: Giacomo Vezzani, Vanja Sturno; luci: Umile Vaineri; produzione: Compagnia Mauri Sturno, Fondazione Teatro della Toscana - sarà in scena al Teatro Duse fino a domenica 13 febbraio 2022.

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Ultima modifica il Mercoledì, 09/02/2022

Pubblicato in Teatro

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.