Ultimi giorni per “Le Mammelle di Tiresia” di Apollinaire al Teatro Trastevere

Ultimi giorni per “Le Mammelle di Tiresia” di Apollinaire al Teatro Trastevere foto Manuela Giusto
In scena fino a domenica 17 marzo 2019 al Teatro Trastevere - via Jacopa de’ Settesoli 3 - a Roma il dramma surrealista di Guillaume Apollinaire “Le Mammelle di Tiresia”, regia di Andrea Martella, ed interpretata da Simona Mazzanti, Flavio Favale, Edoardo La Rosa, Vania Lai, Giorgia Coppi e Walter Montevidoni.

«Per caratterizzare il mio dramma mi sono servito di un neologismo che sono certo mi vorrete perdonare, dato che raramente mi capita di crearne, e ho coniato l’aggettivo surrealista» (Guillaume Apollinaire - dalla Prefazione de Le Mammelle di Tiresia)

A Zanzibar, rappresentazione della Francia d’inizio Novecento, Teresa abbandona il marito, uomo greve e prepotente, per assumere un'identità maschile, lasciando volar via le proprie mammelle. Si chiamerà Tiresia. Il marito, solo e abbandonato, per sobbarcarsi i compiti dovuti al ruolo di moglie e donna - compresa la maternità -, si troverà costretto ad assumere un’identità femminile In un solo giorno metterà al mondo 49.051 bambini. L’uomo diventerà una madre ambiziosa, a tal punto da far innamorare un autoritario e virile gendarme e da attrarre su di sé le attenzioni della stampa.

Dopo aver debuttato, nella scorsa stagione, con Il Cuore a Gas, capolavoro dadaista di Tristan Tzara, hangar duchamp prosegue il suo percorso all’interno delle avanguardie artistiche del Novecento proponendo un classico del teatro surrealista. Le Mammelle di Tiresia di Guillaume Apollinaire può esser addirittura considerato come l’atto iniziale del Surrealismo, dato che lo stesso termine “surrealista” fu un neologismo coniato proprio da Apollinaire per descrivere la sua opera, contraddistinta da un testo ricco di riferimenti e di sorprese linguistiche, fra mitologia ed innovazione.

Guillaume Apollinaire (Roma, 1880 - Parigi 1918), del quale nel novembre 2018 ricorreva il centenario della scomparsa, figlio di un’aristocratica polacca e di un ufficiale svizzero - che non lo riconobbe mai -, si trasferisce in Francia giovanissimo. Ha una giovinezza instabile, trascorsa fra vaste letture e numerosi viaggi, ma con studi non regolari. A Parigi conosce e frequenta artisti d'avanguardia, fra i quali i poeti Giuseppe Ungaretti (1888-1970) e Max Jacob (1876-1944) ed il pittore Pablo Picasso (1881-1973). Partecipa alle discussioni sul cubismo - all’epoca agli albori - e scrive un saggio (1913) su tale scuola artistica. Nel 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, si arruola volontario, ma nel ’16 viene ferito alla testa e subisce un delicato intervento chirurgico. L'interesse per il moderno lo porta a sostenere anche il futurismo di Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) e la pittura metafisica di Giorgio de Chirico (1888-1978). Nel 1911 era stato anche sospettato di esser l'autore del furto della Gioconda dal Museo del Louvre. In seguito a tali sospetti - che avevano riguardato anche Pablo Picasso - era stato arrestato ed incarcerato, salvo poi risultare del tutto estraneo ai fatti ed in seguito rilasciato.

Nel 1910 aveva avviato la sua carriera letteraria (anche se il primo libro risale al 1900, seguito, sette anni dopo, dal romanzo libertino-sadomasochistico-grottesco Le undicimila verghe) con i sedici racconti fantastici intitolati L'eresiarca & C., mentre l’anno dopo aveva pubblicato  le poesie di Bestiario o corteggio di Orfeo (1911) e, nel ’13 Alcools, raccolta delle migliori poesie scritte fra il 1898 ed il 1912. Quest'opera rinnoverà profondamente la letteratura francese, avrà un'influenza sulla poesia italiana del Novecento, ed è oggi considerata (insieme a Calligrammes - 1918) come il capolavoro di Apollinaire. Per quanto riguarda la prosa, ricordiamo Il poeta assassinato (1916), raccolta di novelle e racconti che si articolano fra l'epico e l'autobiografico, ispirati alle esperienze sul fronte francese della Grande Guerra, e il dramma Les mammelles de Tirésias (Le Mammelle di Tiresia, rappresentato per la prima volta nel 1917), nell'introduzione del quale appare per la prima volta la definizione  “dramma surrealista”. Indebolito dall'operazione chirurgica subita due anni avanti, nel 1918 si ammala di congestione polmonare e, all’inizio di novembre dello stesso anno. Verrà trovato in stato d'incoscienza (e forse già morto) il 9 novembre 1918 nel suo attico parigino dall'amico Giuseppe Ungaretti che era venuto a comunicargli la notizia vittoria dell'Intesa e della fine della guerra. Aveva solo trentotto anni.

Le Mammelle di Tiresia è uno spettacolo superlativo sotto vari profili ed in cui un po’ tutto funziona alla grande. La regia di Andrea Martella, che interpreta la narrazione in modo fluido, spingendo sul pedale della comicità e della poeticità ed eleggendo a fil rouge il mondo infantile; i costumi di Anthony Rosa, a mezza strada fra infanzia ed immaginario bohemienne e che liberano i personaggi dal giogo delle azioni ripetute meccanicamente, portandoli in un mondo “razionalmente immaginario”; le ottime atmosfere oniriche, merito delle luci di Pietro Frascaro e che, fra inquietudine ed immaterialità, restituiscono l’idea del sogno; le eccellenti performances - nonché la grande sintonia in scena e la loro capacità di entrare in comunicazione con il pubblico nel giro di pochissimi minuti - dei sei  interpreti, in uno spettacolo tutt'altro che facile, e decisamente articolato sia sotto il profilo drammaturgico sia sotto quello scenico. 

Menzione a sé meritano le musiche composte da Attila Mona, decisamente azzeccate e che, con la loro costante presenza, rappresentano a tutti gli effetti un settimo personaggio, in continuo commento a ciò che avviene in scena.

L’installazione scenografica è di Valerio Giacone, realizzata con il supporto della galleria d’arte FABER; l’immagine per la locandina della fotografa Manuela Giusto. Un dialogo fra teatro ed arti visive che è alla base della ricerca della compagnia hangar duchamp.

I due atti vengono uniti in un unico tempo in cui ogni singola scena viene trattata come una miniperformance a sé stante. Il risultato finale è uno spettacolo “progressive” (volendo usare un termine musicale) in cui ogni idea ed ogni immagine sostituisce la precedente senza soluzione di continuità, come un quadro onirico ricco di dettagli, sfumature, sottigliezze ed introspezione psicologica. e che risulta quasi impossibile catturare con un solo sguardo. Uno di quegli spettacoli che colpiscono lo spettatore nel profondo facendolo uscire dal teatro con varie riflessioni in più in confronto a quando vi è entrato.

Le Mammelle di Tiresia di Guillaume Apollinaire (regia: Andrea Martella; produzione: Associazione Culturale Teatro Trastevere in collaborazione con hangar duchamp;  ambienti sonori: Attila Mona; disegno luci: Pietro Frascaro; costumi: Anthony Rosa; installazione scenografica: Valerio Giacone; foto: Manuela Giusto - per gentile concessione della galleria d’arte FABER -; interpreti e personaggi: Simona Mazzanti - Teresa-Tiresia/La Cartomante -, Flavio Favale - suo marito -, Edoardo La Rosa - il Gendarme -, Vania Lai - Il Chiosco/Presto/il Figlio -, Giorgia Coppi – La giornalista parigina/Lacouf/una signora -, Walter Montevidoni - Il Direttore/Il Popolo di Zanzibar), in scena al Teatro Trastevere con notevole affluenza di pubblico da martedì 12 marzo  2019, ci rimarrà fino a domenica 17.

 

 

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Ultima modifica il Domenica, 17/03/2019

Pubblicato in Teatro

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


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