Un Tè per due Regine alla Galleria Sciarra

Un Tè per due Regine alla Galleria Sciarra
Andrà in scena sabato 12 settembre 2020 alle ore 20.30 presso la Galleria Sciarra a Roma la pièce di Caterina Casini, Marilù Prati e Francesco Suriano “Un Tè per due Regine”, regia di F. Suriano ed interpretata da C. Casini e M. Prati.

«Vladimir: “Questo ci ha fatto passare il tempo”. Estragon: “Ma sarebbe passato in ogni caso”. Vladimir: “Sì, ma non così rapidamente”» (Samuel Beckett)

«Palma seppe restare coerente a un tipo che oggi può apparire in via di estinzione, quello del funzionario statale, e alla logica degli interessi istituzionali. Unica donna in un ruolo maschile, che seppe interpretare con grande leggerezza femminile, senso della vita e dei suoi piaceri» (Renato Nicolini)

«Ho avuto la fortuna di poter lavorare in uno spettacolo teatrale con Renato Nicolini e Marilù Prati alcuni anni fa su un testo di Von Kleist. È stata un’esperienza di grande arricchimento per me sotto tutti i punti di vista. Scrivo questo ricordo per riportare una delle definizioni più giuste sulla Bucarelli: “Palma seppe restare coerente a un tipo che oggi può apparire in via di estinzione, quello del funzionario statale, e alla logica degli interessi istituzionali. Unica donna in un ruolo maschile, che seppe interpretare con grande leggerezza femminile, senso della vita e dei suoi piaceri.” Renato Nicolini. Con Marilù Prati siamo tornati a lavorare assieme su Palma Bucarelli ben due volte. L’ultima con un testo Io volevo diventare Caterina di Russia in cui siamo riusciti a raccontare la vita di colei che possiamo considerare la “creatrice” dell’arte contemporanea in Italia. Ha combattuto con tutte le sue forze per portare avanti un concetto, oggi naturale, ma allora osteggiato da molti, persino e soprattutto dai politici con cui si è trovata spesso in contrasto: l’arte contemporanea è anche astrattismo. Caterina Casini e Marilù Prati dopo aver condotto il laboratorio “Palma e Peggy” al Macro Asilo hanno deciso di mettere in scena un lavoro sulle due Monuments Womans e dopo aver visto lo straordinario spettacolo di Caterina Casini Woman before a glass (Intorno a Peggy Guggenheim) di Lanie Robertson abbiamo intrapreso assieme questo progetto. Dietro al salottino una quinta teatrale a fare da sfondo da cui scaturiscono le immagini delle donne, le due Gallerie che sono diventate anche le loro abitazioni: Palazzo Venier a Venezia e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma. Dal bianco e nero delle fotografie cambiano i colori in una sorta di installazione contemporanea. E le fotografie dei loro amori, uomini, scrittori, fotografi, giornalisti: Giulio Carlo Argan, Samuel Beckett, Paolo Monelli, Laurence Vail, Brancusi… Gli oggetti di scena creati da Maria Teresa Padula, due cornici “dorate” che le due attrici girano e rigirano tra le loro mani come se attraverso vedessero le opere scelte per le loro mostre e due cornette telefoniche che le due donne prendono per non comunicare, perché spesso le loro conversazioni sono delle vere e proprie partite a scacchi in cui non sempre vince chi ci aspettiamo. Il tempo narrativo e teatrale ha continui flash forward e flash back in cui le due donne tentano di spiegare a noi e l’una e all’altra cosa le ha spinte a scegliere degli artisti invece che altri, a creare delle correnti artistiche, ad aver agito contro l’una perché la prima cosa è difendere la propria indipendenza e il proprio agire. Il salottino è lo stesso, che si vede nella fotografia di Peggy Guggenheim e Palma Bucarelli fotografate alla Biennale di Venezia del 1948 nel giorno che si sono conosciute personalmente. La Guggenheim ha lo sguardo fiero e impenetrabile rivolto verso un punto della stanza con in braccio uno dei suoi amati cagnolini. Palma, vestita sempre in modo elegante e impeccabile, la osserva ammirata. Questa fotografia racconta molto e proprio da questa immagine è partito il nostro racconto. Le due attrici sono Palma e Peggy e ci riportano con la loro interpretazione le due donne in modo esemplare, con i rispettivi pregi e criticità, con l’ironia yiddish di Peggy e quella scanzonata ma puntigliosa di Palma, che le hanno rese le protagoniste che ancora oggi riconosciamo» (Francesco Suriano)

Un tavolino e una teiera di porcellana “veneziana” che continua a fumare ininterrottamente per il calore dell’acqua. Il calore della teiera come a rappresentare l’umore che le due donne hanno nutrito l’una verso l’altra. Due tazze e due donne, Peggy Guggenheim e Palma Bucarelli, che si osservano in tralice.

Ogni tanto una prende lo specchietto dalla borsa per controllare il trucco e si guarda, mentre l’altra finge di non guardare come solo le donne sanno fare. Da tale “quadro” parte il racconto di due affascinanti e geniali donne che hanno costruito e deciso le sorti dell’arte contemporanea negli Stati Uniti e in Italia.

Due donne che inizialmente hanno collaborato e poi sono state rivali e nemiche. La fotografia risale al 1948 quando si sono incontrate alla Biennale di Venezia, la prima dopo la Seconda guerra mondiale. E da questa fotografia parte il racconto di Peggy e Palma, una sorta di flusso di memoria dell’una verso l’altra a conoscersi ed a comprendere cosa divideva e cosa univa due menti raffinate e sicuramente all’avanguardia del mondo dell’epoca.

Uno spettacolo che riesce anche a guardare all’aspetto ironico della vicenda, soprattutto avendo a che fare con due donne intense e con una forte componente critica. Peggy e Palma si confrontano, si combattono, si stimano, riescono ad essere anche complici e, incredibilmente, molti tratti della loro vita si somigliano. Affiora il loro carattere ironico e nel contempo malinconico, in cui usciranno fondamentali momenti della storia dell’arte contemporanea.

I racconti sovente s’incrociano e le due dialogano o addirittura l’una diventa i personaggi evocati dall’altra, e così narrano la loro storia personale e quella del Novecento che ha prodotto l’arte e la cultura di un’epoca da considerarsi d’oro, con artisti, scrittori e intellettuali come Lucio Fontana, Vassily Kandinsky, Jackson Pollock, Giulio Carlo Argan, Mark Rothko, Paolo Monelli, Samuel Beckett, Marcel Duchamp, Jean Cocteau e molti altri, che hanno accompagnato le due Monuments Womans nella loro florida ed affascinante vita.

Nello spettacolo ci saranno alcune proiezioni in cui verranno rappresentate quelle che sono divenute le due “magioni” musei delle rispettive donne: la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Palazzo Venier dei Leoni. L’obiettivo è quello di programmarlo non solo nei teatri, ma anche negli spazi museali dell'arte  - sia pubblici sia privati - contemporanei e classici che lo ospiteranno.

Lo spettacolo ha una struttura scenica leggera e minimale, proiezioni e musiche ed è adattabile a spazi differenti. Un Tè per due Regine fa parte di un percorso già intrapreso, autonomamente l’una dall’altra, dalle due attrici Marilù Prati (Palma Bucarelli) e Caterina Casini (Peggy Guggenheim)

Caterina Casini è l’interprete di Woman before a glass (Intorno a Peggy Guggenheim), di Lanie Robertson, prodotto da Laboratori Permanenti, attualmente in tournée. Marilù Prati è stata interprete, autrice e produttrice di due lavori su Palma Bucarelli: In pieno nel mondo e Io volevo diventare Caterina di Russia con la collaborazione di Francesco Suriano. Le due attrici si sono incontrate ed hanno realizzato, nel febbraio 2019, il laboratorio “Palma e Peggy” al Macro Asilo sulle due donne.

Un Tè per due Regine. L’incontro tra Peggy Guggenheim e Palma Bucarelli di Caterina Casini, Marilù Prati e Francesco Suriano (regia: F. Suriano; interpreti: C. Casini - Peggy Guggenheim -, Marilù Prati - Palma Bucarelli -; oggetti di scena: Maria Teresa Padula; collaborazione-video: Francesco Cordio; foto di scena: Silvia Lavit, Antonio Idini) andrà in scena alla Galleria Sciarra sabato 12 settembre 2020.

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Ultima modifica il Giovedì, 10/09/2020

Pubblicato in Teatro

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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