40 anni senza Karl Abarth, lo Scorpione da corsa

40 anni senza Karl Abarth, lo Scorpione da corsa
Quarant’anni fa moriva Karl Abarth, creatore del marchio omonimo con l’inconfondibile stemma dello scorpione.

«C’è gusto a umiliare, con una modesta utilitaria, vetture di classe e prezzo superiori» (Karl Abarth)

Un’autentica leggenda di stile e prestazioni, fatta di auto da record, kit di elaborazione rivoluzionari e corse memorabili; uno Scorpione che ha fatto sognare gli appassionati di auto in tutto il mondo. Questo rappresenta il marchio Abarth, che nel 2019 spegne settanta candeline. Un’epopea cominciata nel 1949. Un’eredità sportiva e tecnologica che rappresenta un pezzo di Made in Italy. Il granitico trittico concettuale del brand ruota attorno a: massime prestazioni, cura artigianale e continuo affinamento tecnico.

La leggenda comincia nel marzo 1949, quando l’austriaco Karl Abarth (1908-1979), insieme al pilota Guido Scagliarini (1914-2017), fonda la Abarth & C. Già con la prima vettura prodotta (la 204 A, derivata dalla Fiat 1.100) è un trionfo. Ad imprimerla negli annali è Tazio Nuvolari (1892-1953), il quale con quest’auto vince la sua ultima corsa (la Palermo-Monte Pellegrino del 10 aprile 1950).

Abarth all’attività corse affianca subito la fabbricazione di quelle che diventeranno le famose “cassette di elaborazione” per auto di serie, complete di impianti di scarico sportivi. All’inizio degli anni Sessanta la marca ne produce già oltre duecentocinquantamila pezzi, il sessantacinque per cento dei quali viene esportato all’estero.

L’apice del successo sono i dieci/dodici anni compresi fra il 1960 ed il 1970/72. Gli anni Sessanta sono stati il decennio d’oro della marca; il decennio in cui dire Abarth significava evocare velocità, coraggio e prestazioni. Tuttavia, già nel ’56, con una Fiat Abarth 750 carrozzeria Bertone, il marchio firma un primato di durata e velocità: il 18 giugno di quell’anno, sulla pista di Monza, l’auto batte il record di percorrenza delle ventiquattro ore, coprendo oltre tremilasettecento km ad una velocità media di centocinquantacinque km/h. Pochi giorni dopo, sullo stesso tracciato, inanella vari primati: completa i cinquemila e poi i diecimila km no stop, poi le quarantotto e settantadue ore di marcia consecutive, fermandosi solo per i rifornimenti ed il cambio pilota.

Nel ’58 Abarth mette mano alla più popolare fra le utilitarie, ovverosia la Fiat 500 (uscita l’anno avanti), trasformandola in una piccola bomba ad alte prestazioni in grado di far impallidire auto di caratura molto superiore. Sono numerosi i modelli dello Scorpione che scolpiscono il loro nome nella storia dell’automobilismo: dalla “leggendaria” 850 TC, che vince su tutti i circuiti internazionali (compreso il Nürburgring), alla Fiat Abarth 1000 Berlina, passando per la 2300 S, che, sul circuito di Monza, inanella una straordinaria serie di record in condizioni atmosferiche proibitive.

Nel ’71 la Abarth diventa proprietà del gruppo Fiat e la scia di successi prosegue con la 124 Abarth, vincitrice del titolo europeo nel ’72 e nel ’75, la leggendaria 131 Abarth, campione del mondo di rally nel ’77, ’78 e ’80, e con la Ritmo Abarth.

Per un’incredibile coincidenza di date, Karl Abarth se ne va il 24 ottobre, proprio sotto il segno dello Scorpione; (era nato il 15 novembre 1908).

 Il brand Abarth, dopo oltre venticinque anni di semioblio, risorge nel 2008, con la Abarth Grande Punto e la Abarth 500, oltre ai kit prestazionali ed alle versioni da gara Grande Punto Rally Super 2000 e 500 Assetto Corse. Da allora le vetture e le relative serie speciali si sono succedute a ritmo sostenuto: nel 2019 la leggenda dello Scorpione prosegue con la gamma “70esimo anniversario”, declinata sui modelli 595 e 124 e contraddistinta dal logo specifico che identifica le vetture immatricolate nel 2019. Inoltre, esistono le nuove 595 esseesse - ispirata all’omonimo kit di elaborazione messo a punto dallo Scorpione degli anni Sessanta e successivamente riproposto nel 2009 sulla Abarth 500 - e 124 Rally Tribute, che festeggia le vittorie ottenute dal modello da gara.

 

Pubblicato in Tecnologia

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

Fotonews

Green pass, in migliaia a Roma contro l'obbligo

Noi e i nostri fornitori archiviamo informazioni quali cookie su un dispositivo (e/o vi accediamo) e trattiamo i dati personali, quali gli identificativi unici e informazioni generali inviate da un dispositivo, per personalizzare gli annunci e i contenuti, misurare le prestazioni di annunci e contenuti, ricavare informazioni sul pubblico e anche per sviluppare e migliorare i prodotti. Accettando o continuando a navigare su questo sito con la tua autorizzazione noi e i nostri fornitori possiamo utilizzare tali dati. MAGGIORI INFORMAZIONI