Oculus, il Kinetoscopio del XXI secolo?

Oculus, il Kinetoscopio del XXI secolo?
Il social network più famoso al mondo sbarca al cinema in un modo singolare: Oculus Vr, società comprata da Zuckerberg, che produce i visori che servono ad immettersi nella realtà aumentata, annuncia una divisione chiamata “Story Studios”, che produrrà film basati sulla realtà virtuale.

Sarà una vera e propria produzione dedicata ad una nuova forma di film che promette di dare un senso del tutto nuovo alla frase “andare al cinema”: Oculus Story Studios ha presentato lunedì la sua prima produzione, un cortometraggio animato di cinque minuti chiamato “Lost”, al Sundance Film Festival nello Utah.

In "Lost" lo spettatore, munito di caschetto, dal ruolo passivo si immerge nell’ambiente virtuale: catapultato in un bosco pieno di sorprese da cercare con lo sguardo, esplora a 360 gradi muovendo la testa, si volta sentendo un rumore, è accompagnato nella visione da una lucciola che interagisce con i suoi movimenti e lo aiuta a seguire il racconto. Il cortometraggio punta a mostrare le potenzialità della realtà virtuale e la sua applicazione al linguaggio cinematografico e a una forma narrativa studiata con precisione.

Il percorso sembra chiudere quel cerchio iniziato con il primo film della storia, "Dickson greeting", film dell'ingegnere elettrico William Kennedy Laurie Dickson, principale collaboratore del più famoso Thomas Edison, inventore della lampadina elettrica e del fonografo.

Nel 1891 Dickson fece un test filmando sé stesso mentre rivolgeva un cenno di saluto ai suoi futuri spettatori: il primo film del cinema, "Dickson greeting", che dura meno di 12 secondi, e dei quali oggi sopravvive soltanto un frammento di due secondi. Venne presentato il 20 maggio 1891 davanti a un'assemblea di 150 militanti della Federation of Women's Club attraverso il Kinetoscopio, un mobile in legno inventato dagli stessi Edison e Dickson, su cui lo spettatore guardava singolarmente un film che si svolgeva di continuo, azionato da un motore elettrico davanti a una scatola luminosa. L'utilizzatore osservava il film attraverso uno spioncino e una serie di lenti di ingrandimento.

Lo stupore dei primi spettatori, che si affacciavano uno per volta allo spioncino del Kinetoscopio, è da immaginarsi sicuramente tale a quello che si può provare oggi con i moderni visori ultra-tecnologici, ma con essi condividono una caratteristica: l'uso individuale dello strumento.

La storia insegna che l'utilizzo "individuale" del Kinetoscopio ne determinò il fallimento, soppiantato dal cinema firmato Lumière, che permetteva una visione collettiva dei contenuti, realizzando una delle essenze del cinema futuro: la condivisione istantanea delle emozioni, legate al racconto al quale si assisteva.

Benvenute quindi le innovazioni di tal genere, con la speranza che vengano migliorate ad uso collettivo degli amanti del cinema e che non aiutino invece a condurli in quella spirale individualista, all'interno della quale le società occidentali sembrano inevitabilmente destinate a finire.

 

Pubblicato in Tecnologia
Giovanni Currado

Responsabile editoriale dell'agenzia Agr Srl.
Giornalista e fotografo, autore di diversi reportages in Asia e Africa. Responsabile dello studio dell'immenso archivio fotografico Riccardi e curatore della collana "Fotografici" per Armando Editore.

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