Sviluppato un drone che localizza gli animali selvatici

È stato sviluppato il primo drone capace di localizzare gli animali selvatici dotati di collare con trasmittente, e di costruirne una mappatura in tempo reale.

Il nuovo sistema è stato sviluppato grazie alla collaborazione tra due università australiane, l’Australian National University (ANU) e l’University of Sydney. Si tratta un aeromobile a pilotaggio remoto, comunemente noto come drone, dotato sia di una ricevitore che di un’antenna trasmittente radio che fornisce in tempo reale le informazioni provenienti da collari applicati su alcuni animali selvatici. Il dispositivo, grazie ai segnali VHF e GPS provenienti dai collari, riesce a costruire una mappatura degli animali monitorati su un computer portatile.

Durante la sperimentazione il sistema si è dimostrato in grado di individuare i segnali provenienti dai  piccolissimi trasmettitori radio dal peso di un grammo, presenti nei piccoli collari applicati sulle bettonge, piccoli mammiferi marsupiali conosciuti anche con il nome di ratti canguro. Durante la fase di test, durata circa due anni e mezzo, il dispositivo è stato collaudato seguendo le tracce delle bettonge all’interno del Woodland Sanctuary, progetto sostenuto dal governo australiano che mira a re-introdurre le specie animali native all’interno della riserva naturale denominata Mulligans Flat Nature Reserve.

Il Dr. Debbie Saunders, a capo della ricerca, ecologista amante della natura selvatica, si dimostra entusiasta dei risultati ottenuti: “il piccolo robot permetterà ai ricercatori di trovare molto più velocemente e accuratamente gli animali selvatici etichettati, di scoprire i movimenti di alcune tra le più piccole e sconosciute specie al mondo, e di accedere ad aree altrimenti inaccessibili”     

Anche Adrian Manning, professore associato dell’ANU che ha collaborato all'applicazione dei collari sui piccoli ratti-canguro, evidenzia l’efficienza del nuovo sistema di tracciamento rispetto alle consuete metodologie di “inseguimento” da terra. Il professor Manning sostiene che i droni possano far risparmiare un sacco di tempo, svolgendo in poche decine di minuti il lavoro che con le tecniche tradizionali avrebbe richiesto mezza giornata.

Fonte: Australian National University (ANU)

 

 

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