Al via la Rete dei Comuni del Formaggio con sede a Sacrofano

Al via la Rete dei Comuni del Formaggio con sede a Sacrofano
Parte dalla Regione Lazio una nuova sfida per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio con la nascita della “Rete dei Comuni del Formaggio”, accordo fra Comuni differenti per posizione geografica e numero di abitanti che ha l’obiettivo di promuovere la tradizione e la qualità delle produzioni casearie e sostenere un nuovo modello di sviluppo locale, che ruota attorno all’enogastronomia ed al “fare rete”.

Con sei formaggi DOP (Denominazione di origine Protetta) e ben quarantasette prodotti caseari PAT (Prodotto Agroalimentari Tradizionali) la Regione Lazio è ai primi posti a livello nazionale per diffusione e presenza capillare sui territori di una vocazione lattiero-casearia. Ricordiamo ad esempio il Pecorino Romano, la Ricotta Romana, la Mozzarella di Bufala, il Pecorino di Picinisco, ed alcuni formaggi meno noti, come lo Squarquaglione dei Monti Lepini e il Cacio Magno. Più di un formaggio di qualità viene prodotto in almeno centodieci comuni sui trecentosettantotto del Lazio, fra cui molti con meno di cinquemila abitanti e situati in zone interne, a volte lontane dai grossi flussi turistici.

Diciassette comuni della regione, guidati da ALI Lega delle Autonomie, hanno deciso di abbracciare il progetto promosso da ARSIAL. L’obiettivo è quello di investire nella forza della rete, intesa sia come strumento di promozione e tutela di un prodotto d’eccellenza della filiera agroalimentare, sia come scambio e condivisione di pratiche e politiche di sviluppo da condividere e da realizzare con sforzi congiunti.

La sede centrale del progetto sarà Sacrofano: «È una immensa opportunità colta dai comuni laziali che, grazie alla “nuova alleanza”, potranno concretamente “darsi da fare” per valorizzare i propri territori, indirizzarne le politiche e promuoverne una cultura gastronomica che sia da traino per lo sviluppo locale a tutto tondo», ha dichiarato Patrizia Nicolini, sindaca di Sacrofano, e che è stata eletta presidente della Rete.  

La costituzione di tale network di identità rappresenta senz’altro una grande opportunità per far crescere e valorizzare un territorio che già vanta eccellenze pluripremiate nel settore caseario, come ad esempio Alchimista Lactis di Andrea Cillo (la sua Formaggella Francigena è stata riconosciuta a livello regionale fra le eccellenze gastronomiche 2018 provenienti da nuove imprese; nel 2020, la sua Caciotta Gajarda  è stata selezionata nella “top ten” dei migliori formaggi freschi in Italia per il prestigioso Italian Cheese Awards, e, nello stesso anno, la sua attività ha ricevuto il certificato di eccellenza da Simposio, una fra le più importanti manifestazioni di Roma e provincia nel settore “food”).

I Soci Fondatori della Rete sono, nella provincia di Roma, i comuni di Ardea, Cerveteri e Bracciano, accomunati, oltre che dal fatto di essere i più popolati, anche dall’essere i tre simboli della transumanza e della produzione casearia della campagna romana; il comune di Rocca Priora, noto per il formaggio “Scottone”; quelli di Sacrofano, Torrita Tiberina, Magliano Romano, Trevignano Romano e  Vicovaro, in cui è possibile assaggiare, ad esempio, il pregiato Pressato a Mano PAT, il Caciocavallo di bufala semplice e affumicata PAT o il Caciofiore PAT Della provincia di Rieti fanno parte il comune di Amatrice, in si produce, fra gli altri, il Pecorino che porta il suo nome, e il comune di Poggio Mirteto, simbolo del pregiato Cacio Magno che pare debba il suo nome a Carlo Magno, che ne rimase incantato. Nella provincia di Viterbo, il Comune di Canino, già Città dell’Olio. In provincia di Frosinone, il comune di Castrocielo e di San Vittore del Lazio, con i loro ben otto formaggi PAT. In provincia di Latina, il piccolo comune di Roccagorga, nel cui territorio troviamo due DOP e si produce il raro Squarquaglione dei monti Lepini, e il comune di Cori, patria della Ricotta di pecora e capra dei Monti Lepini PAT.

«Crediamo fortemente in questa iniziativa e siamo convinti che possa rappresentare un nuovo modello di collaborazione virtuosa e concreta tra le istituzioni ed il tessuto economico e sociale. L’iniziativa è già pronta ad espandersi su scala nazionale», ha dichiarato il presidente di ALI Lazio Bruno Manzi.

 

 

 

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Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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