Allarme Coldiretti: in tre mesi la guerra del grano è costata 90 miliardi in più

Allarme Coldiretti: in tre mesi la guerra del grano è costata 90 miliardi in più
Guerra, speculazioni finanziarie e frumento sono tutte facce di una sola emergenza. Al World Economic Forum, la riunione annuale del Forum economico mondiale tenutasi a Davos dal 22 al 26 maggio, si è dibattuto sul grano ed i conseguenti rischi di carestia.

Proprio il leader ucraino, Volodymyr Zelensky, ha denunciato durante il suo intervento la grave situazione alimentare: “il grano – ha dichiarato – viene rubato ogni giorno dai militari russi, poi portato in nave in alcuni Paesi”. Ed è proprio con questi Paesi che il governo ucraina sta parlando, perché “penso che se capisci da dove viene questo grano – spiega Zelensky – e come la Russia lo ha ottenuto, non puoi comprarlo illegittimamente”.

Inoltre, ha chiesto di sbloccare i porti del Mar Nero “assediati o minacciati dalla Russia che in questo modo ferma i commerci e impedisce gli approvvigionamenti alimentari su scala globale”. Nei porti, infatti, sono bloccati oltre 22 milioni di tonnellate di grano.

Kiev ha così aperto una trattativa con la Commissione europea ed anche con Polonia, Svizzera e Onu per ottenere un corridoio al fine di favorire l’export del prezioso cereale e scongiurare una possibile crisi alimentare mondiale.

Secondo l’analisi della Coldiretti, sulla base delle quotazioni sul valore della produzione mondiale al Chicago Board of Trade, a tre mesi dal conflitto si stima un costo di ben 90 miliardi a livello globale solo per l’aumento del 36% del prezzo del grano ricaduto a sua volta su tutti i prodotti alimentari.

Le quotazioni del grano oscillano attorno ai 12 dollari per bushel (27,2 chili), determinando una situazione che da una parte nei Paesi ricchi ha generato un’inflazione, dall’altra in quelli poveri ha provocato carestia e rischi di rivolte con ben 53 Paesi a rischio alimentare secondo quanto è stato certificato dall’Onu.

A guadagnare è stata, invece, la speculazione sulla fame che – spiega Coldiretti – si sposta dai mercati finanziari in difficoltà ai metalli preziosi come l’oro ai prodotti agricoli, dove le quotazioni dipendono sempre più dai movimenti finanziari e dalla strategia di mercato.

Secondo l’International grain council (Igc) la produzione mondiale di cereali stimata nel 2022-2023 è pari a 2.251 milioni di tonnellate, in calo di appena il 2% rispetto allo scorso anno.

Riguardo al grano, la produzione mondiale per il 2022/23 è in calo a 769 milioni. A produrlo ci sono gli Stati Uniti con 46,8 milioni; l’India con 105 milioni e, soprattutto, l’Ucraina con 19,4 milioni, circa il 40% in meno rispetto ai 33 milioni di tonnellate previsti per questa stagione.

In Russia, invece, il raccolto salirà. Una situazione che rischia di sconvolgere gli equilibri geopolitici mondiali: Egitto, Turchia, Bangladesh ed Iran acquistano più del 60% del proprio grano da Russia ed Ucraina, ma anche Libano, Tunisia, Yemen, Libia e Pakistan ne sono fortemente dipendenti.

L’Italia, invece, “è costretta ad importare materie prime agricole – spiega Ettore Prandini, Presidente Coldiretti – a causa dei bassi compendi riconosciuti agli agricoltori che hanno ridotto di quasi un terzo la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni, durante i qual è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati”.

E’ necessario, secondo Prandini, contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e programmare il futuro.

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