Galileo Galilei secondo Cesare Capitani

Galileo Galilei secondo Cesare Capitani
Ha marcato la storia della Scienza e dell’Italia. Galileo Galilei è sicuramente uno degli scienziati, astronomi, matematici più noti al mondo.

L’attore Cesare Capitani, rimasto affascinato dalla sua personalità complessa, ha scritto un testo che porta a teatro in Francia da qualche anno, L’altro Galileo, la lotta per un pensiero libero (L'autre Galilée - Combat pour une pensée libre):  la vita di un uomo mosso dalla consapevolezza che la conoscenza rende liberi, liberi dall’ignoranza e dalle idee passate.

Lo spettacolo è attualmente in scena la teatro Lucernaire di Parigi, fino al 12 marzo. Cesare Capitani, formatosi alla scuola Paolo Grassi di Milano, è un artista che ama sempre mettersi in gioco e provarsi su nuovi terreni. L’altro Galileo, la lotta per un pensiero libero, con la regia di Thierry Surace, viene proposto agli spettatori in francese e il martedí in italiano, con un successo di pubblico enorme, grazie alla studiata facilità di veicolare la storia di Galileo incorniciandola nella Storia, con la esse maiscola.

Un’ opera che si distingue da quelle del passato dedicate al grande scienziato. Altro dal Galilée di François Ponsard, dramma in versi e dalla più celebre Vita di Galileo di Bertolt Brecht, che si concentra maggiormente sul processo dell'inquisizione e sull'abiura dello scienziato. Capitani tratta questo momento come un episodio importante, senza però farne il centro del suo spettacolo. Del grande drammaturgo tedesco l’opera dell’attore milanese conserva lo spirito, il forte valore dato alla libertà d’espressione, alla sete di verità e alle prove che lo scienziato deve affrontare per combattere la menzogna e rendere la verità nota al mondo. Come l’abiura non dettata da un atto di viltà ma dall’irrefrenabile desiderio di portare avanti altri studi e di dare alla luce nuove pubblicazioni, diffuse clandestinamente e scritte in volgare.

Di Galilei l’attore parla delle sue scoperte e intuitzioni in astronomia, dai grateri e mari della Luna alle macchie solari, dai satelliti di Giove alle fasi di Venere, della sua rivalità e ammirazione per Giovanni Keplero. La sua totale convizione nella teoria copernicana, basata sull'eliocentrismo, e lo sviluppo di tale teoria lo portarà inevitabilmente a scontrarsi con il mondo ecclesiastico sostenitore del geocentrismo platonartistotelico.

Capitani mette in scena con semplicità le idee galileiane, senza cadere nel didascalico, ma dando loro la forza dell’innovazione per l’epoca, la potenza di un pensiero libero che non pone limiti alla conoscenza, supportato da un medoto rigorosamente scientico basato sull’esperienza che nasce però da un’intuizione. Lo scienziato pisano non ha solo inventato il telescopio per vedere gli oggetti lontani vicini, ma un modo di pensare e ragionare che ha modificato il pensiero delle generazioni future, qualcosa di molto più importante che un oggetto. Ecco perché Galileo si considerava un filosofo, perché lo speculare e l’osservazione lo portavano a dar vita  a una reazione a catena di supposizioni e teorie.

Galileo osservava, notava, scriveva saggi, ma anche molte lettere. Alcune delle più importanti fanno parte della partizione dei diversi momenti dello spettacolo, che scivolano uno dentro l’altro, grazie a una scrittura vivace, ritmata, in cui le scene che si succendo rapidamente, offendo a Capitani quello che si dice “una prova d’attore”, essendo solo sul palco.

Tutto lo spazio scenico, improntato da una scenografia minimalista abitata da qualche oggetto, viene occupato per mettere in scena la vita di Galileo nel suo essere “Uomo”, dall’infanzia di cui porterà con sé sempre l’incontenibile desiderio di sapere al sentire la professione di professore universitario e precettore troppo stretta per le sue ambizioni, dalla relazione con le donne, tra cui la madre dei suoi tre figli mai riconosciuti, alle sue piccole macchinazioni per far in modo che la sorte fosse dalla sua parte e che i nobili lo richiedessero a corte. 

Il campo d’investigazione di questo testo, al di là delle vicende personali, si focalizza sul rapporto tra la ricerca scientifica e il potere, tra un modo di vedere post Rinascimentale e più vicino all’età dei lumi. Il libero pensatore si oppose con le sue teorie al pensiero dominate della Chiesa, che lo condannò nel 1633 per poi riabilitarlo definitivamente nel 1992. Uno spirito del “libero pensiero” che ha avuto all’epoca come martire Giordano Bruno, ricordato dal Galileo di Capitani, che da uomo di fede, in quanto domenicano, sosteneva il copernicanesimo. 

Anche secondo Galilei scienza e fede si conciliano in quanto sono entrambi strumenti per comprendere la stessa verità che proviene da Dio. Come scrisse nella Lettera a Madama Cristina di Lorena granduchessa di Toscana, ripresa nel testo di Capitani, sia la Sacra Scrittura che la Natura sono emanazioni dirette del volere divino, ma la grande verità sta nel fatto che “la Bibbia non deve insegnare come va il cielo, ma come si va in cielo”.

Pubblicato in Varie
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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