Genova ricorda Gilberto Govi nel cinquantenario della sua scomparsa

Gilberto Govi a fine Anni '50 Gilberto Govi a fine Anni '50
Cinquant’anni fa, nell’aprile 1966, moriva a Genova Gilberto Govi.

A partire da giovedì 28 aprile 2016 e per circa due mesi la “Città della Lanterna” celebra uno dei simboli del suo teatro con un programma ricco di incontri, dibattiti e iniziative in differenti luoghi della citta.

Nato a Genova nell’ottobre 1885, Amerigo Armando Gilberto Govi, meglio noto come Gilberto Govi, si diploma all’Accademia di Belle Arti nei primi anni del Novecento. Abile disegnatore e caricaturista e autocaricaturista, nel corso della sua lunga carriera utilizzerà tale capacità per sviluppare in disegni la creazione dei suoi personaggi da interpretare sul palcoscenico. Curerà molto lo studio del trucco di scena e si affermerà ben presto come valido caratterista.

Dopo il diploma lavora come disegnatore presso le Officine Elettriche Genovesi e, nello stesso anno, entra in una nuova compagnia teatrale dilettante che faceva parte dell'Accademia Filodrammatica Italiana con sede al Teatro Nazionale di Genova. Tuttavia, in quella compagnia erano consentite solo recite in perfetto italiano pertanto, per via del suo forte accento genovese, nel giro di pochi mesi abbandona l’Accademia (che, circa quindici anni dopo, quando ormai era un attore noto e affermato, lo riammettrà come socio onorario)  e fonda la “Compagnia dialettale genovese” recitando nei maggiori teatri cittadini.

Nel ‘23, al Teatro Filodrammatici di Milano, porta in scena la celebre commedia I manezzi pe majâ na figgia (I maneggi per maritare una figlia, scritta dal noto autore teatrale genovese Niccolò Bacigalupo), da cui ha inizio il suo successo, che lo porterà ad abbandonare il suo lavoro alle Officine per dedicarsi esclusivamente al teatro. In una fase iniziale avrà qualche difficoltà relativa alla scelta del repertorio da interpretare, ma ben presto numerosi autori (ricordiamo Aldo Aquarone, il già citato Niccolò Bacigalupo, Carlo Bocca, Emanuele Canesi, Enzo La Rosa, Sabatino Lopez, Luigi Orengo, Ugo Palmerini, Emerico Valentinetti) si dichiareranno disponibili a lavorare con lui.

Lo stesso Govi rielabora i testi e concorda con gli autori eventuali modifiche ai copioni che venivano scritti in italiano e, in un secondo momento, da lui tradotti in dialetto genovese. Come già detto, disegna anche le  maschere da cui nascevano i personaggi da portare in scena.

Nel ‘26, con la sua compagnia, fa la sua prima tournée in America Latina, tournée in cui interpreterà ben settantotto commedie direttamente nei luoghi in cui vivevano numerosi italiani, emigrati in quei Paesi negli anni predenti. Fino alla fine degli anni Trenta, la sua carriera sarà in continua ascesa, con numerose tournée teatrali sia in Italia sia all’estero.

Nei circa vent’anni compresi fra il ’42 e il ’61, lavorerà in quattro film - due fra i quali tratti da suoi lavori teatrali - per lui piuttosto insoddisfacenti: Colpi di timone (1942), di Gennaro Righelli, Che tempi! (1947), di Giorgio Bianchi, Il diavolo in convento (1950), di Nunzio Malasomma, e Lui, lei e il nonno (1961), di Anton Giulio Majano, il suo unico film a colori, girato a Napoli e prodotto dal potente armatore Achille Lauro. Tuttavia, la recitazione cinematografica e i tempi del cinema, così differenti in confronto a quelli del palcoscenico non lo entusiasmavano affatto

Anche con la televisione, che in Italia arriverà nel ’54 - ovvero quando lui aveva circa settant’anni la sua carriera stava ormai volgendo al termine - non riuscirà ad avere un vero e proprio rapporto di sintonia. Tuttavia, grazie alle registrazioni dal vivo - effettuate nei tre anni compresi fra il ’57 e il ’60 - alcune sue commedie teatrali sono arrivate al  grande pubblico e anche le generazioni successive hanno avuto modo di conoscere e apprezzare la sua opera.

Purtroppo, delle quattordici commedie registrate dalla Rai, ne sono “sopravvissute” solo sei, fortunatamente e rocambolescamente salvate dalla distruzione da un funzionario collezionista e appassionato di teatro. I titoli sono Pignasecca e Pignaverde di Emerico Valentinetti (registrata nel maggio 1957); Colpi di timone di Enzo La Rosa (registrata nel marzo 1958); Quello bonanima di Ugo Palmerini (riprese del dicembre 1958); Sotto a chi tocca di Luigi Orengo (riprese del gennaio 1959); la già citata Maneggi per maritare una figlia di Niccolò Bacigalupo (registrata nel febbraio 1959), in cui lavora con Caterina Franchi Gaioni ­ sua moglie dal ‘17 nonché sua partner in numerose commedie - e con un giovane Gian Fabio Bosco, figlio di Anna Caroli e Sergio Bosco - entrambi attori della sua compagnia - e futuro “Gian” del duo Ric e Gian; Gildo Peragallo ingegnere di Emerico Valentinetti (registrata nel luglio 1960). Di altre due commedie si è salvato integralmente solo il terzo atto, mentre, delle rimanenti sei, solo l’audio.

Nel ‘60 decide di lasciare il teatro e, eccezion fatta per qualche apparizione televisiva - alcune interviste e Caroselli del biennio 1961/62 - e per il già citato film di Anton Giulio Majano del ’61, si ritira a vita privata.

Nel ‘64 la sua salute comincia a peggiorare. Gilberto Govi, morirà due anni dopo all’età di ottant’anni. Ai suoi funerali, celebrati nella centrale chiesa di Santa Zita, affollata come non mai, parteciperà quasi tutta la città.

Pubblicato in Varie

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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