Governo italiano contro Prosek croato: E’ plagio!

Governo italiano contro Prosek croato: E’ plagio!
Pubblicata in Gazzetta Ufficiale Ue la domanda della Croazia per il riconoscimento di una “menzione tradizionale” per il prosek da impiegare nell’etichettatura di ben quattro vini croati, riecheggiando il nome del Prosecco.

Scattano così 60 giorni di tempo per la presentazione delle obiezioni (italiane) al via libera alla protezione europea del vino che farebbe concorrenza sleale al Prosecco. Un’eventualità, questa, che ha già provocato le dure reazioni degli attori dell’agroalimentare e del governo: “metteremo in campo tutte le nostre forze ed energie – dichiara con fermezza il Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli – per bloccare questa errata e assurda decisione che mortifica la storia e l’identità dei nostri territori e penalizza i nostri produttori e consumatori”.

“Condividiamo e sosteniamo la netta presa di posizione del Ministro per le Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, che oggi, durante l’informativa al Senato, ha ribadito che il Governo italiano si opporrà all’eventuale decisione di Bruxelles di accogliere definitivamente la richiesta croata di denominazione Prosek. Come associazione di produttori – dichiara il Presidente di Terra Viva Cisl, Claudio Risso – non possiamo tollerare che uno dei più prestigiosi prodotti Made in Italy, realizzato in aree a indicazione geografica protetta e riconosciute dall’Onu come Patrimonio dell’Umanità, possa essere messo a repentaglio da un marchio simile e fuorviante”.

Il primo, quello croato, è un vino fermo, più simile al passito che non al prosecco, declinato, per lo più, dal brut all’extra dry. Quello italiano è targato “Veneto”: poco più di due anni fa le colline di Conegliano e Valdobbiadene sono entrate a far parte del patrimonio Unesco. “Non spetta a me dirlo – ha affermato Stefano Patuanelli nel corso dell’informativa al Senato – ma appare indubbio che il termine “prosek”, per affinità fonetica e visiva, evochi nella mente del consumatore medio europeo proprio il prosecco italiano”. Un motivo per il quale Patuanelli ritiene che “non ci siano le condizioni giuridiche affinché possa essere registrato”.

In gioco c’è molto: il settore del prosecco interessa 185mila addetti e rappresenta il 20% del totale dell’agroalimentare nazionale. Il prosecco, infatti, traina il settore agroalimentare con una produzione pari al 20% del totale. La maggior parte della produzione si colloca sui mercati di Gran Bretagna, Stati Uniti e Germania.

“Il Prosecco è un passaporto economico per il nostro Paese, ne vengono prodotte più di 500 milioni di bottiglie ogni anno, con un fatturato di 2,4 miliardi e un consumo a livello internazionale. Avallare una denominazione simile sarebbe un grave precedente. Senza contare che – prosegue Risso – al momento della sua adesione all’Ue, la Croazia non aveva chiesto la protezione della denominazione “Prosek”, consapevole del palese conflitto con la tutela prevista per le denominazioni protette già esistenti nel territorio europeo. Ricordiamo – aggiunge infine – la decisione presa dall’Ue ormai tredici anni fa in favore del Tokaji ungherese, che portò alla modifica della denominazione italiana in “Friulano”. Allo stesso modo, oggi, l’Italia deve essere sostenuta in questa battaglia. Avanti su questa strada quindi, saremo al fianco del Ministro e del Governo italiano, per tutelare i nostri produttori e l’eccellenza italiana che il Prosecco rappresenta”.

Coldiretti ricorda il record di export di Prosecco nel mondo: +35% nei primi sei mesi del 2021. Unione italiana vini precisa anche che sono oltre 620 milioni le bottiglie prodotte e 370 milioni quelle esportate. Il mercato vale 2 miliardi di euro di cui uno all’estero. Federvini ha chiesto l’avvio di “un coordinamento tra i rappresentanti della filiera coinvolta e il governo per opporsi alla domanda”.

Il tavolo tecnico del ministero è dunque già al lavoro “per predisporre una dichiarazione debitamente motivata relativa alle condizioni di ammissibilità” del prosek croato. L’eventuale riconoscimento sarebbe, nelle parole di Patuanelli, “un pericoloso precedente di istituzionalizzazione dell’italian sounding”, fenomeno che, ad ogni latitudine, colpisce le eccellenze del made in Italy enogastronomico.
 
 
 

 

Pubblicato in Varie

 


 

Agrpress

AgrPress è una testata online, registrata al Tribunale di Roma nel 2011, frutto dell’impegno collettivo di giornalisti, fotografi, videomakers, artisti, curatori, ma anche professionisti di diverse discipline che mettono a disposizione il loro lavoro per la realizzazione di questo spazio di informazione e approfondimento libero, autonomo e gratuito.

Noi e i nostri fornitori archiviamo informazioni quali cookie su un dispositivo (e/o vi accediamo) e trattiamo i dati personali, quali gli identificativi unici e informazioni generali inviate da un dispositivo, per personalizzare gli annunci e i contenuti, misurare le prestazioni di annunci e contenuti, ricavare informazioni sul pubblico e anche per sviluppare e migliorare i prodotti. Accettando o continuando a navigare su questo sito con la tua autorizzazione noi e i nostri fornitori possiamo utilizzare tali dati. MAGGIORI INFORMAZIONI