Inas, basta vittime bianche

Gigi Petteni e Annamaria Furlan Gigi Petteni e Annamaria Furlan Giovanni Currado
L’Inas patronato della Cisl in occasione della giornata mondiale della salute e della sicurezza sul lavoro ha dedicato la mattina del 27 aprile 2018 alla sensibilizzazione sui temi della prevenzione e tutela contro infortuni e malattie professionali.

Per questa ragione l’Istituto Nazionale Assistenza Sociale ha disposto 188 caschetti di sicurezza davanti le proprie sedi tanti quanti i morti sul posto di lavoro delle provincie più colpite e cosi suddivisi: 59 Roma, 41 Milano, 31 a Torino, 27 Napoli e 24 Modena. Nella sede della Capitale era presente anche il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan.

Nel 2017 le vittime sul posto di lavoro hanno toccato una cifra pari 1029 e solo nei primi mesi dei 2018 il numero è di oltre 200.

Le morti bianche dopo un calo negli anni precedenti, ha subito un brusco aumento. Nel biennio 2016-2017 gli infortuni sul lavoro subiti dai lavoratori italiani nella fascia d’età tra 55 e 75 anni sono aumentati del 5%, ed il 36% delle vittime non ha superato la soglia dei 55 anni.

Per contrastare il continuo crescere delle vittime sul posto di lavoro l’idea è di costruire una cultura della sicurezza.

Gigi Petteni presidente dell’Inas ha dichiarato: “Senza interventi mirati questi numeri rischiano di aumentare, considerato l’allungamento del tempo di permanenza al lavoro di chi, si è visto progressivamente spostare in avanti la data della pensione. Di questo e di altre problematiche legate al mutare del nostro sistema economico e sociale dobbiamo prendere atto per studiare soluzioni adeguate. In questo caso, dev’essere chiaro che in età avanzata non si può lavorare ancora sui ponteggi, perché i livelli di attenzione e agilità non restano immutati nel tempo. Anche per i lavoratori più giovani, però, è necessario fare di più: a causa di lavori precari e a breve termine sfuggono spesso alle occasioni di formazione sulla propria sicurezza, così hanno il 50% in più di possibilità di incappare in un incidente sul lavoro rispetto ai colleghi più grandi. Le soluzioni devono essere studiate in base alle esigenze che emergono dalla realtà quotidiana, per evitare altre morti bianche. Della prevenzione dei rischi e di tutela dei diritti andremo a parlare nei posti di lavoro, nelle scuole e in ogni luogo della società civile dove possiamo raggiungere le persone. Non si può più morire sul lavoro, lo diciamo noi che incontriamo ogni giorno le vittime di infortuni e le loro famiglie: al fianco della Cisl, vogliamo dire basta, rimettere al centro la persona e puntare all’obiettivo zero infortuni”.

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