INCIPIT.5 | Un ricordo di Franco Citti

Pier Paolo Pasolini e Franco Citti Pier Paolo Pasolini e Franco Citti Carlo Riccardi © Archivio Riccardi
Giovedì 7 aprile 2016, alle ore 18, per il terzo appuntamento del programma di primavera INCIPIT.5, il Centro Studi Pasolini di Casarsa dedica un’iniziativa in ricordo di Franco Citti, grande amico di Pasolini e indimenticabile interprete del suo cinema, recentemente scomparso a ottant’anni, la sera del 14 gennaio 2016, dopo una lunga malattia.

Ne rievocheranno la figura umana e soprattutto artistica Roberto Chiesi, responsabile Centro Studi-Archivio Pasolini della Fondazione Cineteca di Bologna, e Luciano De Giusti, docente di storia del cinema all’Università di Trieste, nonché co-curatori del recente volume Accattone, pubblicato nel 2015 in edizione congiunta Cinemazero-Cineteca di Bologna, anche con il contributo di Casa Colussi.
Proprio questo volume, che sarà presentato nel corso dell’incontro moderato da Riccardo Costantini, offrirà il destro di una riflessione sull’arte di Citti, che fu l’indimenticabile “Accattone” nel film che nel 1961 segnò l’esordio di Pasolini dietro  la macchina da presa.
Pasolini aveva conosciuto Citti all’inizio degli anni Cinquanta, quando lo scrittore non ancora cineasta stava lavorando alla stesura di Ragazzi di vita e già frequentava il fratello Sergio, suo Virgilio di acuta intelligenza per entrare nell’umanità e nel linguaggio delle borgate.
Da ragazzo Franco, nato il 23 aprile 1935 a Fiumicino, all’epoca povera periferia di baracche, sterrati e diseredati, faceva l’imbianchino o lavoretti di fortuna, ma l’incontro con Pier Paolo cambiò la vita a lui, come al fratello, a Ninetto Davoli e a tanti altri. A farli conoscere fu proprio Sergio, attorno al tavolo di una pizzeria di Torpignattara. E Pasolini, da uomo e artista qual era, ne intuì subito il valore di umanità spontanea e innocente, celata dietro l’aggressività strafottente dei modi e della parola. La grande occasione venne appunto nel 1961 con Accattone, film-capolavoro in cui l’esordiente regista volle proprio il “non attore” Franco per il ruolo di protagonista, il reietto delle periferie, il magnaccia non redento nemmeno dall’amore e dannato a un destino di morte violenta. Poi vennero altri ruoli e Pasolini lo chiamò ancora per Mamma Roma, Edipo re (lì fu una straordinaria icona di barbarie e disperazione), Porcile (un cannibale), Il Decameron (fu ser Ciappelletto), I racconti di Canterbury (Satana), Il fiore della Mille e una notte (un demone).
Lavorò poi anche per tanti altri: recitò in teatro in Salomé (1963) per la regia di Carmelo Bene e, per il cinema, nei film del fratello Sergio (Ostia, 1970; Storie scellerate, 1973; Casotto, 1977; Il minestrone, 1981; I magi randagi, 1996; Cartoni animati,1998). Prese parte anche a varie pellicole d’autore dagli anni ’60 ai ’90, come in Dietro la facciata (1963) di Marcel Carné, Requiescant (1967) di Carlo Lizzani, Seduto alla sua destra (1968) di Valerio Zurlini, Il Padrino (1972) di Francis Ford Coppola, Colpita da improvviso benessere (1976) di Franco Giraldi, Todo modo (1976) di Elio Petri, La luna (1979) di Bernardo Bertolucci, Il segreto (1990) di Francesco Maselli e  Il Padrino parte III (1990) di Francis Ford Coppola.
Tuttavia il suo volto e la sua sofferta fisicità restano intrinsecamente legati soprattutto ai ruoli demoniaci, maledetti e perturbanti che gli affidò Pasolini. Del suo cinema divenne l’indimenticabile simbolo plastico e una sorta di inquietante specchio-alter ego. Un ragazzo di vita plasmato da un poeta coltissimo e sensibile senza esserne né snaturato né plagiato.
«E’ morto –scrisse Franco Citti per la scomparsa di Pier Paolo,  nella sua autobiografia Vita di un ragazzo di vita (SugarCo edizioni, 1992) – ed io mi sono accorto che la parte migliore della mia vita se n’era andata e che cominciavo a morire con lui. Sono convinto che mi sta aspettando, che gli devo andare appresso. Per questo oramai dico a tutti che sono in viaggio verso il cielo, anzi verso il Paradiso, se esiste, perché uno come Pier Paolo, uno che è stato odiato come lui, solo per aver dato alla gente tanto amore, non può essere andato che lì. Voglio morire per essere il primo ragazzo di vita che va in Paradiso”.  

Pubblicato in Varie
Giovanni Currado

Responsabile editoriale dell'agenzia Agr Srl.
Giornalista e fotografo, autore di diversi reportages in Asia e Africa. Responsabile dello studio dell'immenso archivio fotografico Riccardi e curatore della collana "Fotografici" per Armando Editore.

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