Io, Caravaggio al 39° Festival di Asti

Cesare Capitani Cesare Capitani
Il suo genio ha segnato per sempre la storia dell’arte. La sua vita è stata un romanzo ricco di colpi di scena dal finale drammatico. 

Michelangelo Merisi, detto Caravaggio ha ispirato lo scrittore francese Dominique Fernandez, autore de La Course à l’abime (La Corsa all’abisso), da cui è tratto lo spettacolo Io Caravaggio di Cesare Capitani, in scena il 28 giugno al Teatro Diavolo Rosso nel quadro del 39° Festival di Asti.

«Cesare Capiani vince la sfida d’incarnare sul palco quest’uomo divorato dalle passioni», dichiara lo Dominique Fernandez. «Diventa davvero Caravaggio. S’appropria del destino del celebre pittore per condurlo al disastro finale».

«Da anni desideravo portare in scena l’esistenza di Michelangelo Merisi», afferma Cesare Capitani. «Ho letto diversi saggi critici sulla sua arte, manuali che elucidano la sua tecnica, studi che esplorano il suo stile innovativo. Tutte queste opere mostrano la grandezza e l’unicità dell’artista, ma nessuna parla della sua vita privata, del suo volto intimo. Da parte mia, più avanzavo nella conoscenza dell’artista e più avvertivo la necessità di conoscere l’uomo».

«Nel romanzo di Dominique Fernandez ho trovato quello che cercavo ! La sua biografia romanzata è realistica ? Plausibile ? Non mi sono posto queste domande. L’essenziale per me era di aver incontrato un personaggio in carne e ossa : un uomo che si racconta e si mette a nudo. Un ribelle votato all’autodistruzione. Un artista alla perenne ricerca della perfezione. Un essere violento ma allo stesso tempo fragile, seducente e sconvolgente come lo sono i personaggi dei suoi dipinti».

18 luglio 1610, morte di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio. 18 luglio 2010, debutto dello spettacolo Moi, Caravage al Festival di Avignone, dopo 400 anni dalla sua scomparas a una serie di anteprime presso gli Istituti Culturali Italiani di Parigi, Rabat, Marsiglia. Torna sulla scena della prestigiosa kermesse avignonese nel 2011.

A Parigi è stato rappresentato sul palco dei teatri Lucernaire, de la Gaïté e des Mathurins, contemporaneamente ad alcune tournée in Francia, Svizzera e Italia, superando le 430 rappresentazioni. Dall’ 11 gennaio al 12 marzo 2017, è ritornato al Théâtre Lucernaire in una versione nuova e arricchita, la stessa presentata ad Asti.

Nella Ville Lumiére, lo spettacolo ha avuto il tutto esaurito fino all’ultima replica. Un successo di publico incredibile per il suo autore e interprete Cesare Capitani e per Laetitia Favart, sua compagna in scena, che veste di volta in volta i panni degli altri personaggi di questa piéce.

Una prova d’attore di alto livello. Un palco spoglio, privo di scenografia e con solo qualche oggetto, in cui il gioco tra luce e oscurità ha un ruolo determinate, come lo ha sempre avuto nella pittura caravaggesca. Relazione che sottoliena e sostiene il ritmo della recitazione, ulteriore eco all’arte del pittore per il quale era fondamentale il ritmo nella costruzione della scena rappresentata.

La regia, firmata da Stanislas Grassian, fa tesoro della lezione pittorica del genio e, come l’artista lombardo, riesce a creare a un tessuto composizionale che connette armonicamente gli elementi : la parola, il gesto e l’immagine, per offrire al pubblico uno spettacolo pieno d’energia, di vita con tutte le sue sfumature, emozioni ed eccessi.

Un ritmo "cinematografico", dato dalla regia e dal testo e l’interpretazione di Capitani , della poetica caravaggescaper costruire vere e proprie scene teatrali cariche di un dinamismo dato da una forte struttura narrativa. Le sue tele raccontano episodi biblici e quotidiani con una potenza a cui nessuno può restare insensibile. Una struttura, appunto, ripresa sul palco in una successione di scene che si susseguono, ancora una volta seguendo la lezione caravaggesca che conosceva perfettamente il significato della gestualità e delle espressioni portate al limite. 

Pubblicato in Varie
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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