La Favola di Venezia ad un anno dal Covid

La Favola di Venezia ad un anno dal Covid
L’attesa è il solo vero desiderio. Venezia e la sua laguna rappresentano il luogo ideale dell’attesa, il desiderio di una presenza che non sarà mai reale fino in fondo.

Ad un anno esatto dall’inizio della Pandemia da Covid-19, l’attesa di Venezia ha la forma del silenzio. 

Il silenzio è il lusso più grande di cui possa aver mai goduto e forse per questo-amo la controra, l’acqua trasformata in uno specchio ustorio, il cielo duro, incrostato come un’antica pietra. Amo sentirmi come un ciottolo nella luce d’acquario, una pietra che il sale ha levigato e sanato: questa specie di metamorfosi somiglia proprio a certe malattie, e all’amore.

Il silenzio richiama a sé l’attesa, quel sentimento di apparente immobilità proprio solo degli dei. Come spesso accade sull’Adriatico, il mare ha cambiato improvvisamente colore: è più scuro, marezzato, la sua spuma è annerita. Anche questo è una specie di tropico che le stagioni attraversano, qualcosa da cui non si può più tornare indietro. Il 15 Febbraio del 2020 è l’inizio di qualcosa che nessuno può ancora conoscere: arrivo in città, ritiro il mio accredito da fotografo, in albergo c’è poca gente ma è un sollievo, perché in questa città si fa fatica a trovare un posto in cui lavorare in pace. Esco al mattino molto presto, i fotografi delle grandi agenzie sono in giro quando è ancora buio, le maschere sono splendide e il Bacino San Marco scintilla preparandosi per un paio di giornate primaverili. Il corteo delle Marie, il volo dell’Angelo, le maschere al Caffè Florian. Sembra davvero tutto meravigliosamente consueto, eppure queste sono le mie ultime scene di vita normale, la vita di prima.

Sarei tornata alcuni mesi dopo, a Settembre, per un red carpet da raccontare con una doppia mascherina appiccicata al viso ed un terrore frammisto alla gioia che ogni giorno mi ha rifatto la punta al cuore.

Venezia è sprofondata nel silenzio, ora più che mai. Lo stesso silenzio delle sue maschere, quelle che puoi incontrare di notte nelle Procuratie deserte o all’alba, nelle calli. Un silenzio che ricorda l’immobilità degli Dei.

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