La piaga delle dipendenze comportamentali

La piaga delle dipendenze comportamentali
Negli ultimi anni c’è una piaga sociale che si sta diffondendo in modo silente, senza fare notizia, ed è lo sviluppo di alcune dipendenze comportamentali che nascono dalla ripetitività compulsiva di comportamenti normali con conseguente perdita di controllo, quali dipendenza da Internet e videogiochi, sport, shopping compulsivo, tecnologie, legami affettivi e sessuali.

Non più quindi abuso di sostanze ma, al contrario, dipendenze che sono accettate e persino stimolate, che coinvolgono un numero sempre maggiore di persone le quali utilizzano in modo compulsivo le tecnologie informatiche.

Nella mente di un soggetto un determinato comportamento torna più volte in una giornata e in maniera ossessiva, con la voglia di aumentare le “dosi”, quindi di ripetere più volte lo stesso comportamento per ottenere un effetto di euforia, eccitazione e gratificazione. La forma patologica si manifesta con la perdita del controllo: un giocatore che non riesce a smettere di giocare e che arriva a rubare o a contattare usurai, uno shopper che continua a comprare, una dipendenza sessuale che in rete diventa cyber-sex  con fruizione di materiale pornografico.

Le persone affette dalle nuove dipendenze distraggono le loro energie dalle normali attività della vita quotidiana in cerca di un’eccitazione talmente forte che diventa prioritaria. Spesso questi soggetti hanno un quadro psicopatologico pregresso, disturbi di personalità, disagi psichici, bassa autostima, sono persone incapaci di gestire ansia o stress, per le quali la dipendenza comportamentale diventa una sorta di anestetico perché allevia la sofferenza.

Naturalmente la Rete ha contribuito in modo determinante allo sviluppo progressivo delle nuove dipendenze, perché per reiterare certi comportamenti in qualsiasi momento della giornata non si deve più uscire di casa e perché vi è la possibilità di rimanere anonimi. Un percorso lento che porta non solo ad una possibile autodistruzione ma anche ad una inesorabile solitudine da tutto e da tutti, danneggiando relazioni, affetti e vita professionale, escludendo familiari, amici, colleghi e, soprattutto, la possibilità di “vivere” un quotidiano fatto di cose piccole ma fondamentali. 

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