Let them drive: diritto a guidare da “sole” per le donne saudite

Decine di donne in moto, auto o semplicemente in bicletta si sono riunite sulla spianata dei Diritti dell’uomo al Trocadero di Parigi, il 27 novembre, per esprimere il loro sostegno alle donne che chiedono il leggittimo diritto di condurre, da sole, le automobili in Arabia Saudita. 

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Decine di donne in moto, auto o semplicemente in bicletta si sono riunite sulla spianata dei Diritti dell’uomo al Trocadero di Parigi, il 27 novembre, per esprimere il loro sostegno alle donne che chiedono il leggittimo diritto di condurre, da sole, le automobili in Arabia Saudita. 

L’appuntamento è stato organizzato da Michel Taube, fondatore d’Opinion internationale, il giornale elettronico internazionale dei diritti dell’uomo, con il sostegno e la partecipazione dell’associazione “Tutte in moto”, di Hend Chaouch, la prima e unica donna pilota di rally professionista del mondo arabo, e di Ari Vatanen, ex-campione del mondo di rally ed ex-eurodeputato. 

In Arabia Saudita le donne chiedono il diritto di condurre i loro veicoli, dato che è loro permesso di comprarli. Paradossalmente non possono condurli anche se la legge saudita non lo proibisce esplicitamente; tale divieto infatti non ha una base legale né religiosa ma è stato introdotto nel 1990 per rispetto alla tradizione ed è tuttora difeso. 

Le autorità saudite hanno accordato nel marzo scorso il diritto alle donne di muoversi in bicicletta “a scopo ricreativo” imponendo delle strette condizioni : vestire con pudore, avere un familiare di sesso maschile nelle vicinanze, non utilizzare la bicicletta per andare a fare la spesa o in zone frequentate da molti uomini. Grazie soprattutto all’impatto che ha avuto sull’opinione pubblica mondiale il film “Wadjda” (La bicicletta verde) di Haifaa Al Mansour, uscito nelle sale nel 2012, è stato messo in luce il divieto imposto alle donne saudite di andare in bicicletta. La pellicola ha dato l’impulso a un cambiamento, che gli organizzatori di “Let them drive” si augurano sia il punto di partenza per ulteriori  cambiamenti.

«Speriamo che l’eco di quest’appello - ha affermato Michel Taube durante la conferenza stampa – arrivi alle donne saudite, affinché non si sentano sole nel loro percorso pionierstico di rivendicazione di un loro diritto ». 

La campagna “Let them drive” ha lo scopo di mostrare a queste donne che non sono sole, che l’opinione internazionale le sostiene, nel pieno rispetto delle autorità saudite - ci tengono a precisare gli organizzatori - e con il solo obiettivo di sostenere una rivendicazione legittima nel solo paese al mondo dove le donne non dispongono del diritto di condurre una macchina. Il simbolo, di quest’azione è stato creato dall’artista Moise B: un cartello stradale il cui significato, proprio per le immagini utilizzate, è immediato.

Il movimento di rivendicazione delle donne saudite ha preso vita con la messa online di un video di Manal al-Charif, consulente in sicurezza informatica e fondatrice del sito – oggi sospeso – “Women2drive”, mentre guidava nelle strade di Riad; un’azione che le è costata nove giorni di detenzione.

Il 26 ottobre scorso molte donne hanno tentato di manifestare nelle vie di Riad ma hanno presto dovuto rinunciare. Alcune tra loro sono state interpellate e hanno dovuto pagare una contravvenzione e firmare un “impegno” a rispettare le regole del Regno saudita. Nonostante queste pressioni alcune hanno annunciato che tenteranno di riunirsi e manifestare sabato prossimo 30 novembre. 

La pilota Hend Chaouch ha risposto presente a quest’appello in quanto donna e perché ritiene che «il diritto di guidare da sola per una donna, nel XXI° secolo, dovrebbe esser qualcosa di già acquisito. Sono molta vicina a loro, con le quali condivido la cultura, ma questa non è né una rivedicazione politica né religiosa». Nella speranza che le cose cambino, che le donne saudite possano essere libere di guidare da sole, e perché no, un giorno diventare campionesse di rally come lo è lei, Hend Chaouch le ha incoraggiate a credere fortemente in se stesse anche attraverso un messaggio in arabo.

Annie Yahi, di “Tutte in moto”, ha ricordato come il diritto di muoversi da sole in macchina, in moto o in bicicletta, voglia dire reclamare il diritto alla libertà, a non essere costantemente controllate da una presenza maschile, ma di potere - come dice il motto dell’associazione - essere libere di “condurre la propria vita”.

Idolo giovanile della pilota tunisina, anche il rallista Ari Vatanen si è impegnato a sostenere questa campagna. Finlandese, crescuito in un paese dove le donne hanno avuto il diritto di voto e di eleggibilità nel 1907, ha seguito anche questa volta il suo cuore. «Amo sostenere i pionieri, chi per primo decide di intraprendere una strada non battuta, di aprire la via a chi verrà poi», ha dichiarato. «Il meno che possiamo fare è di sostenerle, di non farle sentire sole, di incoraggiarle. Non importa quanto tempo ci vorrà, la cosa principale è aver iniziato questo percorso. E quello che vogliamo dire a queste donne è che saremo lí al loro fianco per tutto il tempo che servirà», ha concluso l’ex-eurdeputato. 

Un sostengo a queste “pioniere della libertà” che, come ha ricordato Michel Taube, si articolarà nel tempo con diverse iniziative, a partire dalla presenza al Salone della moto di Parigi a inizio dicembre e con altre che si terranno in occasione di manifestazioni sportive nel 2014. 

Online l’appello “Let them drive”: http://www.opinion-internationale.com/2013/11/24/let-them-drive_20493.html

Cristina Biordi

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Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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