Sindacati, maggiore qualità del lavoro e aumento dei salari

“Sempre più allarmanti” i dati sulla povertà in Italia. “Peggiora la situazione nel Sud – scrive su Twitter Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl – a riprova di un Paese che va unito con più investimenti, occupazione, inclusione sociale”.

Sulla stessa scia, parla il portavoce dell’Alleanza contro la povertà, Roberto Rossini, che chiede un maggiore impegno da parte della politica “con tutto il senso di responsabilità necessario per mantenere la coesione sociale in questo momento che attraversa il nostro Paese”.

Secondo Rossini, tra le strategie da attuare, c’è anche il sostegno al reddito di cittadinanza, modificando la norma che permette l’accesso agli stranieri solo dopo dieci anni di residenza in Italia.

Anche la Cgil esprime la sua preoccupazione per la crescita della povertà: “troppo spesso avere un lavoro non è sufficiente per garantire una vita dignitosa – dichiara la segretaria confederale, Daniela Barbaresi –. Basti pensare che in Italia un lavoratore su tre ha una retribuzione lorda annua inferiore a 10mila euro. E’ urgente – sottolinea Barbaresi – affrontare il tema della qualità del lavoro e della crescita dei salari, oltre a rafforzare gli strumenti di contrasto alla povertà a partire dal Reddito di cittadinanza e la rete di servizi pubblici territoriali per rispondere ai bisogni delle persone”.

E proprio nell’incontro tra i segretari locali di Cgil, Cisl e Uil, Michele Piga, Luciano Bordin e Matteo Zorn ed i rappresentanti provinciali del Pd, svoltosi lo scorso mercoledì pomeriggio al caffè Eppinger di via Dante, il tema centrale è stato la dignità del lavoro. Ci sono molte persone senza contratti collettivi, giovani e donne sottopagati e che svolgono lavori in certi casi poco dignitosi.

Durante il dibattito sono state affrontate le principali problematiche legate al mondo del lavoro, in particolar modo la questione del salario minimo soprattutto dopo l’approvazione della direttiva europea in materia nei giorni scorsi.

Si è parlato anche delle diverse crisi aziendali che hanno colpito recentemente Trieste, dalla Flex alla Principe, e delle sfide della rappresentanza sindacale: “a Timisoara, dove vogliono delocalizzare la Flex, non ci sono contratti collettivi di lavoro – spiega il segretario della Cgil Piga – ed è chiaro che se le regole d’ingaggio sono diverse da Paese a Paese tutto diventa più difficile”.

Secondo Matteo Zorn della Uil “il problema salariale è reale, è un tema complicato che va approfondito, ma non credo che per risolverlo ci sia un’unica soluzione. Il salario di legge va bene se è integrativo rispetto alla contrattazione collettiva già esistenze e solo se salvaguarda i diritti dei lavoratori”.

Infine, il segretario della Cisl Bordin ha spiegato quello che dovrebbe essere il salario minimo: “deve essere rispettoso del costo della vita del Paese e dei diritti dei lavoratori”.

Soprattutto in Italia, dove i salari sono i più bassi in Europa, bisogna puntare su un aumento di essi tanto più adesso che l’inflazione corre verso cifre sempre più elevate, penalizzando pesantemente i redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.

Nei prossimi giorni il governo, anche alla luce della direttiva europea, sarà chiamato a decidere se istituire un salario minimo o puntare su altre soluzioni, come puntellare la contrattazione collettiva nazionale con una legge sulla rappresentanza sindacale per ridare dignità al lavoro.

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