Smart working: una grande opportunità lavorativa

Smart working: una grande opportunità lavorativa
Il 2020 ha cambiato tante cose anche nel mondo del lavoro. Il cosiddetto “smart working" (o lavoro agile) è risultato vincente se va di pari passo all'idea di passare dal concetto di “stare" in ufficio a quello di "fare" ovunque ci si trovi sulla base di obiettivi prefissati, certi e raggiungibili al fine di garantire una produttività più ampia nelle proprie mansioni.

Una sfida, per le imprese e la PA, che va colta e vinta. Qualcuno, oggi, pensa, forse, invece, più a soluzioni propagandistiche: "si torni presto in presenza a lavorare" anziché analizzare un sistema che, esclusivamente per quei lavori e quelle mansioni per cui ciò e possibile, potrebbe divenire un investimento di carattere generale, aumentando la concentrazione, l’efficacia e l’efficienza della prestazione lavorativa e della produttività e contribuendo anche, in modo proficuo, a supportare la spinta innovativa della propria organizzazione, attraverso lo sviluppo di nuove idee e alla partecipazione della fase di definizione di nuovi processi, prodotti o servizi. In aggiunta, a livello personale, lo smart working ha portato ad una riduzione dello stress da lavoro e ha consentito di recuperare tempo da dedicare alla propria famiglia, alla propria persona o società, come nel caso della partecipazione ad iniziative di volontariato.

Tutto ciò sulla base degli ultimi dati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano relativi al 2019: i principali benefici riscontrati dall’adozione dello Smart Working sono il miglioramento dell’equilibrio fra vita professionale e privata (46%) e la crescita della motivazione e del coinvolgimento dei dipendenti (35%). Inoltre, la ricerca mette in evidenza come lo Smart Working aumenti il grado di soddisfazione dei lavoratori rispetto ai colleghi che lavorano in modalità tradizionale e anche il loro livello di engagement (il 33%, rispetto al 21% degli altri lavoratori), ossia il coinvolgimento nello svolgimento delle varie attività.

La grande espansione dello smart working e del controllo a distanza delle produzioni, oltre che di alcune attività gestionali e amministrative, stanno comportando significative trasformazioni nei modelli organizzativi delle imprese, a cui si è associata una maggiore richiesta di competenze manageriali.

Durante il convegno di CIDA FVG “Quali opportunità lavorative dal 2030 in poi. L’orientamento scolastico e occupazionale per il futuro”, Zeno D'Agostino, Presidente dell'Autorità portuale di Trieste, ha promosso il cosiddetto "near working", ossia la creazione di spazi di co-working vicini a casa, facilitando spostamenti autonomi, se possibile a piedi; riducendo gli spostamenti tra zone distanti della città e favorendo la sostenibilità ambientale.

In grandi città del mondo, come Parigi, Melbourne, Copenaghen, ed anche italiane, come Genova e Milano, sono già partite le sperimentazioni per gli spazi urbani ecosostenibili che comprendono non solo spazi lavorativi condivisi, ma anche servizi e nuove attività commerciali con conseguente risparmio di tempo e di emissioni derivanti dagli spostamenti obbligati.

La PA dovrebbe fare un ragionamento importante su detta prospettiva sviluppando un nuovo modello di imprenditoria privata che investa in proposito.

Proprio per questo motivo D'Agostino lancia una nuova visione: “approfittiamo di questa pandemia per creare un mondo diverso, un mondo più sostenibile e gestibile dal punto di vista sanitario e ambientale”.

Si tratterebbe dì puntare a un sistema ibrido con alcuni giorni in ufficio e altri in near working: ciò permetterebbe di disciplinare in maniera flessibile la disconnessione, assicurare connettività e rispettare le regole di sicurezza e protezione dei dati.

La sfida è quella di legare i contratti di lavoro non più solo agli orari, ma anche e soprattutto agli obiettivi.

Affinché si possano davvero cogliere questi benefici, è necessario agire su alcune leve fondamentali che consentano di valorizzare al meglio i vantaggi dello Smart Working, soprattutto per quello che concerne il settore pubblico. Come fare? Innanzitutto investendo sulla formazione, sia per ciò che riguarda l’uso degli strumenti per gli smart worker e sia per ciò che riguarda l’uso delle tecnologie e lo sviluppo di soft skills fondamentali nella progettazione di un nuovo modo di intendere il lavoro pubblico e il lavoro in generale.

Importante è anche il passaggio dal controllo alla fiducia nel rapporto tra capo e collaboratore, in quanto tutti devono sentirsi partecipi di obiettivi, finalità e attività.

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