Spot Parmigiano, Rota: “non servono polemiche, ma lavoro stabile e ben contrattualizzato”

Spot Parmigiano, Rota: “non servono polemiche, ma lavoro stabile e ben contrattualizzato”
Mezzo minuto di spot televisivo, diretto dal noto regista Paolo Genovese, ha scatenato una bufera sui social, portata all’attenzione dei media esclusivi dallo scrittore, saggista e politico Christian Raimo.

Il 99 per cento dei commentatori critica Parmigiano Reggiano, "accusando" il consorzio di sfruttare i lavoratori: ma come, uno lavora 365 giorni l'anno ed è anche felice? Il protagonista della pubblicità è tal "Renatino", esaltato per la sua dedizione al lavoro in uno degli impianti che producono il formaggio forse più famoso del mondo. Nello spot appare anche l'attore Stefano Fresi, che spiega il lavoro di Renatino e lo presenta ad un gruppo di giovani che rimangono estasiati dall'abnegazione del "dipendente modello".

“Più che di polemiche – scrive sulla sua pagina Facebook Onofrio Rota, Segretario Generale della Fai Cisl – gli italiani hanno bisogno di lavoro stabile e ben contrattualizzato. Per noi, lavorare 365 giorni l’anno vuol dire essere assunti a tempo indeterminato e con tanto di ferie, ex festività, rol, e tutte le tutele previste dai contratti di primo e di secondo livello: siamo dalla parte di Renatino, il casaro protagonista dello spot del Parmigiano Reggiano”.

“Non entriamo nel merito della campagna pubblicitaria dell’azienda, se sia o no un boomerang” – afferma il sindacalista – “vogliamo pensare che lo spot, parlando di 365 giorni l’anno di lavoro, intenda sottolineare la dedizione con cui le lavoratrici e i lavoratori del settore garantiscono ogni giorno il cibo sulle tavole degli italiani, come hanno continuato a fare anche in piena pandemia. Ma certamente vanno evitati messaggi ambigui che alludono allo sfruttamento di qualsiasi tipo. Molti casari solitamente lavorano con il contratto delle cooperative di trasformazione alimentare, e come Fai-Cisl siamo sempre intervenuti nei casi di anomalie segnalate ai nostri delegati e operatori. É un settore che produce ricchezza e lavoro, non merita polemiche inutili”.

L’azienda, costretta, si difende diffondendo una nota con le precisazioni del caso: “nei giorni scorsi, uno degli spot della nuova campagna del Consorzio del Parmigiano Reggiano è stato al centro di una discussione animata che non ci ha lasciato indifferenti. Ci dispiace se la volontà di sottolineare la passione dei nostri casari è stata letta con un messaggio differente - ha spiegato Carlo Mangini, direttore comunicazione, marketing e sviluppo commerciale del Consorzio - che non abbiamo avuto la sensibilità di rilevare e che, grazie al dibattito accesosi in rete, raccogliamo con grande rispetto. Questa la ragione che ci conduce a modificare lievemente la pianificazione della campagna, potendo intervenire sul quarto spot apportando alcune modifiche che accoglieranno quanto emerso”.

Anche Stefano Fresi, su Instagram, ha pubblicato un lungo video messaggio per rispondere, “alla quantità di messaggi e insulti” che gli sono arrivati dopo la messa in onda dello spot. “E' una pubblicità, un'opera di finzione – dice Fresi – e quando 'Renatino', che non si chiama così nella vita, racconta di essere felice di non andare a Parigi e di non vedere mai il mare perché lavora 365 giorni al Parmigiano Reggiano, è una cosa che serve allo sceneggiatore per magnificare il prodotto”. Quindi, si chiede Fresi, “perché reagire in questo modo ad una opera di finzione? Si può dire che è brutta, che è bella, ma non farne una lotta di classe, di politica, di diritto del lavoro, di sfruttamento dei lavoratori, perché non è un documentario, è una finzione. Non credo siano stati fatti dei torti ai lavoratori facendo questo spot pubblicitario”, conclude l'attore.

Ma è davvero difficile negare l’infelicità del messaggio sul piano dei diritti dei lavoratori che ne viene fuori.

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